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La musica italiana è viva, ma è precaria fatta da studenti o lavora in fabbrica.

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La musica italiana è viva, ma è precaria fatta da studenti o lavora in fabbrica.
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Un articolo apparso su “linkiesta” a firma di  fa un punto della situazione sul panorama artistico romano. Ci sono cose condivisibili, ma la nostalgia per il passato della musica italiana ancora non la voglio concepire.
 
Di buone cose ce ne sono ma bisogna cercare.
I nuovi Mogol, Battisti, Battiato sono precari, studenti o lavoratori e appena smettono di lavorare si dedicano anima e corpo nella stesura di nuove canzoni che producono rompendo il salvadanaio. Si chiamano artisti indipendenti.

Quel “miracolo” chiamato Brunori SAS, TheGiornalisti, I Cani, sono frutto di anni di live nei locali, cd lasciati agli addetti ai lavori, nottate nelle stanze e nei garage a provare e riprovare.

 
Quando Michele Monina dice che ci stiamo accontentando dei “meno peggio” è perchè ci si sta rivolgendo ad ascoltatori “passivi” che acoltano musica che passano le radio e le tv nazionali.
Per fortuna, cosa che condivido in pieno con l’autore dell’articolo, esiste una buona fetta di ascoltatori di musica che si sono “slegate” dai mass media e attraverso il passaparola e il web vanno a concerti di artisti sconosciuti perchè hanno ancora la curiosità di cercare qualcosa di nuovo.

La musica, fortunatamente, sta cambiando ma non dobbiamo farci abbindolare da nuove facce che vediamo in tv e nuove voci che ascoltiamo alla radio. Dobbiamo andare più a fondo e ascoltare testi e musica che rappresentano la parte essenziale del cantautorato di qualità.

 

Un esempio di cantantorato di pura qualità è, per esempio, quello di Sergio Pennavaria.
Sergio Pennavaria, cantautore nato in Sicilia, che qualche anno fa ha pubblicato “Senza lume a casaccio nell’oscurità” e secondo il mio modestissimo parere è simbolico della qualità che la musica italiana sta esprimendo da qualche anno a questa parte.

Altro esempio è quello dei Perturbazione che da anni hanno conquistato un pubblico iniziando davvero dal basso, esibendosi nei locali fino ad arrivare al Festival di Sanremo con un brano divenuto un tormentone qualche anno fa.

Insomma, c’è un ottima qualità nella musica italiana ma dobbiamo essere noi a slegarci dalle solite fonti che ci propongono singoli fino a “farceli piacere” ed ascoltare quello che troviamo in rete, in un web 2.0 che ci dà modo di arrivare ovunque ed ascoltare artisti e album che non passeranno sui tradizionali canali nazionali.

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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