MIE on line

La musica è indipendente

Stray Dogs, il primo disco solista di Jacopo Facchi. L’intervista su MIE.

Stray Dogs, il primo disco solista di Jacopo Facchi. L’intervista su MIE.
Vota questo articolo

Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Fuori dal 20 Settembre, Stray Dogs, il primo disco solista di Jacopo Facchi

Un ep che parla di viaggi: di quelli fatti di miglia aeree sopra l’Oceano Atlantico tra l’Italia e gli Stati Uniti e di quelli che tengono svegli la notte a pensare e poi non si sa più neanche dove ci si trova.

«Quelle racchiuse in questo disco sono tante idee e sensazioni, come puntini sparsi, che poi diventano canzoni – spiega Jacopo Facchi – Puntini sparsi che a volte siamo anche un po’ noi e un po’ io che scrivo il disco e un po’ ancora le nostre vite. Siamo vicini eppure siamo tutti un po’ soli».

 

Jacopo Facchi – Eat like a dog

L’intervista a Jacopo Facchi

 

Benvenuto su MIE. Jacopo, come nasce il tuo stile musicale?

Ho iniziato a suonare la chitarra a 8 anni con mio padre, e dagli 8 ai 16 anni son passato dal flamenco alla musica classica, ai cantautori italiani, al rock, per poi trovare approdo nella chitarra acustica e nel blues/country/folk americano.

Il “primo amore” musicalmente parlando è stato Mark Knopfler, che nel suo passaggio dai Dire Straits al folk più “intimo” dei suoi ultimi dischi (vedi Privateering) mi ha dato un chiaro indizio sulla strada da prendere. Poi da lì ho conosciuto Chet Atkins, che mi ha aperto la porta al mondo della chitarra suonata come fosse un honkytonk piano. 

La chitarra è stata per tanto tempo la mia unica “band”; così è nata la costante (e a volte disorientante, temo) contrapposizione tra linee vocali semplici e lineari e una chitarra che fa troppo, fingendo di essere più di quello che è.

 

Possiamo dire, che musicalmente, di “italiano” hai poco. Sei sempre stato influenzato dalla musica d’oltreoceano?

Tendenzialmente ascolto musica in lingua inglese, ho un po’ l’abitudine di ascoltare band datate e non moltissimi artisti contemporanei, cosa che spesso mi identifica come il “vecchio dentro” del gruppo. Tra l’altro, tra gli artisti di oggi ascolto molto i Milk Carton Kids, che guarda caso sono “vecchi dentro” pure loro.

 

Quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo stile artistico?

Principalmente Mark Knopfler e Chet Atkins, e tanti dischi consumati di Neil Young, Bob Dylan, Paul McCartney, Doc Watson.

 

Il tuo è un ep che parla di viaggi. Quindi è ancora forte l’ispirazione artistica che arriva attraverso il viaggio?

Moltissimo. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette di viaggiare da solo, che si è rivelato essere uno stimolo fortissimo (quasi al pari delle serate tristi) per comporre e ascoltare cose nuove.

L’album su Spotify

 

Cosa altro ispira le  tue canzoni?

Sono molto affascinato dalle cose che non capisco, spesso le mie canzoni sono riflessioni sui classici temi che prima o poi affliggono ognuno di noi. 

Sono anche molto attratto e disorientato dalla società, dall’uomo che nasce puro e nei primi anni di vita riceve un’iniezione di conoscenza, che lo trasforma nel risultato di centinaia di migliaia di anni di umanità, con tutti i pro e contro che ne conseguono. 

Questi temi generano pensieri che generano musica, pensieri che non per forza vanno d’accordo tra di loro, mi è già capitato di scrivere canzoni che fornissero due punti di vista opposti su un determinato tema.

 

Quali sono gli elementi importanti che portano ad ascoltare la tua musica?

Di solito scrivo musica da solo, in posti isolati, con poca luce, e poca gente, e mi immagino che vengano ascoltati da persone che si ritrovano, per un motivo o per l’altro, in posti isolati, con poca luce, e poca gente. 

Close
Aiutaci a diffondere la musica italiana emergente
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.