TARGA TENCO: il disco in dialetto più bello è quello di FRANCESCA INCUDINE

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TARGA TENCO: il disco in dialetto più bello è quello di FRANCESCA INCUDINE
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La cantautrice ennese Francesca Incudine ha vinto la Targhe Tenco 2018. A decretarlo è stata una giuria composta da oltre 300 giornalisti musicali che ha stabilito che “Tarakè”, prodotto dalla giovane etichetta Isola Tobia Label, è il disco in dialetto più bello dell’ultima annata, confermando così i tanti riscontri positivi che la cantautrice ha raccolto con questo lavoro intenso e delicato, tra canzone e world music. La Targa le verrà consegnata nell’ambito della Rassegna della Canzone d’Autore (Premio Tenco) in programma al Teatro Ariston di Sanremo dal 18 al 20 ottobre prossimi.

“Tarakè”, il suo secondo album, viene da un’urgenza di cambiamento, dall’inquietudine. Da qui il titolo che deriva dal greco e significa scompiglio, turbamento. Una parola, però, che si trasforma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome di un fiore che ha in sé il problema e la sua soluzione. È quel fiore conosciuto anche come soffione, che pare esaudisca i desideri quando, grazie ad un alito, i suoi semi si disperdono nel vento.  “Così, come quei piccolo semi, sono venute fuori – racconta Francesca Incudine – le canzoni di questo disco. Undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino. Undici quadri sonori per restituire un po’ di ciò che ero e di ciò che voglio essere, rispondendo ancora una volta ad una promessa fatta a me stessa: quella di essere autentica”.

La ricerca di storie e di emozioni da raccontare.

E, seguendo la traiettoria dei batuffoli di tarassaco, Francesca Incudine è partita alla ricerca di storie e di emozioni da raccontare, per lo più in siciliano, nelle tracce del disco: le operaie della Triangle Waist Company di New York morte in fabbrica avvolte dalla fiamme; i dubbi di Colombo e Gutierrez che, in una immaginaria conversazione, si interrogano sulle ragioni del viaggio; il dramma dell’immigrazione e il coraggio dell’umanità; la voglia di cambiamento; la forza dell’amore quando è appartenenza e non possesso; la capacità di trasformare le “cadute” in danza; il tempo che passa vissuto con la leggerezza dell’infanzia.

È un disco che racconta l’impegno di vivere Tarakè, ma lo racconta con la delicatezza e la levità dei semi nel vento. Si potrebbe dire che è colorato ad acquerelli, come l’immagine di copertina firmata da Stefania Bruno.

L’album contiene un omaggio ad Andrea Parodi, ovvero la versione di “Frore in su Nie” che la Incudine ha presentato nel 2013 al Premio dedicato all’artista sardo dove ha fatto incetta di riconoscimenti: premio della critica, premio per il miglior testo, premio per la migliore musica e premio dei bambini.

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