MIE

Musica Italiana Emergente

LEDI: il secondo disco è “STANZE”

LEDI: il secondo disco è “STANZE”
Vota questo articolo

Quando il cantautore si assume anche il rischio di un peso poetico e letterario importante. Ecco cosa accade di avvertire quando gira un disco come “STANZE”.

Il secondo lavoro di inediti in studio di LEDI è una prova di eleganza e dolcezza nell’infinito intreccio di messaggi personali e di ispirazioni forti verso la vita.

Un lavoro in bilico tra suoni analogici e anime digitali. A spasso tra Tirana, Genova e Berlino. Il nuovo video metropolitano è “KREUZBERG”.

Quando la musica è cultura allora esistono dischi come questo.

 

L’intervista a LEDI

Ci siamo lasciati scappare il tuo esordio di qualche anno fa. “Cose da difendere”. Oggi però non passiamo oltre davanti questo nuovo disco. “Stanze”. Che disco è Ledi?

Stanze è un lavoro diverso fatto di due anime che, col senno di poi, avrebbero forse meritato due sviluppi singoli. Da un lato l’intimità, la quotidianità, le cose piccole.

Dall’altro la rabbia, il corpo. Rispetto a “Cose da difendere” non difendo nulla, anzi, a tratti offendo, con educazione, quella sempre, ma offendo. Inoltre è un disco nato e pensato come un passaggio a livello: sbrigati e passa, che il treno sta arrivando. Per me stava arrivando.

La mia vita è fatta di cose molto concrete. Sveglia, studio, lavoro, musica, amore. Di nuovo, e di nuovo, e il mondo che entra ed esce, gentilmente o violentemente. Ok, ma la poesia? La personalità? Non servirebbe se non fosse che viviamo dove e come viviamo, che è pure la parte del mondo migliore ok, ma la poesia?

Che poi se non sbaglio in questo disco riprendi un brano del tuo lavoro d’esordio e cioè “Telemaco”. Come mai questa scelta?

A vent’anni scrissi una poesia, che era Telemaco. A ventitré la musicai, sempre lei. Ricordo bene quel giorno, vivevo ancora con i miei, ero un bambino triste e felice. Ho sempre creduto molto in questo pezzo. Hai presente quando nevica?

A Genova nevica di rado, ma quando lo fa è una magia. Della neve mi ha sempre colpito un aspetto, che va oltre il candore. La pacatezza. “Telemaco” meritava un abito del genere, perché è come un abbraccio gelido, che brucia.

Canzone d’autore. I tuoi testi sono importanti. Oggi i testi sono solo un colore estetico. L’introspezione e la ricerca contro il mero divertimento. Possiamo anche dire cultura contro intrattenimento?

Grazie per averli definiti importanti, grazie davvero. Del mero divertimento, in musica, non mi frega nulla. Sai io sono di quelli che si devono ritagliare ogni mese una parte di stipendio da investire nella musica, nel dire quello che hanno da dire. Un investimento a perdere continuo; e che manco fanno concerti perché dopo che ne hanno fatto uno per la mamma e gli amici non gliene frega più. Ma perché allora?

Perché come si fa a non sognare ogni volta su un lavoro che nasce, nel vedere come ci si relaziona, tutta la band, ad un pensiero che si fa musica? Se devo divertirmi però gioco a basket, mi sbronzo, sto con la mia ragazza. La musica è un’altra cosa. “Zemra ime” è musica, è cultura: quando pensiero, esperienza umana, creatività ed anima si incontrano, è cultura.

Davvero è un peccato che tanta canzone italiana venga perduta nel niente. Perdere una canzone, un artista, una voce secondo te che cosa significa?

Uno spreco, come perdere una bella cena, una bella bevuta, una primavera che si fa largo, fuori e dentro.

Bellissimo il video della title track di questo lavoro. Caspita… ce lo racconti?

Una notte, girato tutto in una notte. Io, Claudia (la mia ragazza, che compare nel video), Lorenzo Santagada, il regista con il quale abbiamo sviluppato l’idea e Francesca, la sua ragazza, bravissima musicista. Abbiamo attaccato e staccato postit per tutta la notte, stremante. Lorenzo è un ragazzo molto intelligente e creativo

Queste non sono le sue caratteristiche migliori però: è soprattutto una persona buona che crede profondamente in quello che fa, nelle sue idee. Non ho mai rispettato un regista così tanto. Ho seguito lui. Bravo lui. Less is more, togli pezzi… questo era il senso.

LEDI. Da queste stanze vuoi fuggire o in queste stanze ti vuoi nascondere? Perché la tua è una canzone molto intima… sempre.

Nessuna delle due: io ci vivo in queste stanze. A volte la luce passa, altre volte non fa nemmeno uno squillo, altre ancora il sole entra prepotente. Per come interpreto io la musica, che poi è un riflesso della quotidianità, non può essere che intima.

La redazione di MIE
Close
Aiutaci a diffondere la musica italiana emergente
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.