Recensione: NO MAN’S LAND, l’album dei TODAY INMATES

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di Francesco Ricci

Ascoltando il primo album dei Today’s Inmates, dal titolo “No man’s land”, si ha subito l’impressione di essere di fronte a un buon lavoro. Già dai primi pezzi si nota una grandissima quantità di energia sprigionata dalla musica della band cuneese. Dieci brani in cui il suono ricco e pieno degli strumenti travolge l’ascoltatore e a tratti lo trasporta virtualmente in una ipotetica folla ai piedi di un palco, per saltare e pogare.

Tanta, tantissima distorsione, ma allo stesso tempo una pulizia di suono ed esecuzione, nonostante il “rumore” che contraddistingue l’hard rock e il metal in generale. Le influenze che si notano sono tante, dai Metallica agli Alter Bridge, passando per i Dead Man’s Miracle, e tanti altri.

Riff accattivanti e soluzioni musicali molto orecchiabili vengono arricchite da un basso molto grave e presente che pulsa e pompa senza interruzioni, una batteria iperdinamica, sempre incalzante, che non lascia un attimo di tregua, e poi le chitarre che producono quel fascio continuo ed ininterrotto di note come fossero emissioni lineari di energia che fuoriescono dallo strumento e investono chiunque nel raggio di azione dell’ipotetico palco di cui sopra.

Ma l’altro punto forte della band, l’asso nella manica, è senz’altro la voce di Mattia Rebuffo, una voce potente e calda, che interpreta alla perfezione i dieci brani di “No man’s land”, rendendoli ancora più accattivanti. Uno dei pezzi più energici e che colpisce maggiormente è sicuramente “Holy wizard” per via di quel suo riff iniziale che ti entra dentro e ti spinge a muoverti, ma non manca nemmeno quella punta di Southern e hard&heavy in “When you miss the sun” e nell’omonima “No man’s land”, che donano quel retrogusto un po’ più soft all’album.

I “Today’s Inmates” potranno allontanarsi dalla “terra di nessuno”.

Nonostante io non sia un grande estimatore di questo genere musicale, non posso fare a meno di riconoscere il valore di quest’album, che bene si inserisce in questo contesto e sicuramente ha tutte le carte in regola per dire la sua, e ritagliarsi il suo spazio tra gli amanti dell’hard rock, del metal, dello sludge, dell’hard & heavy.

Del resto, “No man’s land” significa letteralmente “terra di nessuno”, ed è probabilmente un album che può portare i Today’s Inmates a conquistare una parte di questa terra di nessuno. Se si continua su questa strada, si può andare tanto lontano.

 

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About Author

Francesco Ricci è nato a Foggia. Laureato in farmacia, è anche giornalista pubblicista con una passione smisurata per lo sport, la musica, l'informatica, il social web e l'insegnamento. Suona la chitarra e canta.

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