web www.bikeco.it codice fiscale Net-Parade.it Snippet

La rivoluzione della musica è partita dal web.

0
La rivoluzione della musica è partita dal web.
Vota questo articolo

Dal 2011 si è attivato un movimento culturale nato attraverso il web 2.0.

Dal 2011 c’è un grande cambiamento in corso nella Musica.

L’evoluzione del web ha portato a rompere i margini fatti da main network come canali televisivi e radio nazionali che avevano iniziato ad ignorare totalmente il fermento artistico italiano fatto da centinaia di ragazzi che volevano far conoscere la loro musica e le loro opere.Il web è stato un elemento fondamentale per la musica perchè, con la sua evoluzione, sono nate webzine e webradio e, con l’avvento dei social, l’artista ha potuto agire con una vera a propria strategia con l’obiettivo di promuoversi in una rete che non era più costituita da siti statici che potevano essere soltanto consultati.

Le piattaforme social come Facebook hanno avuto e hanno tutt’ora la funzione di dare all’informazione un sostanziale supporto a chi fa della creatività il proprio lavoro. Basti pensare a Michele Maraglino che con un solo gruppo su Facebook sta dando un grosso contributo agli artisti indipendenti che non avendo grosse disponibilità economiche possono imparare a vendere il proprio “prodotto” che può essere un singolo, un album o un ep.

L’utilizzo del termine “prodotto” nella musica può sembrare poco rispettoso ma, se vogliamo iniziare a pensare che la musica sia un lavoro, dobbiamo iniziare ad immaginare gli artisti e le band come dei progetti artistici che hanno il fine di poter “vendere” le proprie opere sul territorio nazionale.
Se volessimo, il termine “prodotto” potremmo estenderlo anche per i progetti artistici per il semplice motivo che una band o un artista propongono il proprio lavoro a locali e addetti ai lavori che promuovono la cultura attraverso eventi, appunto, culturali.

L’avvento di NAPSTER e la crisi delle Major.

Già dall’avvento di Napster, le major avevano iniziato a trovare il capro espiatorio per il declino dell’industria discografica ridotta ormai a canzoni standardizzate che aiutate da una strategia commerciale economicamente molto forte ha portato ad un bombardamento mediatico in cui l’utente è “obbligato” a farsi piacere quello che passano radio e tv. Le major successivamente hanno parlato di crisi del mercato discografico a causa di internet mentre solo successivamente hanno iniziato ad evolversi sfruttando piattaforme di streaming e acquisto digitale delle canzoni.
Purtroppo i colossi non sono stati al passo con i tempi ed ora si trovano a rincorrere un mondo parallelo fatto dal web che ormai si sta imponendo in tutti i settori della discografia italiana.

L’avvento successivo dei talent non ha portato nuova linfa nella musica italiana ma artisti “usa e getta” perchè
diventati ormai interpreti e figure di canzoni che devono vendere “tutto e subito” in un vero e proprio mondo del consumismo che vorrebbe dominare il settore della musica.

La nascita dei “tormentoni”.

Negli anni abbiamo assistito alla creazione dei tormentoni, vera e propria strategia di marketing che porta, attraverso la trasmissione dei brani nelle radio ascoltate da milioni di utenti, ad “avere in testa” esclusivamente quella canzone che non è altro che un prodotto fatto a tavolino e che porta introiti a più zeri proprio alle major e che non lasciano nemmeno una traccia nella storia della musica italiana.

Decenni fa era l’utente finale a stabilire quali erano i tormentoni che sono divenute canzoni che sono entrate nella storia della musica nazionale ed internazionale ed anche qui potremmo esaminare dove si è fermata la storia della musica. Finchè l’utente finale ascoltava musica ricercandola, sono state scritte nuove pagine nella storia della musica mentre adesso l’utente finale non è più un protagonista attivo che attraverso la ricerca può influenzare il mercato ma è soltato fruitore passivo delle regole di mercato dei colossi del settore e dell’informazione.

Siamo passati da artisti e band internazionali al nulla.

Quello che emerge, secondo l’utente medio, che ascolta musica passata a radio e tv nazionali e che non è più parte attiva nella ricerca di nuove musica, è che non si ha più la bussola e che la storia della musica si sia fermata almeno agli anni 80 visto che dal 90 ad oggi non si sono più viste o ascoltate opere che abbiano portato innovazione nella musica almeno tra quella che viene trasmessa dai mass media.Il problema sta proprio nella ricerca e, chi lo fa ancora, non ha abbastanza spazio per arrivare alle masse.

Proprio da questo problema, l’evoluzione del web è stato l’elemento che sta cambiando in un senso rivoluzionario tutto quelle che erano le dinamiche nel “music business” e le major e i mass media si trovano a dover fare i conti con un mondo parallello costituito, come già detto, da webzine, portali e webradio che paradossalmente hanno molto più accesso dei colossi perchè la rete dà la possibilità ad una utenza molto più ampia (utenza globale) rispetto ai grandi network che solo successivamente hanno iniziato ad utilizzare il web come strumento per arrivare a tutti.

Insomma, i colossi stanno crollando perchè anche utilizzando investimenti importanti in tutti gli strumenti che il web fornisce, riescono a proporre un prodotto “usa e getta” mentre quel mondo parallelo del web è riuscito dal 2011, a piccoli passi, ad imporsi portando qualità come in questo caso nella musica italiana.

 

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

Share.

About Author

Comments are closed.

Close
Aiutaci a diffondere la musica italiana emergente
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.