TRACCIA PER TRACCIA: “Il mercante di pensieri” di STEFANO FERRO

TRACCIA PER TRACCIA: “Il mercante di pensieri” di STEFANO FERRO
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Il mercante di pensieri è una metafora. Ci sono imbonitori che facendo leva sulle capacitā di persuasione tentano di venderti un pensiero, un’ideologia, una religione o una filosofia di vita, con l’unico scopo di farci diventare dipendenti e sudditi. In questo senso alla fine del brano il mercante dice …ho un bel fior per la regina e ho un coltello per il re.., per dire che in una tasca ha delle promesse allettanti per la nostra cosiddetta “anima” (la regina) da gratificare con l’ideologia di turno o con la ricetta spirituale pių alla moda, ma nell’altra ha un coltello per ammazzare il re, cioč il nostro pensiero e la nostra capacitā di autonomia e di senso critico.

 

Tre ladri è una storia sorretta musicalmente da una ballata country, e che prende vagamente spunto da un articolo di cronaca veronese di 100 anni prima e che parlava di “tre ladri alla sbarra”. Ho cercato di inventare loro una vita e un destino meno crudele con un finale inaspettato, suggestivo e onirico.

Sogni profani: è un vecchio brano che parla di uno sprezzante guerriero della dignitā, uno che non fa sconti alla vita e non sopporta le ipocrisie del quotidiano, che fa a gara coi poeti a chi “bestemmia di pių”, che ammazza la credulitā e la finta pietà, che si porta appresso un calice di vino dall’aldiqua e saluta augurando buona permanenza alla “Signorina Mediocrità”, entità sgradevole ma che alla fine permea gran parte della zona grigia delle nostre vite.

 

Il Confessando: letteralmente sta per “colui che si sta per confessare”, la canzone è in effetti ambientata dentro un confessionale dove il gioco dell’ironia č lasciato interamente al procedimento che si chiama “accumulation” volutamente adoperato per sorreggere l’impianto grottesco del brano. Confessando e confessore sono due figure al limite, un impenitente che si finge pentito e un sacerdote corrotto, volutamente ispirato alla figura del frate Timoteo, personaggio della Mandragola di Macchiavelli.

 

Lo scribacchino comunal: è un’invettiva blues che assume il punto di vista di un impiegato costretto a sottostare ai capricci dei funzionarietti di turno, diciamo che è una storia che potrei definire di “ordinaria amministrazione” in senso letterale.

 

La ballata dell’assenza: il brano si muove attorno al contrasto di presenze ed assenze, il primo termine (la presenza) serve naturalmente da trampolino e da volano per rimarcare l’assenza di ciò che segue, è una canzone che fa giocare il testo triste con una musica allegra.

 

Dormi piano: la canzone si regge sugli ossimori. C’è una donna che si sente “appena nata” e allo stesso tempo una bimba che non è stata mai bambina, come un diamante fragile, un orgoglio umile, costretta a percorre un tempo che “corre piano”. Nella prima versione alla fine cantavo “mia fanciulla di trent’anni”, diventata dieci anni dopo la “mia fanciulla di quarant’anni”, e questo non è del tutto male perché rafforza e potenzia l’ossimoro dando pių coerenza alla canzone. Fra altri dieci anni l’ossimoro sarā sicuramente perfetto…

 

1915: l’epilogo del disco è affidato a lei, 1915, dolce e malinconica ballata dedicata ai soldati partiti per la Grande Guerra. In essa c’č un dato che a che fare con la convinzione diffusa all’inizio del conflitto, quando la sensazione generale era proprio quella di una guerra che sarebbe dovuta durare poco. “A Natale tutti a casa”, ero lo slogan di allora. Il finale invece riflette il mio personale desiderio di riportare una vicenda entro il limiti del reale, trovo che la realtà sia molto pių malinconica delle edulcorate e sognanti aspettative di attesa, benché queste conservino un fascino eroico indubbiamente suggestivo.

di Stefano Ferro

 

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