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Le “storielle dispari” di Filippo Villa. L’intervista su MIE.

Le “storielle dispari” di Filippo Villa. L’intervista su MIE.
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Storielle Dispari è l’album di esordio di Filippo Villa, cantautore veronese, che nel Novembre 2018 ha partecipato alla serata finale del Premio Fabrizio De André all’Auditorium Parco della musica. 

 

Il brano con cui il cantautore veronese è stato finalista al prestigioso premio dedicato a Fabrizio De Andrè è “L’alfista”.

Intervista a Filippo Villa

 

Ciao Filippo e benvenuto su MIE. Come ti sei avvicinato alla musica e come sei arrivato a scegliere il cantautorato come tua natura artistica?

 

Ciao, ti ringrazio. La musica mi ha avvicinato tanti anni fa. Io scappavo ma sono stato catturato. 

A un certo punto, da adolescente, mi è venuta voglia di scrivere qualcosa. Poi mi sono distratto un attimo e dopo quasi vent’anni ho deciso di cantare le mie canzoni. Il cantautorato è il genere musicale che mi permette di raccontare le storie nella mia lingua. Ma ascolto anche altri generi. Sono onnivoro.

 

“Storielle dispari”, uscito ad inizio 2019, è l’album che rappresenta il tuo esordio nella musica italiana. Prima dell’uscita di questo album quale era la tua attività nella musica?

 

Ero dentro una grotta. Ascoltavo, ascoltavo, ascoltavo. Ogni tanto scrivevo e pensavo che le mie canzoni non sarebbero piaciute a nessuno.

Nel 2017 hai partecipato al Tour Music Festival e al CET di Mogol. Che esperienze sono state e di cosa ti hanno arricchito?

 

Ho imparato che fare musica è prima di tutto un divertimento, e se non ti diverti tanto vale fare qualcos’altro. Lo sapevo già ma mi serviva molto una conferma. 

 

Avevo bisogno di guardare negli occhi altri musicanti come me e volevo annusare le loro aspirazioni. Sono uscito da lì volendo un po’ più bene a me stesso e a chiunque faccia musica. Perché non è facile comunicare.

 

Prima dell’uscita di “Storielle dispari” hai partecipato a Premio Fabrizio De André arrivando alla finale che si è tenuta all’Auditorium Parco della musica.

Come hai vissuto questa esperienza e la conferma di ogni passaggio fino alla fase finale?

 

Un sogno. Il Premio Fabrizio De André mi ha dato una spinta forte. Hanno creduto in me prima che lo facessi io. 

 

Ho portato la mia canzone “Alfista” a tre metri da Dori Ghezzi. Avevo rispetto e terrore nei confronti di quel palco. Invece mi sono divertito davvero. Una gioia indimenticabile.

 

Possiamo dire che il Premio De Andrè sia stato il segnale giusto per dare alla luce questo tuo primo album?

 

Diciamo che ha dato una bella spinta. L’album era già previsto. Ma lo abbiamo realizzato con grande entusiasmo anche grazie all’esperienza del Premio De André.

Parliamo un po’ dell’album. Quali sono i temi trattati nelle undici canzoni?

 

Ho voluto raccontare cose semplici, piccole storie, dal mio vero punto di vista (un po’ attuale, un po’ di quando ero bambino). Questo aspetto non è banale: talvolta diciamo o scriviamo quello che si aspettano gli altri. 

 

Invece questo album è sincero fino in fondo. Ho preso spunto da ricordi della mia infanzia e dai ricordi di cosa immaginavo.

I temi non sono nemmeno importanti. Sono pretesti per parlare di come siamo fatti. Secondo me questo fatto è alla base della musica: la musica è uno strumento per farci ricordare, immaginare e ragionare. Ognuno a modo suo.

 

Ci sono canzoni che rappresentano al meglio la tua personalità, la tua arte e il tuo animo tra queste undici “storielle”?

 

Qualcosa di me è presente ovunque, anche se non c’è nulla di autobiografico. Ma se devo scegliere, dico “La migliore soluzione”, dove potete trovare serio e faceto. Io sono così.

 

Ci  sono sicuramente persone che ti hanno supportato umanamente ed artisticamente. Vuoi raccontarci chi sono e come ti hanno supportato?

 

Mio padre (chitarrista) mi ha aiutato molto e, oltre ad aver suonato nel disco, mi sta accompagnando nei live. Veronica Marchi (cantautrice di enorme talento) ha prodotto artisticamente l’album e mi ha aiutato a riordinare e sforbiciare l’archivio di idee che avevo messo da parte.

 

Poi ci sono molte altre persone e anche loro sono importanti. Non le cito perché ci vorrebbero dieci pagine e tratterei argomenti parecchio personali. In sintesi posso dire che senza tutti loro non avrei realizzato un album e non mi divertirei così tanto. non è una frase fatta. Una frase fatta è “non ci sono più le mezze stagioni”.

 

Quali sono i progetti futuri di Filippo Villa?

 

Sto scrivendo molto e ho in progetto alcuni album (e live) che non saranno fatti in copia carbone. Sto scrivendo cose molto diverse e, come detto prima, mi sto divertendo da matti. 

 

Vorrei comporre per bravi interpreti: è un’altra sfida che mi attira molto. Nel frattempo, sto sul pezzo e mi diverto.

 

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