Il ritorno di FEDERICO D’ANNUNZIO. L’intervista a cura di Salvatore Imperio.

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Federico D’Annunzio è un cantautore di Porto San Giorgio dopo un periodo di pausa è fortunatamente per chi ama la bella musica, tornato a scrivere e pubblicare delle vere opere.

Da “Sogni tra i capelli” a “Ci si abitua a tutto”, Federico si è sempre contraddistinto per i testi raffinati ed emozionanti.
D’Annunzio fa parte di quel gruppo di artisti per la serie “Guai chi me li tocca”.

 

L’intervista al cantautore marchigiano.


Federico, dirti che è bello ritrovarmi ad intervistarti è dir poco. Finalmente sei tornato.
Chi o cosa ti ha convinto a tornare alla musica?

Ciao Salvatore e un ciao a tutti i seguaci di MIE. Il mio ritorno è stato dato dal fatto che avevo qualcosa da dire. Per un po’ di tempo non avevo tutta questa necessità. Di cose ne sono successe un bel po’ ma non sempre la vena creativa coincide con le vicende che in un certo senso di segnano. E’ un po’ un mistero questo che non capirò mai.

Da “Sogni tra i capelli” fino a “Ci si abitua a tutto” passando per la canzone che ha segnato il tuo ritorno “Questa è la mia città”. Adesso cosa accadrà alla tua vita artistica?

Continuerò a produrre le mie cose, pubblicarle ma affiancando tutto questo con un lavoro autorale dedicato ad altri artisti. E’ il mio sogno quello di ascoltare le mie parole da altre voci.

Uno stimolo nuovo ogni volta, perchè posso sperimentarmi ascoltando le mie parole con altre frequenze, nuove corde, espressioni, stili.

Non ti chiederò a quale canzone sei più legato perché vedo il cuore in ogni testo di ogni canzone che hai pubblicato. “Alzi la mano chi”  è stata un po’ la canzone che ti ha fatto rialzare la testa. A chi ti rivolgi con questa canzone?

“Alzi la mano chi” ha una doppia valenza per me. Una è quella legata al messaggio musicale autorale, ovvero dove si parla delle debolezze, ammissioni ed omissioni che ogni essere umano inevitabilmente mette in atto. Si parla di rabbia e di tutti i giochi stupidi che si mettono in atto per non prendersi delle responsabilità. Poi c’è il messaggio legato al video. Nel video si parla di coraggio con una sorta di corsa immaginaria che parte dalla costa delle mie amate Marche fino ad arrivare sui Monti Sibillini. In questo luogo di coraggio c’è n’è molto e non serve spiegare il perchè.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Ho chiesto ai miei genitori di voler frequentare un corso di pianoforte e nel giro di un mese avevo un piano Yamaha a muro bianco fiammante nel salotto. Da lì la passione si è sempre di più rafforzata, per poi passare alla chitarra, le prime Band ed il coraggio di scrivere e metterci la faccia, nome e cognome.

Ci sono persone che hanno sposato il tuo progetto artistico in questo momento?

Sento molta fiducia attorno a me anche da molti addetti ai lavori. Mi fa molto piacere questa e senz’altro è nuova benzina che darà i suoi frutti. Ho sempre incontrato molti maestri lungo il mio cammino ed ancora continuo ad incontrarli. Sono una spugna è oltre ai miei ascolti e i miei studi amo carpire tutti i segreti di questo mestiere. Sto sempre di più abbracciando l’idea di scrivere per altri artisti. Mi piace.

Federico D’Annunzio su Spotify.

La musica nel 2018. In dieci anni abbiamo vissuto una vera rivoluzione non solo nel fare musica ma anche nell’accessibilità. Quali pensi siano gli strumenti utili a far conoscere la musica di un’artista come te?

Oggi i dischi si fanno per lo più in casa ed anche se il budget è limitato, si riescono comunque a produrre cose molto interessanti. Al momento un’artista non ha bisogno di nulla. Si potrebbero bypassare arrangiatori e uffici stampa e lavorare in completa autonomia. Si registra  la propria composizione e la si pubblica nei vari social con il suo relativo videoclip. Tutto è alla portata i tutti. Credo che mai nella storia si siano verificate queste condizioni. La rivoluzione è ancora in atto ma la tendenza è pressochè questa per me e tutti i miei colleghi cantautori.

Torniamo un attimo alla tua musica. “Alzi la mano chi” e “Questa è la mia città” sono canzoni in cui la tua terra è molto presente. Quanto conta il rapporto di odio e amore con la tua Città?

La propria terra è la spinta che ognuno di noi ha nell’affrontare i propri progetti. Con lei c’è un rapporto simile a quello che abbiamo con le persone che amiamo di più. Ci fa arrabbiare, ci soffoca e subito dopo ci rassicura e ci coccola. Vivo nel mio paese da sempre tranne una piccola parentesi di 5 anni a Milano. Questa città è un testimone a volte anche scomodo di tutto quello che ho fatto e vissuto. Molte delle mie canzoni nascono anche qui.

Federico, grazie per avermi onorato di questa breve chiacchierata. Spero di vederti presto nel posto in cui meriti di stare. Già sai cosa intendo e non devo aggiungere altro.

Grazie a te Salvatore e a MIE. E anche grazie a realtà come queste che si continua a fare le cose con passione. Siete delle orecchie sincere, incondizionate ed incorruttibili. Siete autentici.

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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