MIE incontra l’artista friulano MASSIMO SILVERIO

MIE incontra l’artista friulano MASSIMO SILVERIO
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Massimo Silverio è quello che si può definire un musicista fino al midollo. Il friulano è uno degli artisti più interessanti del panorama emergente italiano che nel 2017 ha pubblicato un album che racconta di un vero e proprio viaggio nell’animo umano.

Massimo, è un piacere poter far conoscere la tua musica attraverso MIE.

Raccontaci un po’ di te. Cosa fai nella vita e come ti sei avvicinato alla musica?
Piacere mio. Nel presente creo le fondamenta per potermi muovere nelle stanze dove mi sento. Siano pure senza pareti o soffitti. Credo molto nella percezione e sento di esistere solo in ciò che faccio musicalmente.  
Non lavoro, esco di rado. I soldi che posseggo me li guadagno con il magro raccolto dei miei pochi concerti.
Ho da sempre ascoltato tantissima musica, anche se al termine “ascoltare” preferisco la parola più interiore, e viscerale, “sentire”.
Non ho titoli, studi o propensione inculcata da parenti radicati nel settore. Lo sviluppo come musicista è arrivato con calma, trascinandosi fardelli di delusione e demotivazione.
Nella tua biografia si nota che hai avuto esperienze artistiche con alcune band. Vuoi raccontarci quali sono state le esperienze che ti hanno più sorpreso e quali sono state quelle che ti hanno arricchito artisticamente?
L’adolescenza mi ha concesso di delineare, ma soprattutto conoscere e plasmare, la più grande mia branchia: il canto. La genesi si è propagata proprio dal mio torace. 
Ho avuto modo di apprenderlo con la mia prima band e le successive esperienze hanno finito col marcare questa presa di coscienza. 
Ogni contingenza dà e toglie, alcune mi hanno portato a votarmi a strumenti come la chitarra e il violoncello, altre invece mi hanno fatto contemplare quale sia il metro di espressione per il mio sentire, indicandomi cosa dovevo lasciar cadere, abbandonare.
Ma nessuna è più degna di nota di altre, sono tutte scaglie della mia attuale, e penso futura, unità.
Dal 2012/13 inizia a lavorare con Giulio Venier e la Cressi Experience, un collettivo di ricerca sulla musica tradizionale friulana, dedicandosi allo studio del violoncello. Com’è stato vivere questo percorso artistico e quanto ti ha dato umanamente ed artisticamente?
 
Questa esperienza fu, se presa singolarmente ed analizzata, il potersi affacciare ad una finestra aperta sulle memorie, circondato da amici e persone splendide, imparando ed assorbendo, confrontando e sperimentando, contaminando e lasciandosi ingenuamente completare. Tutto ciò ha tracciato nitidamente alcuni tratti della mia personalità, dislocandomi in un luogo dove non c’è propriamente tempo.
Non ho ancora avuto modo di riversare tutto ciò nella mia musica e, se si, è avvenuto inconsciamente perché si cela tuttora in uno spazio a me sacro.
C’erano altre vie da imboccare, prima. Ma presto potrò sciogliermi alla mia sacralità.
Parliamo dell’album che nel 2017 hai pubblicato. “Le Retour Du Zéphyr” , il tuo primo album solista dopo, come abbiamo detto prima, un percorso artistico molto ricco.
Com’è è nato questo album?
Inesorabilmente dalle necessità del mio estro espressivo. C’erano sensazioni così fisiche e palpabili, seppur totalmente astratte, che dovevo inderogabilmente tracciare. 
Si sono dilatate nel corso di molti anni ma, non trovando il bramato coraggio (non mi sentivo all’altezza), ho dovuto attendere il loro violento e tetro sgorgare. Si sono spante da sole. 
La musica è soprattutto comunicazione. Comunicare un messaggio attraverso una canzone, a volte, è più importante di discorsi chilometrici. Cosa ne pensi?
Dovrebbe essere questo, certo. E’ un argomento molto delicato e non è mio interesse prendervi parte con la mia risposta del tutto spontanea. Posso dire che il trasmettere è una potenza alla quale io aspiro, seppur mosso dall’indole del “creare per creare” e assolutamente discostato dal filone di chi si convince che la propria musica abbia, senza ombra dubbio alcuno (o “semplicemente” per una “sensibilità innata”), qualcosa da dire. 
Si sta distorcendo l’effettiva comunicazione perché quasi nessuno è più conciliato con la propria persona: parlo di una conciliazione scevra da compromessi, dalle aspettative e dunque libera di potersi affermare chiaramente. 
Si tende a comunicare riciclando, convincendosi della genuinità del proprio pensiero ed escludendo a priori che forse, e non proprio così a fondo, tutto questo non sia altro che un suggerimento di nostra madre idiozia.
L’odierno ascoltatore, poi, ha bisogno di un pastume ben preciso, note e parole uscite da un culo che canta e dirette al suo personale letamaio con tanto di insegna che recita: “Io mangio dove vivo. Mangio quel che vedo perché non esiste altro. Non annoiatemi ma ubbiditemi, datemi ancora ed ancora quel che ho mangiato ieri così che io possa mangiarlo anche domani”.
Cos’è diventato l’ascoltare? Cos’è diventato il sentire? Cosa comunicare, ora?
Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso le canzoni che compongono “Le Retour Du Zéphyr”?
Parlano un loro idioma, non c’è messaggio oltre l’essenza di ogni singolo brano. Nascono tutti da mie esperienze che ho cercato di scavare a fondo fino a scoprirne (spero) la naturale neutralità. 
Vorrei solo che chi si inciampa nell’ascolto di LRDZ riceva profonde e forti immagini, belle o brutte esse siano.
Dove possiamo ascoltare e acquistare “Le Retour Du Zéphyr”?
Su ogni piattaforma digitale, per citarne alcune: SpotifyYoutubeBandcampSoundcloud etc. 
Acquistabile invece su Bandcamp alla modica cifra di: quanto volete voi, anche 0,00€
Parliamo di live. Un resoconto dell’estate appena trascorsa. Tirando le somme come è andata l’estate dell’artista Massimo Silverio?
L’inizio estate è stato tragico ma ad agosto, dopo aver vinto l’open your music contenst, sono riuscito ad aprire al concerto di Eugenio Finardi, sul palco della Sagra de le raze di Staranzano, accompagnato dalla mia amica Cecilia Querzola al violoncello. 
Contandoli, comunque, sono stati meno di una decina (alcuni organizzati da me).
Progetti per l’immediato futuro. Hai in cantiere qualcosa che puoi svelare in anteprima per i lettori di MIE?
Un disco a quattro mani con il mio carissimo amico Alvise Nodale e il seguito solo cronologico di LRDZ, quindi un mio nuovo album. 

Grazie per la bella intervista che ci ha concesso. Sicuramente con la tua musica riuscirai a fare breccia nel cuore di tantissime persone che sono “affamati” di buona musica.

Spero di risentirti presto e di ricevere tante buone notizie.
Grazie di cuore a te e a MIE. A presto.
Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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