Su MUSICA ITALIANA EMERGENTE l’intervista a GIUSEPPE VORRO, artista e produttore.

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“I’m here” è il singolo accompagnato da videoclip che vede in veste d’autore e produttore Giuseppe Vorro (collaborazione nel 2014 con Lele Battista).

Il brano racconta di un periodo di sconforto in cui speranze e illusioni sono sopraffatte da una realtà cruda e tagliente. Riscoprire la forza dell’ingenuità fantastica del bambino dentro di sé’ e disboscare il groviglio degli affanni quotidiani portando alla luce del sole ciò che vale davvero. Tutto questo é la mission della canzone.

L’intervista a Giuseppe Vorro.

Ciao Giuseppe, è un piacere poter scambiare quattro chiacchiere con te.
Come è nato “I’m here”?

Ciao. Volevo fare il remix del brano “Sono qui” del mio disco autoprodotto del 2014 e cercavo un producer con suoni diversi da quelli usati fino ad ora. Così Gianni Vallino che si occupa di mastering audio mi ha fatto il nome di Marco Perani di Torino.
Lo contattai e così lo si fece. Poi lui mi propose di riprendere completamente il brano vestendolo a modo suo. A questo punto pensai di farlo cantare in lingua Inglese e Marco mi suggeri Giulia Bertolini che si occupò assieme a Marco della traduzione del testo. Ecco la genesi del brano.

E’ la mia prima esperienza di lavoro su una canzone in inglese e ne sono soddisfatto e probabilmente anche il pezzo si prestava.

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso questa canzone?

Ma non è che voglio proprio trasmettere un messaggio ben preciso.
La canzone è nata come uno sfogo, quasi come una ciambella di salvataggio a cui mi sono aggrappato in un periodo di sbandamento della mia vita personale in cui mi sono trovato in una situazione esistenziale e materiale che mi sembrava pericolosa. Sembrava fossi solo al mondo e c’era solo incomunicabilità con la realtà.

Il singolo è accompagnato da un videoclip molto intenso che ha visto alla regia Simone Tarca e come protagonista Arianna Zerbini.
Come è nato il videoclip di “I’m here”?

Il pezzo era pronto ed è nato proprio come singolo. Per il lancio necessitava di un video sopratutto per un artista indipendente come me. Volevo che fosse un video diverso dai precedenti in cui però già si manifestava la ritrosia mia personale nell’apparire. Volevo che il video fosse la canzone stessa.

Ho ricercato nella rete qualche videomaker adatto e con l’occhio artistico. Dopo qualche falso contatto mi imbattei in Simone Tarca fotografo e videomaker di Carrara che mi ha colpito per i suoi scatti ed il suo sguardo nei video. L’ho contattato e ci siamo capiti impostando insieme lo story-board del video. Arianna, la sua ragazza, madrelingua inglese, si è prestata a interpretare la canzone.

Dalla produzione all’interpretazione, “I’m here” ha coinvolto molte persone.
Vuoi presentarci chi ha contribuito nella realizzazioni del singolo e del videoclip?

Marco Perani e Giulia Bertolini hanno realizzato il brano nello studio di Marco interagendo con me, a distanza ,sulle direzioni da esplorare e sul mood da dare al brano.
Prodotto il pezzo, lo si è passato a Gianni Vallino che nel suo studio Karibù ha fatto un eccellente mastering.
Una uscita notturna per le strade di Carrara di Arianna che ha fatto sua la canzone e l’ha portata in giro a farle conoscere la città. La parte sacra e quella profana.

Poi una sessione di posa in studio nel buio dell’io sconosciuto e misterioso della canzone.

Parliamo un po’ di te. Come ti sei avvicinato alla musica?

Mio padre mi ha passato la passione per la musica; suonava le sue canzoni napoletane, con la chitarra, fin da quando ero nella culla. Mi portava con se anche quando andava a suonare a casa di amici per passare un pomeriggio. Io guardavo e ascoltavo con piacere. Ma prendere la chitarra in mano, il mio strumento, non è stato immediato ma anzi tormentato. Non ne sentivo l’esigenza. Poi cambiammo casa e cambiai posti, amici a cui ero molto legato.
Ero nel periodo preadolescenziale e mi sentii perso, disorientato.

La mia bussola fu la chitarra di mio padre. Diventò una continuazione del mio corpo e cominciai subito ad inventare riff e poco dopo le prime canzoni.
La musica diventò la mia droga. Poi mi avvicinai anche ad altri strumenti come il violino, il mandolino e il banjo ma la chitarra rimane “la principessa”.

Mi manca l’approccio melodico di mio padre nel suonare ma in compenso ho un approccio armonico originale e articolato.

“La musica di qualità è un diritto di tutti e rende la vita migliore.”

Negli anni hai visto tanta musica. Secondo te c’è stata un’evoluzione o un’involuzione della musica in Italia?

Domanda difficoltosa a cui rispondere. Diciamo che un po’ di anni fa gli artisti avevamo delle strade che potevano percorrere, dei punti di riferimento.
C’erano anche dei ruoli un po’ più definiti. Oggi l’artista è più solo ed è molto più complesso portare avanti il proprio mondo musicale sopratutto se è originale e non immediato.

Un po’ tutta la società si è atomizzata ed anche la musica lo è diventata. La tecnologia ha semplificato parecchio la possibilità di realizzare musica,ma la qualità della musica che sia analogica o digitale è nelle mani sensibili dell’artista.
La buona musica in Italia c’è, basta cercarla non nei grandi network radiofonici o televisivi.

L’ascoltatore medio è sensibile, alla moda, di un tipo di modello musicale che poi viene cavalcato e amplificato dai potenti media per sfruttare al massimo la platea. Poi scoppia la bolla speculativa come in borsa e chi non ha le idee forti sulla propria musica ne viene travolto.

I media, sopratutto quelli pubblici, per quanto mi riguarda dovrebbero prestare cura all’educazione dell’ascolto della musica.
La musica di qualità è un diritto di tutti e rende la vita migliore.

 

La collaborazione con Lele Battista e il futuro.

Nel 2014 hai collaborato con un grande della musica italiana: Lele Battista. Come è nata questa collaborazione?

Devo dire che sono abbastanza fortunato nel trovare, in maniera abbastanza fortuita, personalità musicali forti e sensibili con cui accompagnarmi nel mio cammino nella musica.
Ci sono state anche strade raccapriccianti tuttora indecifrabili.

Dovevo concludere il mio ultimo disco del 2014 a cui mancavano tre brani. Con la mia piccolissima band avevamo provato per bene ed eravamo pronti per registrare.
Lo studio che si era scelto all’ultimo momento ha dato forfait e ci ha indirizzato verso Lele che io non conoscevo. Ma anche Lele fece il pacco e a sua volte ci dirottò verso uno studio in cui registrammo la base ritimica di uno dei brano. Poi tornammo per concludere il lavoro da Lele e nei mesi successivi finimmo tutte e tre i brani da lui.

I brani erano pronti al momento della registrazione nell’arrangiamento base, quindi da farsi non era solo il lavoro di registrazione ma bisognava creare anche altre ulteriori parti strumentali e vocali. Lele si prestò con passione e professionalità ad aiutarmi nel cesellare il tutto. Poi facemmo qualche altra cosa insieme nel suo studio nuovo ma che è ancora nel cassetto. E’ diventato un mio punto di riferimento e gli faccio ascoltare anche cose che magari non realizzo da lui per darmi un parere tecnico e artistico.

Parliamo di futuro. C’è qualcosa che bolle in pentola e che vuoi anticipare su Musica Italiana Emergente?

Da diverso tempo sto lavorando in parallelo su diversi fronti. Ho finito da poco di remixare quasi completamente un disco fatto una decina di anni fa con una band con un sound piuttosto rock.

Disco che ho ritirato dagli store tempo addietro. Inoltre è iniziato e sta proseguendo il remix con aggiunta di cori di un’altro disco datato 15 anni fa, anche questo in formato rock e mai stato presente negli store.

Poi per provare un po’ oltre gli angusti confini italiani, in fatto di opportunità musicali, sto realizzando un Ep in lingua Inglese con un cantante molto bravo di Berlino e con l’ausilio di una musicista italiana che vive nella stessa città. Vi saranno miei brani riproposti e uno/ due indediti. Infine vi sono diversi pezzi nuovi da vedere come, dove e quando registrare.

Giuseppe, ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso. A presto!

 

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio

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