L’esordio discografico di GIORGIO BRAVI con COMELINCHIOSTRO

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L’esordio discografico di GIORGIO BRAVI con COMELINCHIOSTRO
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Si intitola “Di che cosa hai paura?” il primo disco di Giorgio Bravi che in arte si presenta con lo pseudonimo di COMELINCHIOSTRO.

Un bellissimo dipinto a cavallo tra fantasia d’autore e psichedelia digitale. Un dialogo che ci rimanda ad un certo Branduardi piuttosto che al Battiato meno pop di sempre.

COMELINCHIOSTRO sforna anche due videoclip che inevitabilmente celebrano questo legame che torna protagonista per tutto il lavoro: l’immagine, il disegno, il tratto di una penna, l’inchiostro e le matite…

Canzone che prende forma e che da vita alle immagini… o forse è vero anche il contrario. Dalla rete peschiamo “Facile”, l’ultimo singolo estratto da un disco che sfida i cliché e le forme canoniche. Un bellissimo ascolto che pretende attenzione e cura per i dettagli.

L’intervista a COMELINCHIOSTRO

Un primo disco assai impegnativo ed impegnato. Agli esordi in genere associamo sempre un lavoro basilare, magari scarno di arrangiamenti o comunque progetti che cercano ancora un certo equilibrio.

“Di che cosa hai paura?” è invece un primo lavoro assai ricco ed esteso di arrangiamenti. Come ci sei arrivato?

Ci sono arrivato cercando un mio equilibrio, in effetti. Venendo dal Folk ero alla ricerca di nuove sonorità, di nuove sensazioni, di nuovi riferimenti musicali; sensazioni che potessero completare quelle vecchie che a loro modo continuavano a far parte di me e che in effetti funzionavano benissimo e quindi non volevo perderle, volevo contaminarle.

“Di che cosa hai paura?” nasce da questa ricerca, che mi rendo conto non essere ancora finita, infatti sto già lavorando sul secondo disco che vorrei far uscire nel 2019 e per il quale sono ancora al timone a cercare di una rotta, mai migliore o peggiore, diversa. Sono alla ricerca di una direzione artistica definita e caratterizzabile.

Poi aggiungerei che ho avuto la fortuna di trovare in Livio Boccioni un produttore artistico con un grande gusto musicale e soprattutto con una grande capacità di ascoltare e di tirare fuori i pensieri dalla mia testa bacata e di renderli musica, mi rendo conto che molte delle cose che avevo in testa non sarei riuscito a tirarle fuori senza Livio.

Poi per ultimo ma non in termini di importanza i musicisti che hanno suonato nel disco; da una parte si sono messi all’ascolto, a disposizione del progetto ma dall’altra ci hanno messo anche molto del loro (Alessandro Mr Poto Esposti alle tastiere, alla fisa, ai synth, lo stesso Livio Boccioni alle Chitarre, Gabriele Mohamed Galal alla Batteria, Enrico Lupi alla Tromba, Daniela Savoldi al Violoncello e Mattia Patrignani al Cajon) ognuno a suo modo ha aggiunto dei pezzi fondamentali a questo puzzle sentimentale che è “di che cosa hai paura?”.

Di solito si associa un lavoro al suo autore in maniera molto stretta, in realtà credo che in un disco come in qualsiasi altro lavoro d’artigianato il prodotto finale sia influenzato dal lavoro di molta più gente di quello che ci viene comodo pensare.

Un dialogo tra il futuro elettronico e la fantasia un po’ epica, un po’ perduta tra boschi e fate. Perché coniugare tutto questo assieme?

Perché ho sempre pensato che bisogna avere il coraggio di guardare avanti senza però mancare di ricordarci da dove veniamo .. il mondo etereo e sospeso delle ombre mi ha sempre affascinato e incuriosito e ho sempre pensato che in fondo facesse parte di noi; poiché le ombre sono incorporee è vero ma non per questo meno reali.

Le ombre convivono dentro di noi e influenzano i nostri percorsi e sono affascinanti, molto affascinanti, se uno si mette a seguirle rischia di perdersi allora serve un po’ di realtà, che ti tiene ancorato alla vita, alle cose, così da poter vivere nel mondo in maniera concreta, ma sempre con un po’ di poesia.

Il futuro secondo COMELINCHIOSTRO? Che non sia proprio come l’inchiostro questo futuro? Cioè una macchia che si allarga secondo geometrie imprevedibili?

Cavolo spero proprio di si. Una grande macchia d’inchiostro che si allarga seguendo le trame del foglio senza che tu la possa controllare completamente; che si lascia imbarcare e si espande nei punti dove il foglio è più bagnato ma poi si blocca, alla ricerca di una via d’uscita, quando trova il foglio più secco.
Ci scriverò una canzone.

Lo scenario pop-indie dell’attuale mondo discografico

Nello scenario pop – indie di questa attualità discografica, un lavoro “trasgressivo” come il tuo secondo te dove trova un punto di contatto con il pubblico?

Io credo che nonostante tutto la gente abbia ancora voglia di emozionarsi e di sognare, e credo che la musica resti uno dei modi migliori per farlo. Credo che quando sarò nei locali o nelle piazze d’Italia, in mezzo alla gente e parlerò con loro, e canterò con loro le mie canzoni, guardandoli negli occhi capirò se il mio lavoro ha la possibilità di arrivare o no. I riscontri che ho avuto fino adesso sono stati molto positivi quindi sono fiducioso.

Credo che la musica sia quello spazio che c’è tra l’artista che si esibisce e il pubblico che ascolta, è lì la realtà, il mercato discografico si sostituisce ad essa soltanto quando in quello spazio manca qualcosa.

Non faccio musica per diventare famoso o ricco, faccio musica perché ho nella testa la folle idea di voler lasciare qualcosa, e se questo qualcosa emoziona qualcuno rimarrà se no avrò comunque fatto la mia parte per provarci.

Bello il video di “Facile”. Di nuovo è il disegno che dialoga con il suono…

Grazie, sono molto legato a quel video perché è stato il mio primo esperimento da videomaker è stato divertente. Secondo me l’arte è qualcosa di trasversale: musica, letteratura, disegno e mille altre ancora sono sentieri che portano tutti nello stesso posto, prendiamo quello che ci sembra più adatto a noi per cercare di arrivare meglio che possiamo nel posto dove infondo vorremmo tutti arrivare dentro noi stessi.

a volte facciamo un sacco di strada prima di tornare a casa .. a volte potremmo farne molta di meno, a volte invece tutta quella strada è necessaria, molto raramente è tempo sprecato.

La redazione di MIE

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