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L’intervista ai PITWINE, la band napoletana finalista del Sanremo Rock 2018 (PRIMA PARTE)

L’intervista ai PITWINE, la band napoletana finalista del Sanremo Rock 2018 (PRIMA PARTE)
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Nudi secoli è il titolo dell’EP d’esordio dei Pitwine. L’intervista su MIE.

La redazione di MIE

La band partenopea dei Pitwine, tra il 2017 e il 2018, si è aggiudicata importanti riconoscimenti dalla sua fondazione:Premio Radio Antenna Uno (dicembre 2017), hanno conquistato il secondo gradino del podio al Premio Libere Voci Festival 2017 e al Caserta Rock Fest oltre ad essere stati tra i finalisti del Sanremo Rock 2018.

Nudi secoli è il titolo dell’EP d’esordio dei Pitwine. Il titolo è una considerazione, un riferimento al tempo che passa ciclicamente. Spogliato dei significati che l’uomo gli attribuisce il tempo è nudo, neutrale ed indifferente all’uomo stesso.

Il primo singolo, Elena tu sei, è l’espressione del desiderio stesso. Elena è un simbolo forte, un archetipo, rappresentando essa stessa il desiderio. E’un fermo inseguimento dove il narratore è sempre un passo indietro quella che è l’oggetto delle sue passioni.

 

Elena tu sei – Official video

 

Ciao ragazzi e benvenuti su MIE. Chi sono i Pitwine?

 

Ciao a tutti! Prima di tutto voglio ringraziarVi per l’opportunità offertaci.
È un onore essere sul circuito MIE: in un momento in cui la musica mainstream è ormai persa nell’inseguimento non solo più del soldo facile ma del brano facile può essere solo un onore essere chiamati in circuiti “contro”, in circuiti “indipendenti”.

I Pitwine sono quattro amici che non credono che ci sia una parola fine alla buona musica, non perché la facciamo noi, ma perché effettivamente è così.

Potrei dirti alla Blue Brothers di essere in missione per conto di Dio, ma purtroppo Dio si è dissociato completamente rispetto ai nostri contenuti! Scherzo, ma c’è un pubblico lì fuori che vuole ascoltare qualcosa di diverso rispetto ai cantautori (bravissimi per carità) o i “trepparoli” di turno che non sanno far altro che parlare di “figa, siga e riga”. Basta…

Ciò che ci proponiamo di portare avanti è un discorso tutto nostro, personale, di musica che può piacere o meno, ma sicuramente diverso.

In Caronte, album dei the Trip, il gruppo di progressive rock dei primi anni 70 con i quali nei primi anni 90 ho scoperto il prog, che sulla copertina interna riportava qualcosa tipo “tutti gli effetti provengono da strumenti suonati”.
Ecco, questa frase rivoluzionaria, di un disco rivoluzionario dovrebbe essere la cifra stilistica, di ribellione totale di un musicista del XXI secolo perché oggi, nell’epoca degli ipad che suonano da soli questa frase urla ribellione e forza bruta ancor più di ieri.

 

Quale genere musicale caratterizza la vostra musica?

 

Possiamo definirlo un rock, o un pop rock, con venature progressive. Non è un mistero, nel mio caso, che abbia come idoli Beethoven, la PFM, i The Trip, il Banco e quindi tutto il movimento Prog Pop, così si chiamava all’epoca, italiano e britannico.

Però se dovessi dire che noi siamo un gruppo di prog rock, o prog pop, puro, no. Il nostro linguaggio ha inflessioni prog, le nostre ispirazioni idem ma non parliamo la lingua del free jazz o della sperimentazione pura.

Ci piace divertirci quando suoniamo, questo si, ci piace suonare con un pubblico e questo fa si che non vogliamo abusare delle “orecchie altrui”.  Ecco, tra i Banco e la PFM, tra i Gentle Giant e i Genesis io ci vedrei più vicini sempre ai secondi che, pur adottando un linguaggio sicuramente progressivo, hanno saputo creare brani melodici ed ascoltabili. Ma ancor più se dovessi indicare un gruppo, al quale ci ispiriamo specie nei cantati, che ha saputo appieno fondere tanti generi pur restando sempre godibilissimo, direi i Beatles: Paul Mc Cartney sta alla musica leggera come Mozart alla classica.

Quindi, riassumendo, spruzzate progressive su un (pop) rock italiano che prova ad essere godibile ma mai banale.

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