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NICOLE STELLA: l’intervista su Musica Italiana Emergente

NICOLE STELLA: l’intervista su Musica Italiana Emergente
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Canzoni Per Vivienne è il terzo progetto discografico di Nicole Stella, cantautrice indipendente originaria del Lago Maggiore.

Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Ispirato alla storia di Vivienne Haigh-Wood, scrittrice e prima moglie del celebre poeta americano T.S. Eliot, l’album affronta tematiche quali la condizione femminile, l’immagine e i pregiudizi che accompagnano la malattia mentale e l’importanza dell’arte come strumento terapeutico e di emancipazione, tanto per l’individuo quanto per la società.

L’intervista alla cantautrice.

Ciao Nicole, benvenuta su MIE. Per me è davvero un piacere poter far consocere un po’ di te ai nostri lettori. Ricordi quando hai scelto di dedicare la tua vita alla musica?

Grazie per l’ospitalità! Il piacere è mio. Dunque, si può dire che sogno di fare musica da quando ero piccolissima, ma ho deciso di dedicarmi seriamente al mio progetto solo alla fine del 2016, al rientro in Italia dopo un’esperienza di lavoro a Londra durata quasi tre anni.

“Canzoni per Vivienne” è un album molto intenso ed interiore. Grande ispirazione e nato dall’inquietudine di Vivienne Haigh-Wood, scrittrice ed anima inquieta dei primi del 900′.
La scrittrice ti ha ispirato fortemente per questo album?

Sì, la sua storia è stata una grande fonte di ispirazione. Mi ha evocato diversi temi: dalla condizione femminile all’arte come mezzo di guarigione e di sostegno nei nostri periodi più bui.


Il videoclip di “La bugia” (Canzoni per Vivienne)



Ricordi ancora come sei arrivata a scrivere le canzoni di questo album?

Un mio amico chitarrista e traduttore, Massimo Ceravolo, grande esperto di letteratura, mi ha raccontato la storia di Vivienne e mi ha proposto di lavorare insieme ad un progetto su di lei.

Ha scritto un reading teatrale (che abbiamo proposto l’anno scorso in una biblioteca milanese) e io ho tratto ispirazione dai suoi testi per raccontare questa storia in musica.

 

Quali sono i tuoi progetti per il 2019?

Sto organizzando un tour all’estero (per ora non posso dire di più, ma tra qualche settimana farò l’annuncio “ufficiale”) e scrivendo molto.

Ho pronte le canzoni per un nuovo album, questa volta in inglese e dal sound più rock/blues, quindi sto pianificando le varie fasi per la sua realizzazione. Intanto mi diverto con il mio studio di registrazione casalingo e pubblico singoli a cadenza mensile.

Ho altri vari progetti paralleli, tra cui la collaborazione con il chitarrista Claudio Benvenuto, con cui porto in giro i miei inediti e alcune cover che ci stanno a cuore, e qualche iniziativa sul web.

Sei una delle poche artiste che sa promuoversi autonomamente. Cosa coglieresti a chi vuole promuoversi da solo ma non ha risultati?

Credo sia essenziale capire che il pubblico oggi funziona a “nicchie”.

Questo significa che non vale la pena cercare di raggiungere il maggior numero di persone: bisogna concentrarsi sulle persone giuste, quelle che possono apprezzare il tipo di musica che facciamo. Ormai si tende a dare risalto enorme ai numeri (quanti like abbiamo, quante visualizzazioni facciamo e così via).
Chiudersi in questa prospettiva, però, è controproducente. Per crescere occorre molto tempo e focalizzarsi sui numeri significa scoraggiarsi. Insomma, in altre parole: bisogna avere la mente sgombra da distrazioni inutili e concentrarsi su ciò che conta.

Chi si autopromuove, poi, deve essere molto organizzato e avere la volontà di imparare cose nuove ogni giorno. Soprattutto, secondo me, non deve scendere a compromessi. Fare una gran fatica ad autopromuoversi per poi “svendersi” alla prima occasione sarebbe un dispendio di energie abbastanza inutile.

 

Ascolta Nicole Stella su Musica Italiana Emergente Vol. 3

Cosa vuole dire, nel 2019, fare musica e suonare in Italia?

La risposta a questa domanda deve essere per forza di cose un po’ complessa.

Cercherò di sintetizzare il più possibile. Personalmente sento una specie di contraddizione: da una parte ci sono tanti locali in cui viene proposta musica e quindi il lavoro c’è; dall’altra, però, la gestione delle serate non è sempre ottimale.

A meno che non si prendano in considerazione locali medio-grandi e popolari, raramente si trovano figure professionali che si occupano dei concerti (dal promoter al fonico, ad esempio).

Tutto il lavoro ricade sul musicista e sul gestore che, a loro volta, hanno altri mille problemi a cui pensare. Per organizzare una serata, poi, occorre dedicare un bel po’ di tempo e denaro a pratiche burocratiche impegnative. Insomma, suonare in Italia, nel 2019, è sicuramente una grande sfida.

Concludo con un altro tema, cioè quello dell’accesso ai grandi media. Faccio spesso l’esempio di BBC Introducing, un’iniziativa della BBC per dare spazio ad artisti emergenti e indipenenti sulle reti radiofoniche nazionali.

Il processo è selettivo (e, purtroppo, riservato solo a chi è residente in Gran Bretagna), ma aperto e trasparente. Conosco personalmente almeno una ragazza che è stata coinvolta nell’iniziativa e che ha avuto una certa crescita professionale dopo questa opportunità.

Mi sorge spontaneo chiedermi perché la RAI non possa fare una cosa simile e dare spazio ad artisti pressoché sconosciuti, a prescindere dalle loro conoscenze o da quanti soldi possano investire in un buon ufficio stampa.

Bene, Nicole. Ti ringrazio di cuore per questo scambio di battute e spero di cuore che la tua musica arrivi a chi vuole ascoltare canzoni con la “C” maiuscola.

Grazie a te per lo spazio che mi hai dedicato e per lo sforzo che fai per far conoscere tanti musicisti indipendenti.

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