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Recensione: UnTimore – Il falò dell’umanità

Recensione: UnTimore – Il falò dell’umanità
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Il cantautore UnTimore sin da subito si presenta come un artista riflessivo, capace di andare a fondo alle cose piuttosto che restare in superficie.

La redazione di MIE

Il suo album “Il Falò dell’Umanità”, infatti, già dal titolo (che prende le mosse dal noto “falò delle vanità” del libro di Tom Wolfe, a sua volta ispirato alla vicenda del rogo di numerosi oggetti a Firenze per mano dei seguaci del Savonarola in seguito alla cacciata dei Medici) trasmette un pensiero critico che vuol denunciare tutte quelle diffuse “vanità” e quegli atteggiamenti che stanno distruggendo “l’umanità”.

Sin dal primo singolo, “Illusi Reclusi”, il principale demone da sconfiggere è la tecnologia, di per sé certamente innocua ma che diventa una maledizione quando viene utilizzata con morbosità.

“Illusi reclusi” è il primo singolo tratto da “Il Falò dell’Umanità”

Musicalmente il lavoro di UnTimore si muove nei terreni di un cantautorato d’altri tempi, maturo tanto nella voce grave dell’artista quanto nei suoni (che UnTimore precisa esser frutto di strumenti “suonati” da musicisti “reali”, prendendo anche in questo caso le distanze dall’abuso che spesso oggi si fa dei vari strumenti digitali e computerizzati). “Il Falò dell’Umanità” però è anche lucidissimo nei testi, che fanno della semplicità la propria poesia, senza perdersi in giri di parole o liriche troppo verbose ma procedendo per immagini evocative e dirette anche quando si tratta di pensieri e concezioni introspettive.

Altro ingrediente comune a tutte le undici canzoni qui proposte da UnTimore è la raffinatezza: stupisce infatti che questo sia un disco d’esordio ma è facile intuire che l’artista abbia una lunga gavetta alle spalle e che soltanto in questo fortunato 2019 abbia deciso di regalarci alcuni dei frutti degli anni passati a suonare e sperimentare le soluzioni più consone al suo animo evidentemente schivo e introverso.

L’album di UnTimore su Spotify

Tra soft rock, jazz e pop d’autore, UnTimore ha dato alle stampe un disco non immediato, che non vuol piacere a tutti ma che dimostra solennemente la penna di un artista che è uscito allo scoperto perché aveva davvero qualcosa da dire, e oggi non sempre si può dire lo stesso di molti album, che siano d’esordio o meno (anche i più blasonati).

Lasciatevi trasportare dall’eleganza di UnTimore e non abbiate “timore” perché vi ritroverete magicamente ad utilizzare il vostro pensiero critico, rendendovi conto che il mondo è davvero diverso da come vogliono raccontarcelo i giornali e le televisioni, ma è giunto il momento di aprire gli occhi e non lasciare che tutto diventi cenere.

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