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Parola di Franz! è il titolo del suo nuovo album. Su MIE l’intervista a Maione

Parola di Franz! è il titolo del suo nuovo album. Su MIE l’intervista a Maione
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Per presentarvi l’artista che ho intervista non posso far altro che dire che lui è Rock, pop, musica d’autore, ironia, una verve partenopea e aggiungerei uno dei più interessanti cantautori contemporanei in circolazione.

Maione, cantautore e chitarrista che fa il proprio ritorno dopo “Assassini” si nasce del 2017 con “Parola di Franz!”

Napoletano residente a Milano, Maione è cantautore del Club Tenco (1995). Poeta (Premio Poesia Capodieci, Roma 1982, Menzione d’onore Memorial Sermoneta (Roma 2019).

Luigi Maione è il chitarrista storico del Rhapsodija Trio, il celebre gruppo milanese di musica zigana e klezmer, con cui ha inciso 8 cd. Ha lavorato con Michele Serra, Antonio Albanese, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero e tanti altri… Ha partecipato a diverse colonne sonore di film tra cui Pane e Tulipani e Agata e la Tempesta di Silvio Soldini. Nel film Il Mnemonista di Paolo Rosa è anche apparso in video. 

Una lunga intervista, con tanti spunti interesanti ed una vita privata che si intreccia inevitabilmente con la musica, quella musica che non ti molla mai anche quando lo sconforto e la delusione ci mettono del loro.

Un’intervista da non perdere in cui abbiamo parlato di tante cose: dal ritorno alla musica alle collaborazioni, dalla Napoli a cui Luigi Maione è sempre legato e che porta attraverso le sue canzoni con quel pizzico partonepeo che sono chi è nato in questa città può avere.

Sono molto disturbato, il videoclip ufficiale

 

L’intervista a Maione.

 

Maione, è davvero un piacere averti tra le pagine di MIE. A chi è rivolto “Parola di Franz”?

Grazie, piacere tutto mio. Dunque, “Parola di Franz!” in generale è la parola dei dimenticati, degli esclusi.

Ma il Franz della canzone è un uomo che ha vissuto la sua vita in una piccola stanza di una clinica psichiatrica.

Dimenticato da tutti, anche dai genitori, (ammesso che si sia mai saputo qualcosa della sua famiglia), Franz trascorre il suo tempo in solitudine, è un uomo grande e grosso che gioca con le sue macchinine e i suoi soldatini.

Poi prende a camminare avanti e indietro, lentamente, poi più velocemente, poi… il buio…

È un uomo docile, tenerissimo, ma nei momenti di profonda crisi diventa molto aggressivo, violento, ma mai contro gli altri. Tira pugni contro il muro fino a sanguinare, fino a quando non arrivano le “sentinelle con scudo e martello” e lo accompagnano nella stanza dell’elettroshock.

Non ho mai conosciuto il suo vero nome e neanche lui stesso. Alle domande dello psichiatra, un giorno diceva di chiamarsi Arturo, un altro giorno Emanuele, un altro giorno vattelapesca… Io l’ho chiamato Franz.

È il simbolo di chi non ha avuto nessuna possibilità di trovare compromessi col mondo, con la vita… È, o meglio, era un outsider senza colpe… Mi faceva molta tenerezza, mi trasmetteva tantissima commozione e anche un certo disagio…

Franz dietro la tenda o dietro la porta ripeteva all’infinito: “A pasqua verrà a prendermi papà, a Natale verrà a prendermi papà, a Pasqua verrà a prendermi papà…”, ma purtroppo non era così.

Nella mia canzone descrivo scene di un manicomio in generale, e con una scrittura un po’ surreale, ma… i “folli”, in fondo, sono surreali!..

Per Franz non so come sia andata a finire, temo male.

Ma in qualche modo, per strapparlo da quel buco senza futuro, l’ho trasferito nella mia canzone, immaginandomi di “liberarlo” dentro la sua follia. Un giorno, quando le “sentinelle” entrano nella sua stanza, Franz non c’è più, e tutti, increduli, si chiedono dove sia finito…

Parola di Franz su Spotify 

“Sono molto disturbato” è il nuovo singolo accompagnato dal video estratto da questo album. Parli dell’uomo contemporaneo ma sembra arrivare come una mazzata a quello che definisco “schiavo contemporaneo”. In questa tua canzone vuoi esprimere un sentimento infuriato verso l’uomo di oggi o vuol essere una derisione verso di loro?

No, nessuna derisione nel modo più assoluto. Oggi la maggioranza delle persona è molto disturbata. Sì, hai ragione, è il ritratto dello schiavo contemporaneo, costretto a sottomettersi a un modello economico e sociale direi criminale, dove solo il più forte, o il più fortunato ce la può fare.

Oggi siamo tutti pesci, o nella rete o nell’acquario, niente mare… Mi sono immaginato un impiegato con la scrivania rivolta verso il muro e la vita fuori dalla finestra, un uomo che vive, come dice il testo “di distanze troppo ravvicinate”, tutti i giorni alla stessa ora, dovendo sottostare a regole, controlli e paghe sotto il livello di dignità.

Vorrebbe ribellarsi ma non ha alternative, sente il peso di una vita che gli sta troppo stretta, ma è consapevole che il mondo può offrirgli ben poco. Potrebbe essere anche un personaggio tipo il Gregor Samsa di Kafka, ma non solo.

“Sono molto disturbato”, più “filosoficamente”, può descrivere l’uomo-funzione di un apparato a cui importa semplicemente l’esigenza della specie: si nasce, si vive in qualche modo, e poi quando è giunta l’ora si “parte…”

Insomma, qualcosa di simile all’urlo di Munch, il grido che il pittore sentiva attraversare la natura.

La scrittura del testo, certe espressioni, mi sono state ispirate anche dalle opere del pittore e scultore Luca Lischetti, in cui ho trovato tematiche a me molto vicine.

Maione live con Password.

Vorrei chiederti di più su “Atto di dolore”, una canzone dal titolo provocatorio che mi ha attirato anche nei testi. Come è nata e se rappresenta un frangente della tua vita.

Mah, il testo di “Atto di dolore” probabilmente ha in sé una contraddizione voluta… Non a caso chi lo ascolta gli dà un significato del tutto soggettivo.

È letto anche come qualcosa di blasfemo. Lungi da me, visto che sono molto rispettoso di ogni fede religiosa (eccetto i fanatismi), anche se mi ritengo un non credente.

Dunque, è ovvio che il dio di cui parlo nella canzone è “uno e trino, Dio Quattrino”, lo dico esplicitamente. Ma un po’ me lo aspettavo che potesse essere frainteso. Da una parte c’è questo dio che “beve il nostro sangue anche fuori dai pasti”, e dall’altra, noi che gli porgiamo le scuse per lavarci del peccato di non aver creduto, come dice il testo, nel suo potere, nella sua grandezza, nella sua immortalità.

Per me si tratta proprio di quel dio quattrino a cui i rappresentanti della casta sono tanto devoti, come moderni sacerdoti. Se qualcuno lo legge in un altro modo, in questo caso sbaglia. L’Atto di dolore, (lo dico per i giovanissimi che magari non lo sanno), è una preghiera, un atto di contrizione, di asservimento a Dio, in questo caso il dio cristiano. Io l’ho imparato da bambino al catechismo nella mia fase di cattolico “costretto”.

Si recitava in questi cori, francamente un po’ inquietanti… La mia operazione è stata semplicemente quella di sostituire il dio storico con il dio contemporaneo, e in questo c’è la mia denuncia.

Atto di dolore su YouTube

Le canzoni del tuo album sono una più interessante dell’altra. Attirano e non ti lasciano più andar via. Facciamo che tre canzoni di questo album devono essere il biglietto da visita di “Parola di Franz”: quali sceglieresti?

Questa è una domanda cattivella, così mi fai torto (ride). Diciamo che oggi, molto più di ieri, si estrae un singolo e si mette sul mercato, oppure un fruitore della rete tira giù un pezzo a caso e via. Ma se quello scelto è un brano meno, diciamo, importante, questo penalizza l’intero lavoro. Negli anni ’70, per esempio, non era così.

L’Lp era una storia, dove magari ci capitava anche un brano meno “significativo” ma che comunque dava completezza all’intera storia, all’artista, o alla band. Però ti rispondo volentieri: “Parola di Franz”, “Sono molto disturbato” e “Tiemp’”.

La tua vita professionale e le tue collaborazioni se le sognano in molti. Come sei arrivato a collaborare con signori del salotto intellettuale italiano Michele Serra e Moni Ovadia, oltre a Antonio Albanese e le colonne sonore?

La vita è breve, il mondo è piccolo e le cose succedono… Devo ringraziare anche il Rhapsòdija Trio. 

In quel periodo avevo abbandonato la mia attività di cantautore, dopo tutta una serie di sconforti e delusioni. Anzi, avevo abbandonato totalmente la musica e la chitarra dedicandomi ad altro. Non l’ascoltavo neanche più la musica. 

A un certo punto (faccio un riassunto), ebbi l’ingaggio come chitarrista nel Rhapsòdija Trio. Il Trio nasce da un estratto della Theater Orchestra di Moni Ovadia. Ripresi a suonare facendo tournée in Italia e all’estero per un bel po’. 

Precedentemente, il Trio aveva inciso con Antonella Ruggiero una versione ri-arrangiata di “Vacanze Romane”, infatti in quel cd c’è l’ex chitarrista. Poco dopo subentrai io ed ebbi la fortuna di accompagnare alla chitarra la Ruggiero al Roxy Bar e in alcuni concerti in giro. Così accadde anche con Antonio Albanese: Il suo produttore–arrangiatore cercava una musica per un testo di Michele Serra che sarebbe stato poi recitato da Albanese. Chiese al Trio qualche proposta e e lo stesso Albanese scelse proprio una mia composizione, (fu un colpo di fortuna!) Il brano,” L’uomo bomba e la donna cannone”, fu registrato negli studi della Rai di Roma e poi messo in onda su Rai 3 nell’ambito del programma “Non c’è problema”. Per quanto riguarda le colonne sonore invece, conoscevo già prima Giovanni Venosta, il compositore delle musiche dei film di Soldini, e in seguito nacque questa collaborazione.

Videolive – Maione con il Rhapsòdija Trio.

Nel 1995 sei entrato nel Club Tenco, un punto di riferimento per la musica italiana ma quello che voglio chiederti riguarda lo stato della musica italiana. Dal ‘95 ad oggi, la situazione è peggiorata o invece è tutto come sempre?

Mah, diciamo che forse allora c’era un po’ di manipolazione in meno. Comunque chi ha avuto la fortuna di essere stato prodotto da una Major entro quei tempi, in qualche modo ce l’ha fatta a venir fuori.

Oggi la situazione è molto cambiata. Lo stesso Mogol dice: “Oggi il binomio Mogol-Battisti farebbe fatica a venir fuori…” Ma le motivazioni sono tante, c’è tanta musica in rete, c’è anche un’ottima qualità in molti casi, il livello si è elevato, ma siamo veramente tanti e in questi tanti c’è anche molto trash usa e getta, francamente. Bisogna cercare di entrare nel giro della contro-cultura, sembra facile, ma non lo è per niente…

Lo stesso Mogol dice: “Oggi il binomio Mogol-Battisti farebbe fatica a venir fuori…”

La base di MIE è a Napoli da qualche tempo. Quando sarai dalle tue parti visto la napoletanità che ti scorre nelle vene ed è tanto presente in “Parole di Franz”?

Da quando sono mancati i miei ci vengo molto poco a Napoli, ma non mi manca, perché Napoli, anzi, il meglio di Napoli me lo porto dentro ovunque e sempre. Certo che avere la possibilità di venire a suonare a Napoli sarebbe una gran bella emozione.

 

Ti ringrazio di cuore per la tua disponibilità.

No, sono io che ci metto il cuore e vi ringrazio davvero tanto per la vostra cortese ospitalità.

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