La redazione di MIE intervista gli ZAGREB

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Abbiamo contattato la band veneta Zagreb, per farci raccontare qualcosa di più sul loro ultimo lavoro discografico “Palude”, come è nato il nuovo disco, i loro gusti in fatto di musica ed i progetti per il futuro.

Il vostro nuovo disco è uscito per Alka record label il 26 gennaio, volete parlarcene? 

L’esperienza con Alka e con Max Lambertini nasce, come spesso accade, in modo quasi fortuito. Si cercava una produzione che potesse dar voce alle nostre idee e ai nostri obiettivi artistici e ci siamo rivolti a Federico Viola, già nostro coproduttore per “Fantasmi Ubriachi” e tecnico del suono live.

Proprio lui ci ha messo in contatto con Michele Guberti e Alka Record con i quali abbiamo subito trovato un’affinità speciale, un senso di “famiglia” che ci ha permesso di lavorare nel comfort più totale per registrare “Palude” e per promuoverlo al meglio.

“Palude” è il titolo del disco, quale significato ha per voi?

La scelta del titolo del disco viene da un grido di denuncia. Non è stata una scelta condivisa da subito all’interno della band ma è stata frutto di una meditata mediazione.

Nata come idea un po’ provocatoria, soprattutto per il significato del termine e per la stranezza di utilizzarlo come titolo di un disco, è stata poi fatta nostra attraverso la condivisione del significato.

Con Palude vogliamo denunciare lo stato stagnante della musica italiana, soprattutto dell’underground e di buona parte di piccole persone che si fanno forti di una piccola posizione di finto potere solo perché gestiscono un festival come tanti, un locale trascurabile o hanno una annaspante agenzia di booking.

Per noi Palude ha un significato in più.
Ci ha permesso di avvicinarci all’idea di suono che avevamo coltivato già con il primo disco, ci ha fatto arrivare in territori per noi nuovi e ci ha fatto crescere molto. Senza contare che ci piace molto come disco 😉

Come sono nate le tracce che ascoltiamo nel nuovo lavoro?

I brani di Palude non hanno una genesi particolare che li differenzia da quelli precedenti.
Il brano solitamente nasce da una intuizione di Alessandro (cantante), che fissa testo e una melodia che viene poi sezionata in sala da tutti e quattro e resa “figlia di Zagreb”.

A volte stravolgiamo l’idea originaria, altre volte le restiamo abbastanza fedeli.
In altri casi il brano nasce da una jam, o ancora viene sviluppato attorno ad una tematica proposta dalla band.

I brani di Palude sono comunque accomunati da un sottile filo rosso legato alle tematiche trattata.
Sono una fotografia della vita di Zagreb e dei suoi componenti scattata nel momento in cui sono stati scritti.

Raccontano esperienze personali o accadute attorno a noi e concorrono a formare quel microcosmo di vita, magnificamente tragica e incredibilmente splendida che vive al di sotto del pelo dell’acqua della Palude, appunto.

Molto bella la copertina del disco. Come è nata questa idea?     

Il concept grafico abbiamo deciso di affidarlo a Roberto Bordin, amico con cui abbiamo già collaborato con splendidi risultati per “Fantasmi Ubriachi” e che si è lasciato ispirare dai brani del nuovo disco per ideare l’artwork e quindi la copertina.

Noi abbiamo lasciato carta bianca, sicuri che la proposta sarebbe stata d’impatto e allineata al nostro intento. La cosa che più ci piace di come è stata creata è che è intimamente legata alle canzoni che abbiamo scritto. E’ interamente parte del disco. La parte visiva dei nostri contenuti audio.

Il primo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album è il brano “Nel Buio”. Come mai avete scelto questo pezzo come assaggio del nuovo lavoro? 

Nel buio è stata scelta da subito come singolo per la sua immediatezza.
La sua semplicità è stata arrichita in fase di produzione con alcuni spunti che l’hanno resa ancora più diretta.

Il caso vuole che proprio “Nel Buio” sia un brano che è nato da una jam in sala prove e il testo sia uno dei più affascinanti del disco per la tematica trattata, che non sveleremo qui, ma che assicuriamo essere anni luce da quanto si possa immaginare.

“Nel Buio”, proprio per questo, rappresenta il mood del disco: Vedere la realtà senza stereotipi, da un punto di vista diverso, non convenzionale, focalizzandosi sulle emozioni.

Cosa vi aspettate per il futuro del progetto?

Il futuro ci vedrà, innanzi tutto, suonare.

“L’inverno addosso tour” è appena cominciato e ci sta portando a spasso per l’Italia.
L’estate ha già qualche spazio per noi, a partire dai festival più vicini alle nostre zone per spostarsi qualche chilometro più in la.

I live impegneranno comunque la maggior parte del nostro tempo ma stiamo già ragionando sul prossimo disco, sulle sonorità da affrontare e sul mood complessivo.

Ci piacerebbe riscoprire suoni distorti e potenti senza dimenticare le esperienze di “Fantasmi Ubriachi” e di “Palude”.
Le aspettative? Non ne abbiamo, speriamo di suonare ancora e per molto tempo. La band sta maturando sempre di più e con sempre più voglia di fare.

Per tutti i nostri lettori, come possono mettersi in contatto con voi e su quali canali si può ascoltare/acquistare il disco? 

Zagreb è su tutti i social network. Trovate tutti i collegamenti partendo dalla nostra pagina Facebook “zagrebrockband”.
I video sono sul nostro canale youtube mentre i nostri brani sono acquistabili su tutte le piattaforme digitali e ascoltabili su spotify.

La redazione di MIE

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