Winona: come un “Fulmine”, la recensione di MIE

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Winona: come un “Fulmine”, la recensione di MIE
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Quando mi propongono una band da recensire spendo almeno un paio di giorni ad informarmi su di questa, cercando notizie relative alla sua nascita, alla sua composizione, alle sue influenze e alla sua attività, non solo da un punto di vista di produzione discografica ma anche di esperienza live e quanto altro possa mostrarmi determinazione e motivazione.
I Winona mi hanno decisamente interessato prima ancora iniziassi ad ascoltarli.

Nata nel 2009 questo gruppo presenta la line-up che più preferisco: 3 componenti, il minimo indispensabile per addentrarsi nel terreno musicale da loro esplorato. Michele Morselli si occupa di voce e chitarra, alla batteria e seconda voce Francesco Prandi mentre alle 4 corde del basso Marco Simonazzi.

Sulla propria pagina Fb questi ragazzi definiscono il proprio genere Alternative Rock, ed è precisamente l’etichetta che darei io, dopo l’ascolto del lavoro, onde evitare classificazioni troppo strette. Le influenze che affermano di avere sono da me ampliamente confermate, e parliamo di band non solo di stampo nazionale, come ad esempio il Teatro degli Orrori e i Ministri (gruppi dai quali riprendono molto l’impostazione vocale), ma anche di fama internazionale come Arcade Fire, Franz Ferdinand (musicalmente parlando) sino ad arrivare a Muse e Radiohead (la cui influenza è senza ombra di dubbio minore).

Il sound “Winona” mostra anche una certa influenza Post-Punk che permea tutta l’opera, apportando grinta, passione e visceralità alle singole tracce. Non è importante quanto produci, ma quanto ti concedi al pubblico, quanto riesci a trasmettere a chi ti segue e quanto ti impegni a portare in giro le tue canzoni; questo i tre ragazzi carpigiani lo sanno, vantando un’intensa attività live, passata e attuale.

“Fulmine”, primo LP uscito per Seahorse Recordings, succede a Letargo, Ep di debutto, autoprodotto dalla band e pubblicato nel 2011.

Il concept è racchiuso all’interno del nome stesso: deve trasmettere l’idea di una scarica improvvisa, capace di trasformare tutto per sempre. I ragazzi individuano nella realizzazione del disco la loro finestra sul mondo, la strada per affermarsi, per esprimere quanto hanno da dire (e da sputare) all’interno del panorama musicale italiano.

11 tracce, estremamente espressive ed originali, ma soprattutto capaci di spaziare da armonie più graffianti e furenti a momenti di melodia e riflessione, e nella composizione strumentale che in quella vocale. Le tematiche affrontate non sono ben precise, i “Winona” ci (si..?) concedono libera interpretazione, passando da testi di denuncia generale, come quello di “Ode agli stupidi”, a quello di “Vuoto di memoria”, in cui regnano pessimismo e autocritica.

Un album completo dunque, in grado di accoppiare perfettamente un’ottima strumentazione con una voce graffiante e decisa, sound che nel complesso ricorda discretamente i primi Verdena nonché tutto il periodo Post-Grunge anni 90.

Concludo consigliandovi alcune tracce particolarmente meritevoli di questo soddisfacente lavoro: “L’Asse del mondo”, una composizione che mi ha stupito per la capacità di creare un’atmosfera onirica grazie al perfetto accompagnamento strumentale alle giuste parole.

Penso sia necessario citare la title-track, strumentalmente sopraffina grazie a continui cambi di sound: da un arpeggio vagamente accompagnato si passa ad una detonazione , nel chorus, di suoni maggiormente aggressivi con interessanti passaggi di batteria. Il basso esprime tutto se stesso in “E’ peggio di quel che temevo”, con un riff distorto e grezzo, all’interno di una traccia che richiama molto, soprattutto per il quasi parlato del cantante, il già citato Teatro degli Orrori.

E senza descriverlo, nomino il mio brano preferito di questo convincente album, lasciando a voi il gusto di ascoltarlo senza pregiudizi, per godere a pieno di “Domani diluvia” (e per un disco che si chiama “Fulmine”, mi sembra un titolo più che mai azzeccato per chiudere in bellezza..).

 

Redazione MIE

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