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UNA: il disco “ACIDABASICAEROTICA”

UNA: il disco “ACIDABASICAEROTICA”
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Bellissimo questo nuovo disco di UNA dal titolo “ACIDABASICAEROTICA”. Come dire: quando il nuovo mood di scena in Italia incontra la bella scrittura sociale.

Un disco accattivante, ottimi arrangiamenti e un gusto sottile per la parola che la nostra UNA sa sfoggiare in un modo assolutamente utile. Si ascolti a tal proposito quanto prezioso veleno c’è in “ERETICA” o quanta liberazione nel singolo “LA CHIMICA”.

Un disco suonato per la maggior parte da UNA, con numerose altre collaborazioni a contorno, dal padre Mimmo Stano alle percussioni fino alle socie della factory “ELASTICO faART”.

Un disco registrato interamente su nastro. Queste sono le belle cose che accadono nella musica italiana.

 

L’intervista a UNA

Su M.I.E. non parliamo solo di emergente e nel tuo caso questa premessa è obbligatoria. Ma che evoluzione ha avuto UNA dal suo esordio a questo disco basico, acido ed erotico?

“Una nessuna centomila”, il primo disco, è nato con l’intento di puntare all’essenziale, suoni cristallini, testi autobiografici e intimismi mai concessi prima di quel momento, semplicemente poggiati su un’architettura musicale semplice fatta di chitarre acustiche, rhodes, voci e percussioni, in “Come in cielo così in terra” invece ho voluto voluto spostare l’attenzione sul “fuori” e parlare delle storie di altr*, un impianto musicale più rock anni ’90, parecchi overdub sulle prese diretta in sala.

“AcidaBasicaErotica” è un disco più maturo a cui potevo giungere solo dopo i precedenti. Questo è un lavoro triangolare, caratterizzato da una fortissima componente passionale ma sorretto da un’impalcatura fatta di numeri e formule. Testi caldi e suoni elettronici, dall’hip pop alla elettrocumbia, fino a sfumature arabic techno e down tempo.

Tre anni per scriverlo, tre mesi per registrarlo, tre elementi principali a comporlo, dalla somma di questi numeri la scelta di nove canzoni che raccontano di ragazzini Hikikomori alienati nel loro individualismo e isolamento, dell’amore che finisce e che rinasce, di attrazione fisica e sessuale tra due donne, di nord e sud, del declino attuale italiano, di violenza sulle donne, l’adolescenza.

Questo disco potrei descriverlo come un manifesto alla libertà della propria individualità o espressione di se. Essere ciò che si è è un punto di arrivo altissimo. Sei d’accordo?

Il punto più alto di noi stessi lo raggiungiamo a tre anni, dal quarto anno in poi comincia il declino. Quando hai questa epifania la propria missione diventa in genere scoprire come tirar fuori da te adulta quella bambina di tre anni che faceva il bagno al mare senza costume, che parlava con gli estranei senza timore, che diceva liberamente tutto quello che gli passava per la mente, che riusciva a trasformare delle semplici sedie in vagoni di un treno.

Essere quello che si è non è mai un punto d’arrivo, bensì è un punto di partenza. Siamo esseri in continua trasformazione.

Polistrumentista ma questo disco nasce anche e soprattutto da una “factory” non è così? Ce ne vuoi parlare?

Elastico faART è la factory fondata assieme a tre amiche e socie con la quale abbiamo dato vita ad uno dei nostri sogni nel cassetto, una factory di produzione dal basso, di arte, musica e video.

Siamo un collettivo formato da una musicista, due street artist e un’archeologa, ma attorno ad elastico gravitano tante bellissime realtà, costituite per lo più da donne che spaccano, come il brand di design della ceramica pop di Valentina Pinza, il gruppo di video maker Visual Lab, il Tigra studio di Gianni Masci, la bravissima illustratrice Marta Baroni, Athena artista e attivista e le varie crew di musica elettronica che stanno facendo rivivere una Bologna assopita da tempo, come la Roboterie, Ryno, la Collettiva Elettronica, Switch music record, Qu_beat, è passata un sacco di musica dal vivo….

E restando sul tema: la tua individualità come artista, come strumentista, quanto e come si è lasciata contaminare per raggiungere questo risultato finale?

Sono una persona curiosa, attenta ai cambiamenti e sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Mi annoia ripetermi e soprattutto non mi piace avere addosso etichette di genere o

E per chiudere: bellissimo il video di “La chimica”. Complimenti. Ci racconti come sei arrivata a questa realizzazione?

Volevo qualcosa di estremamente vero, nessuna messa in scena. Una partita vera, un bacio vero, nessuna attrice in campo, solo pura energia femminile e desiderio. Ringrazio il regista Giuseppe Loianno per aver corso davvero tanto durante le riprese e per aver mostrato la verità nella sua forma più splendente.

La redazione di MIE
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