La bella canzone d’autore italiana firmata da MIRCO MENNA

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La bella canzone d’autore italiana firmata da MIRCO MENNA
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Mirco Menna non è proprio un emergente. Anzi. Eccoci con una delle tante figure dell’arte che conta in Italia, quella che un po’ troppo spesso resta confinata nel sottosuolo.

Il nuovo disco del cantautore bolognese Mirco Menna si intitola “Con il senno del pop”

Vi regaliamo la visione di questo video molto noir dei tempi andati.

E tra suoni di cantina e qualche tangente per la Francia e il bel canto italiano, vi consigliamo l’ascolto di questo disco che dovrebbe stare al poso di tanta plastica finta per fare solo share. Tanto di cappello e benvenuto tra le pagine di Musica Italiana Emergente.

L’intervista a MIRCO MENNA

Un onore ospitarti. Noi che trattiamo principalmente musica che fa il suo esordio di quando in quando ci diamo il lusso di ospitare chi ha tanto da darci e da raccontarci.
Eppure ti lancio questa provocazione: se non passi dalla televisione probabilmente sarai sempre un esordiente per il popolo o sbaglio?

Ah, il popolo! Il mitico destinatario del populismo culturale che tanto piace al comando, al contrario di quello cosiddetto politico, quando poi se lo trova tra i piedi.
Comunque sì, provocazione raccolta, sono un esordiente, e questo mi ringiovanisce un po’.

Anzi, sono un emergente permanente, sempre una spanna sotto il pelo dell’acqua, vivo in emergenza da ancor prima di nascere e ho finito per trovarmici bene.

Il nuovo disco di Mirco Menna.

Il nuovo disco di Mirco Menna secondo te che disco è? “Con il senno del pop” che cosa ti viene da dire?

Ti dirò: quel che ho detto nel disco.
Sono abbastanza soddisfatto in questo senso, si tratta di canzoni diverse che diversamente si esprimono, nei suoni, nel tono, nelle liriche.
Mi viene da dire che è un disco policromo e quindi assennatamente pop, dal mio punto di vista.

Peraltro condiviso dai miei compagni, siccome si tratta di un lavoro collettivo.

La musica nell’era del web.

Oggi siamo di fronte agli artisti da social network e da musica plastificata che spesso neanche esce di casa.

Da un artista come te che invece la vita la consuma per davvero e fuori casa,come vive una società che invece si muove quasi esclusivamente nella realtà digitale dei computer?

La musica vive in una dimensione intima, raccolta, immaginativa, che si stia immersi in una cuffia o in un parco o in uno stato psicotropo o dove altro si voglia. E vive altrettanto in una dimensione pubblica, comunicativa, fisicamente esibita e condivisa.

Quest’ultima non è obbligatoria, non lo era nemmeno ieri, volendo potevano bastare i dischi, e questo vale sia per chi la musica la ascolta sia per chi la fa. Certo oggi questa cosa è più radicale di ieri, si può essere soltanto protagonisti di videoclip ad esempio, si può essere un avatar, oppure ascoltatori (ormai videoascoltatori) che non escono mai dal proprio pc.

Ma la musica è ancora fondamentalmente scambio di emotività, ti porta ancora fuori di casa.

E quanto futuro c’è? Perchè ho sempre avuto l’impressione di te come di un rigattiere di cose antiche…

Rigattiere non me lo aveva ancora detto nessuno, lo aggiungerò al catalogo dei complimenti originali. In effetti è vero, non sono uno di tendenza, e non è ancora trendy affidarsi a un certo modo classico – per non dire antico – di fabbricare le canzoni.

Ma è pur vero che la figura del rigattiere è ancora ben presente in società, nei mille mercatini del più o meno antiquariato, modernariato, rivendita dell’usato e del riuso.

Penso che sia eccezionalmente romantica, la figura del rigattiere. Nostalgica e però futuribile.

Il sapore nostalgico nei videoclip di Mirco Menna.

E nel gusto di qualcosa di vintage troviamo dei videoclip: un sapore agrodolce… passato e futuro, uno contro l’altro…

“Contro” nel senso di “appoggiato”, sì, l’uno appoggiato all’altro, e anche nel senso di “opposto”. Ma certamente reciproci. Senza passato non esiste futuro, la perdita della memoria questo fa, cancella un futuro sensato o almeno, io penso così.

Il miglior vino biodinamico postmoderno conserva la memoria della vecchia vite. Le elaborazioni della tradizione necessitano appunto della tradizione, come ben sanno le chefstar o gli etnosinger (che sono parole sperimentali, ma con radici antiche).

La redazione di MIE

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