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“La propaganda fa di tutto per portarci via dalla vita reale”; l’intervista ai Polar for the masses.

“La propaganda fa di tutto per portarci via dalla vita reale”; l’intervista ai Polar for the masses.
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

I Polar for the masses, attivi dal 2006 con sei dischi pubblicati, “Let me be here” (2007), “Blended” (2009) e “Silence” (2011) in lingua inglese e “Italico” (2013), “#UnaGiornataDiMerda” (2014) e “Fuori” (2016) con i quali definiscono e perfezionano il loro passaggio all’italiano, dopo un lungo tour terminato nel 2017 e oltre un anno di silenzio, tornano con un nuovo singolo, il primo di tre, che saranno rilasciati da qui a fine anno.

Una nuova triologia che inizia Venerdi 18 Ottobre 2019 con “MANIFESTO”.

“MANIFESTO” è una canzone di protesta, una dichiarazione lucida e consapevole, una fotografia di questi tempi dove la propaganda infiamma e la verità ci viene per forza di cose nascosta.

L’intervista ai Polar for the masses

Chi sono i Polar for the masses?

Siamo una band con una forte attitudine punk, siamo un concetto, uno schiaffo, la disperazione e la bellezza, abbiamo sempre perseguito la nostra strada e siamo passati indenni, in questi anni, alle mode e a tutti i cambiamenti avvenuti nel mercato musicale. Abbiamo avuto fortuna e tenacia, siamo stati ovunque e abbiamo eseguito le nostre performance in Italia e all’estero, siamo consapevoli di essere una delle pochissime band rumorose rimaste.

Come è nata l’idea del video?

Questa volta, diversamente dal passato, abbiamo avuto il desiderio di creare qualcosa con le nostre sole “mani”, semplice e differente rispetto ai classici video-clip; tutto ci è stato chiaro quando Davide Dalla Pria ci ha presentato la copertina del singolo, da cui appunto abbiamo preso spunto.

“Manifesto” è una canzone che rappresenta anche la vostra idea personale?

Il testo è stato scritto da Simone Pass, ma non è l’unico autore della band, comunque sì, probabilmente il testo rappresenta la nostra consapevolezza sul fatto che tutto quello che ci circonda è assurdo e che la propaganda fa di tutto per portarci via dalla vita reale; in ogni caso non si tratta di una canzone con fini politici, semplicemente si è voluto descrivere il nostro sentire.

Ascolta MIE – Vol.10

Quali sono le differenze tra le vostre passate produzioni e “Manifesto”?

Innanzitutto dobbiamo dire che ci siamo fermati per 2 anni con la produzione di nuove canzoni, e in questo lasso di tempo ognuno di noi, con i propri progetti personali, ha sperimentato cose diverse, quindi inevitabilmente le nostre certezze sono cambiate. Qualche anno fa tutto nasceva dall’improvvisazione e cercavamo di trarne una canzone compiuta, in questo caso per Manifesto, prima è nato il testo che ha dettato la musica e gli arrangiamenti che di solito arrivano sempre in maniera spontanea e con molta attitudine punk.

Siete Attivi dal 2006. Nel 2019 quali sono le differenze che avete notato per far conoscere la vostra musica?

Siamo passati dal paleozoico allo streaming di oggi in pochissimo tempo, ci siamo dovuti per forza di cose adattare anche noi. E’ cambiato tutto ed il cambiamento ci piace. Oggi lo streaming la fa da padrone, nel 2006 regnava sovrano il CD o LP. La comunicazione è veloce, troppo veloce, così veloce che se sparisci per un pò di tempo ottieni lo stesso risultato. Una cosa però è rimasta la stessa in questi anni, se scrivi una buona canzone quella resta.

È cambiato anche l’approccio ai live e alla ricerca di spazi per presentare le vostre canzoni?

Non sappiamo neanche quanti concerti abbiamo fatto perché semplicemente non li abbiamo catalogati tutti, ma il nostro approccio è sempre lo stesso, non è cambiato, quando mettiamo piede “on stage” ed iniziano a vibrare i tamburi di Alessandro Lupatin, diamo tutto quello che possiamo dare, non abbiamo vie di mezzo.

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