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MIE intervista LUCIANO NARDOZZA, il cantautore al debutto con “DI PASSAGGIO” – prima parte.

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MIE intervista LUCIANO NARDOZZA, il cantautore al debutto con “DI PASSAGGIO” – prima parte.
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Luciano Nardozza è un cantautore, chitarrista, compositore e, arrangiatore. Suona da oltre quindici anni da quando, rapito dal suono della chitarra, inizia lo studio dello strumento senza più abbandonarlo.
Nel frattempo prende una laurea in Lingue (Svedese e Inglese) e studia Psicologia a Milano.

Si specializza in chitarra moderna in Svezia col chitarrista rock-fusion Roger Riström e in Italia con i jazzisti Andrea Ricca e Sandro Di Pisa.

Partendo da sperimentazioni di vario tipo in formazioni musicali rock-blues, folk, world, jazz-fusion tra Lombardia, Svezia e Basilicata (sua terra di origine), si dedica per lungo tempo a un repertorio originale, principalmente acustico, che include e fonde i diversi generi esplorati.


Ciao Luciano è davvero un onore poter scambiare quattro chiacchiere con te.
Ci ha colpito molto la tua biografia e le attività artistiche che stai svolgendo.

Come stai?
Ciao a te e a tutti i lettori, l’onore è mio! Sto benone, grazie, e spero anche voi. Sto attraversando un periodo vivace, diciamo così…

Da dove nascono le tue canzoni?
Le mie canzoni nascono dal bisogno, che abbiamo tutti, di esprimere quello che si ha dentro. Ognuno lo può fare a proprio modo, a seconda della fase della vita in cui si trova. C’è chi lo fa dipingendo, chi cucinando, chi tagliando l’erba, chi accudendo i propri figli… Scrivere e cantare, in questo momento, per me, rappresentano l’attività espressiva che mi si confà maggiormente. In altri periodi può essere stato altro… In certe fasi, per esempio, amavo soltanto farlo con i suoni, musica strumentale, insomma. Adesso sento che non basta più.

In poco tempo hai pubblicato due canzoni molto belle come “Il Folle Mio Librarmi in Volo” e “Frastuono di Passi”. Come sono nate queste due canzoni e qual’è il messaggio che vogliono comunicare a chi le ascolta?
Sono due canzoni molto diverse eppure tanto uguali. Rappresentano due momenti diversi del rapporto con l’altro e quindi del rapporto con se stessi. “Frastuono di Passi” parla della mancanza di comunicazione con l’altro, di quando è più facile rinchiudersi in se stessi o fuggire all’esterno della coppia pur di non guardarsi dentro e risolvere i problemi.

Il rumore dei passi della persona amata (o amico/a ecc) può diventare un frastuono perché l’altro rappresenta sempre uno specchio e quindi ci mette di fronte a noi stessi. Per questo a volte gli altri ci irritano così tanto 🙂 Prendiamo il tradimento, ad esempio, uno dei possibili temi di questa canzone. Ci sentiamo traditi quando in effetti siamo noi che tradiamo noi stessi… In qualche punto della relazione ci perdiamo, usciamo da noi stessi per cercare l’approvazione dell’altro, quindi la nostra integrità viene meno e perdiamo la centratura. L’altro, prima o poi ce lo farà notare con qualcosa, un atto esteriore che sembra che non ci riguardi, eppure è tutto un riflesso…”

Il primo singolo ‘Il Folle Mio Librarmi in Volo’ parla invece di quello stato interiore in cui siamo stufi di piangerci addosso, di sentirci bistrattati dalla vita e tiriamo fuori il coraggio per riconnetterci col nostro spirito indomito, quello che abbiamo tutti da bambini, per inseguire i nostri sogni ed essere finalmente propositivi nei riguardi di ciò che ci succede. Il volo è “folle” perché tutto ciò che non è inquadrabile, etichettatble e prevedibile ricade inevitabilmente in questa categoria. La vita è folle, se ci pensi, totalmente imprevedibile…

 

La musica è comunicazione. Qual’è il messaggio che vuoi mandare attraverso le canzoni del tuo album?
I messaggi sono diversi, a seconda della canzone e del tema trattato. Anche se più che a un messaggio da condividere, quando scrivo e canto, penso a un’esperienza da condividere. Come esseri umani siamo tutti uniti da un filo che ci connette al di là delle apparenze esteriori, della cultura e del vissuto personale, a livello dell’Essenza siamo uno. Penso ai miei amici svedesi che apprezzano le mie canzoni, eppure sono sicuro non capiscono una parola di quello che dico 😀

A parte gli scherzi, non esiste un messaggio, consapevolmente indirizzato da me agli ascoltatori, quanto più un voler indagare da parte mia i vari aspetti dell’esperienza su questa terra. Più conosciamo le nostre emozioni più ci rendiamo conto che tutti proviamo le stesse cose. E quindi diventiamo più sensibili alle gioie e alle sofferenze degli altri, partecipiamo veramente alla loro vita, si crea un vero contatto. Quindi se c’è un messaggio è quello di sentire che siamo tutti connessi al di là delle apparenze.


Parliamo proprio del tuo album “Di Passaggio”. Come è nato?
Di Passaggio è nato da una grossa crisi interiore. Mi sono trovato a un certo punto nella situazione in cui o esprimevo quello che avevo dentro o soccombevo. Una voce profonda dentro di me mi ha detto “prendi la chitarra e canta!”. Magia… A quell’epoca (parliamo di febbraio di quest’anno, 2017), a parte qualcosa di timido e sporadico, non avevo mai scritto nulla in italiano. E ora la mia voce interiore mi chiedeva di farlo! Che imbarazzo 🙂

Non avevo aspettative (visto che era la prima volta), né ambizioni. Dovevo farlo, punto. Ho iniziato a cantare…e man mano mi sentivo leggero, come se la musica avesse il potere di sciogliere i nodi dentro al petto. Gli accordi e le parole fluivano con facilità. Insomma, mi si è aperto un mondo… Da lì ho scritto numerosi altri brani, sempre in questo modo molto fluido e istintivo. Notavo, man mano che scrivevo e registravo (l’album è stato scritto, prodotto e arrangiato in sole tre settimane), che le canzoni prendevano una forma. C’era l’idillio, la confusione, il tradimento, la separazione…insomma, la creatività stessa stava dando una forma al tutto. Sarebbe stato un concept album sulle varie fasi di una relazione, raccontate a modo mio.

“DI PASSAGGIO” diLuciano Nardozza su SPOTIFY

Nella tua vita hai fatto tantissime esperienze arrivando anche a suonare come artista di strada in tutta Italia. E’ un’esperienza che sicuramente ti ha arricchito. La consiglieresti a tutti quei giovani che vogliono far conoscere la propria musica?
Mi ha arricchito moltissimo! Mi ha fortificato nello spirito. In strada può succedere veramente di tutto e se non sei vero e convinto la gente ti dà un feedback abbastanza immediato 😀

Sì, la consiglierei ai giovani come esperienza, se sentono che risuona con loro. Non l’unica ovviamente. C’è chi sceglie poi di fare solo questo. Personalmente mi piace assaggiare un po’ tutto quello che la vita vuole offrirmi per poi capire personalmente di cosa vorrei fare il ‘bis’ (o il tris…) :-).

Ti sei specializzato in chitarra moderna in Svezia col chitarrista rock-fusion Roger Riström e in Italia con i jazzisti Andrea Ricca e Sandro di Pisa. Vuoi raccontarci che esperienze sono state?
A un certo punto, da chitarrista rock-metal mi sono trovato in Svezia a suonare con gente molto brava nella musica jazz e fusion. La Svezia è molto avanti anche in questo campo. Ascoltate il chitarrista Ulf Wakenius, gli E.S.T. o Lars Danielsson. Da noi non sono molto conosciuti eppure sono dei fenomeni musicali. Insomma, lì sono venuto in contatto con certe influenze che poi ho voluto approfondire in Italia. Mi considero essenzialmente autodidatta. Ogni insegnante, ogni ascolto, ogni concerto mi ha regalato però il suo colore e sono contento di portare tutto ciò nella musica che faccio.

Parliamo di festival e rassegne. Sei uno di quelli che nel 2017 ha raccolto ottimi risultati. A quali festival e rassegne hai partecipato e come sono andate?
Dato che sono diventato cantautore per “incidente di percorso” in questo 2017 ho deciso di mettermi in gioco in tanti festival e rassegne per vedere cosa sarebbe successo, per curiosità, diciamo. Mi divertiva l’idea, un po’ come un alieno che visita la terra 🙂

Una delle prime rassegne a cui ho partecipato, a giugno (l’album è uscito a maggio) – “Villeggendo” – ha pensato bene di premiare ‘Il Folle Mio Librarmi In Volo’. Ero molto sorpreso, avevo iniziato da pochissimo e in giuria c’erano personaggi di spicco della discografia italiana. Inoltre, sempre lo stesso brano (all’epoca unico singolo), è arrivato in finale in altre rassegne come ‘Premio Poggiobustone’ e Sottotoni’, due Festival molto seri che mi hanno dato la possibilità di conoscere parecchie persone interessanti. Accanto a festival e rassegne poi ho avuto modo di fare un piccolo tour in giro per l’Italia, il ‘Di Passaggio Tour’ che mi ha permesso di suonare in posti eccezionali…

Nella tua biografia leggiamo che “ti interessa molto lo studio dell’aspetto trasformativo della musica a livello psico-fisico e spirituale e la sua immensa capacità nell’aiutare le persone a conoscersi e a guarire”. Puoi raccontarci questo tuo interesse?
Da moltissimi anni mi interrogo sul senso di questa nostra strana vita sulla terra, un po’ come tutti. A un certo punto questa ricerca ha preso il sentiero del suono. Il Suono è ciò che ha dato origine a tutto (vi dicono niente le parole “In principio era il Verbo…”?). Essenzialmente ogni cosa, compresi noi stessi, è uno strumento musicale che interagisce con tutto. Per vivere una vita piena c’è bisogno di accordare noi stessi (allineare corpo, emozioni e pensieri) e accordarci all’ambiente e alle altre persone. Se non c’è questa armonia interna ed esterna nascono malattie, conflitti con gli altri, perdita di senso dell’esistenza.…

Nel mio percorso ho incontrato antiche scienze come lo yoga, il sufismo, le discipline della Cina e del Giappone (Tai Chi, Zen ecc.) e di ogni parte del mondo che parlavano tutte della stessa cosa: ritornare a se stessi, al proprio vero Sé, per ritrovare l’unità con il Tutto, che poi ognuno lo chiama come vuole (Dio, Assoluto, Brahma ecc.). Ognuna di queste discipline ha sviluppato un lato in cui la musica facilita questo stato di coscienza. Ho studiato e studio tuttora per portarlo nella mia vita e nel mio modo di suonare e cantare, affinché la musica sia strumento di consapevolezza e guarigione a tutti i livelli. Non credo essa sia intrattenimento. Così va bene per iniziare ma poi…

 

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SARA’ PUBBLICATA SABATO 23 DICEMBRE .

 

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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