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A tu per tu con I Giardini di Chernobyl: una chiacchierata “very alternative”!

A tu per tu con I Giardini di Chernobyl: una chiacchierata “very alternative”!
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I Giardini di Chernobyl è una di quelle band che nel corso degli ultimi mesi ha colpito maggiormente l’attenzione della redazione di MIE, il loro rock energico e i loro testi crudi e taglienti hanno scompigliato parecchie teste tra i nostri ragazzi. Abbiamo deciso a tal proposito di scambiare due chiacchiere con Emanuele Caporaletti, Stefano Cascella e Simone Raggetti (le tre anime della band) per indagare meglio sul segreto della loro musica.

Ciao ragazzi, domandina facile per iniziare a conoscersi: Quando avete iniziato a suonare sotto il nome de “I Giardini di Chernobyl” e da dov’è nata la vostra esigenza di fare musica?

Emanuele: Nel Dicembre 2013 ho cominciato a scrivere alcune idee che poi ho deciso di registrare come prova. Il risultato mi sembrava buono e così ho contattato Simone e Stefano. E in comune accordo nel febbraio 2014 abbiamo deciso di fondare questo nuovo progetto chiamato “I Giardini di Chernobyl” Stefano: fin da subito il feeling è stato grande, da alcune idee che aveva già pronte che lui aveva e che abbiamo sviluppato tutti insieme, unite a materiale novo composto insieme, nasce il “Cella zero” che abbiamo iniziato ad incidere dopo 5 mesi dalla costituzione della band. Simone: Quando fui contattato da Emanuele per questo progetto rimasi immediatamente entusiasta, perché prendeva in pieno i miei gusti musicali, insomma, un fulmine a ciel sereno!

Sulla vostra pagina definite il vostro genere come alternative rock, io vi ho sentito anche molti richiami al metal. Sbaglio? Chi sono i vostri idoli musicali, quelli a cui vi ispirate e con i quali sognate, magari, di collaborare un giorno?

Emanuele: A noi piace definirci Alternative Rock semplicemente perché riteniamo che sia alternativo a quello che si sente normalmente in Italia. Comunque, tutti noi abbiamo delle influenze, ma a parte questo, il nostro sound e del tutto spontaneo. Personalmente, sono molto vicino all’alternative Americano, e proprio grazie a questa passione che abbiamo avuto la fortuna di conoscere Dennis Sanders che oltre ad essere frontman degli “Spirit in the Room” è anche stato bassista dei “Black Light Burns” ed ha collaborato come turnista per band come “Deftones” e “Crosses”. Beh…lui ci ha regalato pubblicamente una sua impressione entusiasta del nostro album. Simone: Alcuni richiami metal ci sono… poi, il tutto è accompagnato da questa voce melodica, che, almeno secondo me, smorza in positivo quello che potrebbe essere definito, un pezzo metal. Personalmente ultimamente mi sono molto avvicinato alla scena underground americana, con gruppi come “Spirit in the Room”, “Black Light Burns” e tanti altri, senza mai dimenticarmi dei big come “Metallica”, “Queensryche” che mi hanno fatto avvicinare a questo fantastico mondo… Il mio sogno è quello di poter suonare a tu per tu con Wes Borland, uno dei miei più grandi idoli! Stefano: Io non parlerei di richiami, piuttosto di sfumature o meglio ancora contaminazioni, per quello che mi riguarda già lavorare con Giulio Ragno Favero è stato grandioso, seguo molto la scena italiana e non molto tempo dopo essere stato ad un concerto del “Teatro degli Orrori” mi sono ritrovato a lavorare con lui! Quello che mi piacerebbe molto sarebbe dividere il palco con i “Marlene Kuntz” che seguo da tempo con passione.

Nel vostro album “Cella Zero” ho trovato molti pezzi, che oserei definire intimisti, penso ad esempio a “Foto dall’aldilà” oppure a “Il desiderio oscuro di Charly” o ancora “Jekill“. Sembra quasi che voi vogliate rivelare quel “dark side of the moon” di “pink floydiana” memoria che ognuno di noi ha dentro. Vi chiedo innanzitutto se ho capito bene il vostro intento e poi se siete riusciti a farlo, se questo vostro primo album ha rappresentato per voi anche una sorta di alleggerimento, di sfogo?

Emanuele: Il disco ha atmosfere molto cupe, abbiamo cercato di cogliere e raccontare la debolezza umana, come sintomo e conseguenza di una società malata, che però al tempo stesso si contrasta con il nostro sound che invece cerca di esprimersi in una forma di energia positiva, trasformata in riff violenti, come una specie di grido contro ogni forma di annichilimento umano e sociale. Simone: Penso che quest’album, rappresenti per noi, una delle più grandi soddisfazioni della nostra vita; suonarlo, è veramente liberatorio! Stefano: Lo abbiamo scritto e pensato così, senza discostarci tanto dalla realtà. E’ stato tutto naturale e non abbiamo scostato troppo i suoni dalle primissime esecuzioni…e sì, è stato anche una bella valvola di sfogo!

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Si dice spesso che i veri artisti si riconoscono nei live, quando il rapporto col pubblico è diretto e bisogna saper colpire dritto all’anima. Si dice anche che il pubblico degli artisti indie, pur essendo nella maggior parte dei casi in minor numero rispetto a quello di un artista mainstream, è sempre più caloroso. Qual è il vostro rapporto col pubblico, avete già dei “fedelissimi” che vi seguono ovunque e che volete ringraziare?

Simone: Per ora abbiamo all’attivo un solo live, forse è un po’ presto per tirare conclusioni, dalla prima esperienza, possiamo dire che ci siamo alla grande! Ci sono già dei fedelissimi, e vogliamo ringraziarli di cuore, come tutti coloro che verranno a vederci e ci seguiranno, alla fine sono loro la vera essenza di tutto, senza non si andrebbe da nessuna parte! Emanuele: …Infatti già dal nostro primo live di presentazione, aver visto la sala piena davanti a noi e sentire quella eccitazione ricca di curiosità e di come saremmo stati sul palco, ci ha molto elettrizzato, poi vedere a fine concerto l’entusiasmo e l’energia che si era creata, ci ha dato una carica imparagonabile, anche perché amiamo il contatto con il pubblico e quindi cerchiamo di trasmettere quanta più energia possibile. Stefano: Ovviamente le persone più a stretto contatto con noi ci seguono e sostengono tantissimo, personalmente tengo a ringraziare tutti e sono troppi da nominare uno per uno, ma un ringraziamento speciale va soprattutto ad una persona che davvero mi ha aiutato nei momenti più bui, anche se non la nomino sa che parlo di lei…

Ora una domanda sull’attuale panorama musicale italiano; cosa ne pensate? E’ vero, come affermano molti, che è sempre più difficile fare musica da indipendenti?

Simone: Qui sarò un po’ cattivo, ma non se ne può più, a me sembra che in Italia emergano perlopiù i peggiori, si sente sempre la solita solfa…a pensare che abbiamo dei grandissimi artisti underground, che fanno roba da far invidia ai colleghi londinesi e statunitensi, ma purtroppo, questo è quanto…  Emanuele: Per parlare del panorama musicale italiano non basterebbe scrivere un libro. Purtroppo, nel nostro paese viviamo ancora nel paleolitico, mentre in molti altri paesi del pianeta siamo nel 2015! Credo che internet abbia demolito tutto. Oserei dire finalmente! Forse questa crisi, e non parlo di quella economica, ma di quella della struttura discografica e di tutto quello che gira intorno ad essa, ha fatto sì che si possa valutare con più attenzione il panorama underground che ci scorre intorno. Stefano: Sicuramente è difficile vivere di musica in un panorama come quello nostrano, ma noi ce la mettiamo tutta, e comunque, devo dire che negli ultimi anni l’interesse per l’underground italiano sembra in crescita e questa è una grandissima cosa.

Abbiamo finito! Ci volete dare qualche dritta su dove e quando vedervi dal vivo e sui vostri “recapiti” social?

Emanuele: Stiamo lavorando alle date dei prossimi concerti e dei festival estivi. Saranno annunciati ovviamente su tutti i nostri social e sul nostro sito. Vi lascio un po’ di contatti!

www.igiardinidichernobyl.it 

www.twitter.com/iGdChernobyl

www.instagram.com/igiardinidichernobyl

www.youtube.com/channel/igiardinidichernobyl

www.spotify.com/igiardinidichernobyl

www.soundcloud.com/igiardinidichernobyl

Grazie a I Giardini di Chernobyl per la bella chiacchierata, in bocca al lupo per tutto e a presto!

Emanuele, Stefano e Simone: Grazie a voi! Crepi il lupo! Stay rock!

Alessio Boccali
Alessio Boccali
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