MIE intervista il torinese LorisDalì

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MIE intervista il torinese LorisDalì
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Abbiamo scambiato quattro interessanti chiacchiere (forse qualcosina in più) con il cantautore torinese che il 15 gennaio scorso ha pubblicato la sua nuova fatica in studio “Scimpanzé”. Ecco cosa ci ha raccontato.

Chiariamo subito: sei un artista o siete un entità comunemente definita “band”?
Sono felice di rispondere a questa domanda, perché mi rendo conto che la situazione “LorisDalì” necessità di una spiegazione chiara. Pochi anni fa ci chiamavamo “Idalì” e la band, oltre a me, comprendeva Giorgio Barberis, Paolo Verlucca e Marcello Nigra. Noi quattro suoniamo insieme da più di 15 anni. Per l’uscita di “Scimpanzé” ho deciso di tentare il tutto per tutto e di dedicarmi completamente alla musica. I miei tre compagni di band non erano sicuri di poter fare altrettanto, e quindi di potermi seguire in ogni concerto o situazione promozionale. Quindi abbiamo deciso di comune accordo di modificare il nome in “LorisDalì”. In questo modo, anche nel caso mi esibisca da solo o con altri musicisti, l’immagine non viene snaturata. Per gli stessi motivi abbiamo aggiunto alla formazione altri due elementi che sono Andrea Baileni e Claudio Dainese. Anche in questo caso si tratta di amici di lunga data con cui collaboravo già in altri progetti musicali. Quindi è una scelta obbligata per motivi di impegno, ma anche se sono LorisDalì, di fatto continuo e continuiamo a ragionare come band e come gruppo di amici.

Parlaci di Scimpanzé, il tuo nuovo album in studio: da cosa sei partito per la sua genesi?
Tre anni fa ci siamo riuniti per una cena e per parlare del nostro futuro. Ho lanciato l’idea di lavorare ad un nuovo disco che avesse le potenzialità per trasformare ciò che è sempre stato un hobby in un vero e proprio lavoro. Quindi siamo usciti un po’ da ciò che avevamo sempre fatto, cioè del classico rock italiano, per avventurarci in una dimensione più ricercata, sia nei testi che nella musica. Volevo raccontare delle storie ed arrangiarle uscendo dalla modalità batteria, basso, chitarra e voce. Un altro aspetto importante è stato il fatto di colorare con ironia e sarcasmo i testi, perchè volevo che le canzoni facessero riflettere su temi importanti, ma sempre con un sorriso. Dal mix di tutto ciò è nato “Scimpanzé”.

Il disco, tra l’altro, ha una bella lista di ospiti e collaboratori che hanno preso parte alla sua realizzazione.
Sì, infatti. Nella nostra zona vi sono numerose band e la nostra compagnia di amici è composta per lo più da musicisti. Come ho detto prima, per questo disco, volevamo uscire dalla classica formazione batteria, basso, chitarra e voce, quindi abbiamo voluto inserire per ogni pezzo strumenti differenti in modo da colorare le atmosfere in base alla sonorità che volevamo dare al brano. Per questo abbiamo usato una lunga lista di strumenti che è raro trovare in un disco: il basso tuba, il violino, la fisarmonica, l’udu, il flauto, il washboard ed una serie di parti cantate ed anche recitate. Tra l’altro il disco è stato registrato in presa diretta per quanto riguarda basso, batteria, chitarra e pianoforte. Poi abbiamo aggiunto i vari strumenti e le voci.

Perché la scelta del brano “Manager” per presentare al pubblico il tuo nuovo album?
Perché credo sia il pezzo più rappresentativo per due motivi. Dal punto di vista musicale, perché in poco più di tre minuti troviamo un assolo alla Pulp Fiction, un coro di bambini, un tenore lirico e la telefonata di Equitalia che ricevo al termine del brano. Inoltre è uno dei testi che mi rappresenta di più.

Vuoi raccontarci qualche aneddoto e fuori programma curiosi relativi al videoclip?
Nel video abbiamo deciso di utilizzare i bambini al posto della vera e propria band per renderlo più particolare e per non fare il solito video. Quindi ci siamo ritrovati in un teatro di posa per una giornata intera con, oltre a truccatori, operatori, direttore della fotografia ecc, sei bambini che provavano la loro parte con genitori al seguito. Una bella confusione! Ne approfitto per ringraziare il team che ci ha seguito per le riprese: Stefano Giovannini, Andry Verga, Marcello Nigra, Sara D’Incalci, Mirko Avella, Dory Costantino e Fabio Cuccè della MasterTeam. Tra l’altro il finale del video doveva essere diverso. Poi abbiamo seguito un idea di Andry Verga ed abbiamo girato la scena della telefonata con la mia uscita di scena e con le riprese fuori campo dove si vede il set, per rendere più reale la telefonata stessa. In questo modo sembra davvero che l’Equitalia mi chiami in quel momento ed io mi trovo a dover abbandonare la scena per rispondere. Ne approfitto anche per ringraziare i bambini che hanno partecipato. Jacopo e Morgana che sono i miei figli (il batterista ed una ballerina), il chitarrista Alex Aimone, il tastierista Gabriele Verga, il tenore Andrea D’Elisa e le altre due ballerine Giulia Campisi e Gloria Verga.

Il mondo del music business è stracolmo di manager e pseudo tali…….cosa non ti piace del tuo lavoro?
Per ora direi che mi piace tutto. L’unica cosa che voglio evitare è appunto avere a che fare con persone che intendono la musica come mero business. Ne ho incontrati alcuni in questo ultimo anno in cui ho cercato qualcuno che volesse seguirmi come ufficio stampa e booking. Ho avuto anche diverse proposte, ma alla fine ho scelto la mia attuale perché mi hanno dato l’impressione di essere persone che credono in quello che fanno, nei valori della musica e che non intendono appunto la musica solo come uno strumento per fare soldi.

Ma su cosa stiamo maggiormente rovinati in Italia, Loris ?? (mi rifaccio ad un tuo testo)
Purtroppo è difficile scegliere tra tutte le rovine che ci affliggono, davvero. Al di là di ragionamenti economici e politici, su cui si potrebbe parlare per settimane senza risolvere nulla, credo che la crisi più grande per il nostro Paese sia la crisi della fiducia. Oggi non c’è più fiducia nelle istituzioni, nella politica, nei giovani, nel futuro, nel prossimo ed a volte perdiamo anche la fiducia in noi stessi. Ecco credo che la prima cosa da ripristinare al più presto sia proprio la fiducia della gente.

Prima svolgevi anche un altro lavoro non di carattere artistico, giusto?
Una scelta coraggiosa quella di dedicarsi completamente alla musica nel 2015 . Ti va di dirci qualcosa a tal riguardo? I testi del disco, ogni singola parola, mi riguardano direttamente. Parlando di manager, come dicevo prima, la figura dell’imprenditore che, in un momento di nera difficoltà, sceglie di iniziare una nuova vita guardando il mondo con occhi diversi sono proprio io. Io ho svolto un lavoro diciamo da manager per quasi venti anni, con risultati a dir poco altalenanti. Negli ultimi cinque anni però le cose sono andate davvero male ed ho deciso di chiudere la mia attività. Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto:”Hai 40 anni, due figli e non hai più un lavoro. Cosa sai fare davvero?”. Io so scrivere storie, canzoni e questo ho fatto. Tornando alla tua domanda, ho conosciuto diverse persone che amano davvero il loro lavoro di professionisti e manager ed infatti sono proprio coloro che hanno grandi risultati. Il lavoro dovrebbe essere qualcosa per cui non ti pesa dedicarti anche 20 ore al giorno, per cui non dormi per produrre. Qualcosa a cui pensi prima di dormire ed anche mentre dormi. Per me la musica è questo.

Abbiamo saputo che vorresti far conoscere la tua musica anche ad anziani e bambini. Una decisione decisamente in controtendenza con il mondo musicale di oggi. Dicci di più.
Sì, l’ho detto perché mi sono accorto che il disco è trasversale. Ho ricevuto lusingati apprezzamenti da persone di ogni età. Ai miei concerti, quando suono nella mia zona, ci sono davvero bambini e ragazzi che mi vengono a sentire sempre, così come anche persone di una certa età. Quindi perché porsi dei limiti? E poi, anche in questo caso, non voglio fare ragionamenti di mercato. Ciò che scrivo lo scrivo fondamentalmente per me, se poi piace a persone diverse tanto meglio.

In tempi complicati e catastrofici come questi siamo sommersi da così tante brutte notizie che a volte cerchiamo quasi di evitarle con cura e magari con la musica facciamo lo stesso, cercando in essa un riparo. In “Scimpanzé” invece si parla di situazioni e personaggi difficili e disagiati, si cerca perciò di affrontare il problema, o quantomeno raccontarlo; ora come ora non è così scontato nella musica, non credi?
Non siamo molto bravi a protestare in modo costruttivo oppure a combattere contro le ingiustizie che ci si parano davanti. Ed anche io sono così, quindi provo con la musica ad affrontare, far ascoltare, far riflettere su queste tristi verità. Certo è una scelta difficile, perché la gente non ha, come dicevi tu, molta voglia di ascoltare brutte notizie. Però credo che l’ironia sia un buon espediente per far ascoltare alle persone temi difficili come la crisi, la perdita del lavoro, la morte. Non abbiamo altro che il sorriso per accettare la vita come viene. Ci sono persone che vivono realtà in cui c’è poco da ridere e me ne rendo conto. Allo stesso tempo ci sono anche persone che si abbattono solo perché, a seguito delle difficoltà economiche, devono abbassare la loro qualità della vita. Io credo che il mondo oggi non sia meglio o peggio di quello del passato, è solo diverso. Ci sono solo tre certezze nella vita: si nasce, si muore e le cose cambiano. Ed anche noi dobbiamo cercare di cambiare e di modificarci, altrimenti ci estinguiamo.

Ci parli della dimensione live di LorisDalì? Come si struttura un vostro concerto? Cosa deve aspettarsi il pubblico dai tuoi show?
Abbiamo voluto creare uno show che non fosse solo musicale. Questo perché vogliamo dare al pubblico qualcosa di più che semplicemente le canzoni del disco suonate dal vivo. Quindi ho scritto alcune parti recitate e creato alcuni personaggi e siparietti che cercano di dare un approfondimento delle tematiche trattate nei brani. Per esempio prima di “Funerale” mi travesto da prete per recitare un improbabile sermone. “Vita Coniugale” è preceduta da un monologo sulla vita di coppia vista in maniera differente dall’uomo e dalla donna. Tutto sempre nel segno dell’ironia e del divertimento.

E’ il lato scenico oppure è la musica ad avere sempre il maggior spazio, Loris ?
Principalmente si tratta di musica, ma questa si amalgama con le parti sceniche. La speranza è che il pubblico, una volta visto lo spettacolo, esca con un sorriso dopo aver passato una bella serata. La speranza è anche che ne parli positivamente in giro.

Ti chiedo: oggi cosa significa essere indipendenti secondo te?
Essere indipendenti oggi vuol dire avere la possibilità di partire in pochi minuti riuscendo a mettere tutte le cose più importanti in una sacca e non aver bisogno di null’altro se non di se stessi e della coscienza di chi siamo.

Cosa bolle in pentola per Loris Dalì?
Per ora sono concentrato esclusivamente sulla promozione del disco. Poi inizierà il tour e quindi mi dedicherò ai live. Nel contempo, non posso esimermi da scrivere materiale nuovo perché ogni volta che una di quelle melodie di cui parlavamo prima si affaccia nella mia mente non posso perdere l’occasione di registrarla e non dimenticarla. Infatti ho già diversi brani più o meno abbozzati che faranno parte del disco che seguirà a “Scimpanzé”. Per questo nuovo progetto ho già qualche idea di base, forse il titolo ed appunto diverse canzoni. Ho già una mezza idea della linea che seguirò per registrarlo, sempre dandogli un’identità particolare. Però ora è presto per parlarne. Ora è il momento di “Scimpanzé”.

Dove possiamo rimanere aggiornati sulle novità di Loris Dalì sul web?
Potete digitare lorisdali su Twitter, My Space, YouTube. ReverbNation. Però la pagina più aggiornata direi che è quella di Facebook. Lì trovate sicuramente tutte le news, i concerti, i video, le immagini e ogni cosa che abbia a che fare con LorisDalì e con “Scimpanzé”.

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