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Recensione: Maione – Parola di Franz!

Recensione: Maione – Parola di Franz!
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Per raccontarvi “Parola di Franz!” il nuovo lavoro discografico di Maione, dobbiamo, per rispetto verso l’artista, fare un passo indietro.

Durante l’ascolto di questo album ho voluto intervistare Luigi Maione per scoprire un po’ di più del suo pensiero e della sua idea di mondo che già dalle canzoni dell’album traspare: vi anticipo questo.

Il motivo nel fare un passo indietro per raccontarvi questo “Parola di Franz!” nasce dall’episodio in cui il cantautore ha voluto inviarmi, oltre a questo suo secondo album, anche “Assassini si nasce”, quello che poi è stato il suo album d’esordio. 

 

Devo dire che dopo l’intervista che sarà online il 22 Novembre, sarà molto probabile che chi ascolta “Parola di Franz!” avrà l’istinto di immergersi nel mondo di Maione ed ascolterà tutto d’un fiato anche “Assassini si nasce”.

Questi due album rappresentano due capitoli importanti della vita artistica di Maione: due album in cui c’ha messo letteralmente il cuore e lo si sente come se fosse il ritmo di ogni canzone che ascoltere.

Potrà sembrare una frase fatta, ma la napoletanità che scorre nelle vene di uno dei più grandi cantautori dalla vena rock che corrisponde al nome di Luigi Maione, traspare in maniera elegante e potente ed è come una spezia che fa risaltare il sapore di tutti gli elementi di un piatto prelibato.

Il fatto, poi, che Maione sia entrato nel Club Tenco nel lontano ‘95 fa capire quanto siano importanti per il patrimonio musicale italiano le canzoni di questo napoletano trapiantato a Milano.

 

Quando c’è la passione che traspare in ogni nota e ogni parola tra le canzoni di un cantautore, di un artista o di un paroliere, è normale mettere i suoi album in quella valigia da portare sempre con sé perché diventano la colonna sonora della nostra vita senza che ce ne accorgiamo. 

Sono molto disturbato, videoclip ufficiale

 

Passiamo a “Parola di Franz!”

“Parola di Franz!”, l’album uscito nel 2019 di Luigi Maione, rappresenta il giusto mix tra cantautorato vestito con rock, progressive rock e racconto puro della realtà.

Un album che non può passare inosservato in cui Maione riesce a razionalizzare la probabile incazzatura per un mondo che va in malora tra popolo schiavizzato e padroni, tra personaggi neanche tanto immaginari come “Franz” e pseudo-divinità, regnanti di un mondo superficiale che hanno sostituito quelli religiosi: su quest’ultima affermazione vorrei conoscere chi ancora non si è reso conto e afferma il contrario.

Maione rappresenta la giusta incazzatura, quella che hanno fatto perdere il posto a tanti precari, che hanno fatto mettere sotto scorta tanti giornalisti e che hanno fatto tacere le bocche di chi denunciava un mondo moralmente corrotto.

Le canzoni contenute in questo album sono questo; ovviamente questo potrebbe essere solo il punto di vista di un ex precario che ha ripreso in mano la sua vita per darle un significato, però spero che “Parola di Franz!” possa essere ascoltato da più gente possibile, soprattutto quella gente che vive la sua vita tra lavoro e divano e che alza il culo solo quando viene toccato nelle tasche.

 

L’album su Spotify.


Un album che parla alle nostre coscienze, che risveglia gli animi dormienti e che solletica ed invita a non farsi raccontare il mondo attraverso telegiornali o programmi pomeridiani che ci distraggono con la superficialità del nulla.

Tra coloro che hanno reso possibile questo album sperando che accettino le mie scuse per averli relegati nelle ultime righe di questa recensione c’è Giuseppe Rotondi che come scrive Luigi Maione nel booklet dell’album “senza il quale sarebbe metà”.

Altra menzione che non può passare inosservata è quella a Marco Mangelli, bassista e carissimo amico di Luigi Maione, scomparso nel Settembre 2018.

Tornando a noi, lo spettacolo che Maione ci invita a guardare è fatto di canzoni che raccontano un mondo ostaggio di una realtà subdola ed egoista costruita dalla civiltà da un uomo contemporaneo preda dell’individualismo sfrenato.

“Atto di dolore” su MIE Vol.10

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