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“Quel che avvicina al bene” è il titolo del nuovo singolo di Luciano Nardozza. L’intervista su MIE. (SECONDA PARTE)

“Quel che avvicina al bene” è il titolo del nuovo singolo di Luciano Nardozza. L’intervista su MIE. (SECONDA PARTE)
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Ecco la seconda parte dell’intervista a Luciano Nardozza (leggi la prima parte).

Nel 2019,  Luciano Nardozza ha pubblicato “Fuori Luogo”, album che rappresenta un tassello fondamentale per il cantautore che nel 2019 è stato tra i protagonisti delle audizioni di Musicultura.

 

Quel che avvicina al bene, il video ufficiale

 

La seconda parte dell’intervista a Luciano Nardozza.

“Fuori luogo” è uscito a due anni di distanza da “Di passaggio”, il tuo primo album.
La prima cosa che vorrei chiederti è sul sound dei due dischi. Quali sono le differenze e le novità che hai portato nel tuo secondo album?

 

Nel secondo disco probabilmente c’è una maggiore forza a livello di suono. 

 

Abbiamo avuto più tempo per arrivare alle idee che avevamo in testa e siamo riusciti a dare a tutto lalbum una spinta propulsiva in più, proprio a livello di impatto. La differenza principale, a mio avviso, è che c’è più ricerca dal punto di vista della voce. Di Passaggioin pratica è stato scritto e registrato in contemporanea, in sole due settimane di creatività esplosiva in cui al mattino scrivevo e al pomeriggio registravo, senza avere il tempo di rivedere le cose con calma. 

 

Quel disco è nato così ed è bello così, anche se appunto non c’è stato modo di far uscire per bene la voce. Avevo sì molta esperienza strumentale e di arrangiamento ma non abbastanza vocalmente, in pratica non avevo mai cantato prima.

 

In questi due anni mi sono messo a ricercare, studiando molto ogni giorno per tirare fuori la mia voce, quella che spesso i cantautori fanno fatica a trovare perché si vedono spesso solo come cantastorie. I miei idoli musicali e vocali sono stati, tra gli altri, musicisti quali Freddie Mercury e Chris Cornell, classificati di solito come songwriter, cantautori (perché scrivono e cantano le proprie canzoni) ma che hanno una padronanza e una ricchezza vocale strabiliante. In Italia purtroppo c’è lidea diffusa che il cantautore non sia un vero e proprio cantante, che non debba studiare ore e ore per migliorarsi vocalmente. 

 

Ci si accontenta che racconti le proprie canzoni così come gli viene.

 

Per andare nella direzione che mi ero prefissato, dunque, per diversi mesi mi sono concentrato quasi esclusivamente sullo studio di canzoni di cantanti molto dotati, come appunto Freddie, Chris, Michael Jackson, Adam Lambert ecc. 

 

Questo mi ha spinto a scoprire aspetti della mia voce che non sospettavo e, in fase compositiva e di arrangiamento, mi ha dato più libertà. È un percorso lungo comunque, sono appena allinizio e ci lavoro assiduamente. È molto eccitante per me

“Fuori luogo” è il titolo del nuovo album di Luciano Nardozza

Immagino sia stato un secondo album più ricco a livello di esperienze artistiche. Ascoltando i due album sembra quasi che tu sia un cantastorie con un vestito pop che continua il suo racconto anche se li ha divisi in due capitoli pubblicati a distanza di due anni uno dall’altro. Cosa racconti nelle canzoni di questo tuo secondo lavoro?

 

Per certi versi c’è continuità con Di Passaggio. Le tematiche che mi stanno a cuore sono quellericerca di un senso alle emozioni che proviamo (amore, fusione, abbandono, lontananza), ricerca del Trascendente, sempre calato nel quotidiano. Non sono infatti dellidea che per trovare il Divino ci sia bisogno di diventare asceti e ritirarsi dal mondo. 

 

La distanza tra noi e lAssoluto è dettata dalla nostra mente.

 

Dallaltro lato mi sembrano due album così diversi che faccio fatica a vederli uno accanto allaltro (ride)

 

Sono fasi della mia vita (e della vita di quanti ci si rispecchiano), che per quanto trattino di emozioni ricorrenti (e Di Passaggioin questo senso per me è sempre attuale), una volta espresse appartengono già al passato. Ora si guarda avanti

Beata Ingenuità, videoclip ufficiale


Il primo singolo estratto dall’album si intitola “Beata ingenuità”. Quanto c’è delle tue esperienze di vita e nella musica in questa canzone?

 

In ogni mio brano c’è una grossa carica emotiva collegata al momento dellispirazione. Non sono di quelli che prende la penna perché “devescrivere una canzone, per quanto carina poi possa risultare.

Piuttosto prendo la penna (in molti casi lo smartphone ;-)) quando qualcosa mi preme dentro e uso la scrittura per elaborare e comprendere quanto mi succede.

Beata Ingenuità” è nata dallosservare da vicino situazioni in cui un bimbo/a è messo/a di fronte a una scelta al momento della separazione dei propri genitori. Da questo la mia emotività è esplosa e ha tracciato qualcosa che poi è andato al di là. Il brano infatti parla non solo di scelta in caso di separazione in famiglia, ma di scelte vere o presunte cui ogni giorno ci mettiamo davanti: siamo veri o falsi? Positivi o negativi? Amorevoli o duri? Vecchi o giovani? Leali o sleali? Forti o deboli? e via dicendo. Il protagonista alla fine scopre che c’è sempre tempo per far pace con le due metà che si porta dentro e che le figure genitoriali al di fuori riflettevano solamente. Siamo così ricchi e sfaccettati, fortunatamente, da poter essere Tutto.

 

Inoltre si tratta dellunico brano dellalbum in cui non ho suonato tutti gli strumenti. Al basso infatti troviamo un grandissimo musicista e amico di sempre, Antonello De Luise, col quale collaboro da quasi ventanni.

Poi ci sono due ospiti deccezione che suonano attualmente con Daniele Silvestri e che hanno dei percorsi personali incredibili: Gianluca Misiti, tastierista e compositore anche per cinema e teatro e Piero Monterisi, batterista presente in tantissime situazioni che hanno fatto storia, da PFM a Tiromancino, passando per Max Gazzè. Lavorare a Beata Ingenuità” con questi tre musicisti è stato fantastico

 

Per me è importante citare due membri fondamentali del Fuori Luogo Team che ci mettono passione, costanza e professionalità: i Nardozza Bros. Filippo (che si occupa egregiamente della Comunicazione) e Angelo (brillante Sound Engineer).

Luciano Nardozza su MIE – Vol.11

Tornando sul tuo nuovo singolo vorrei chiederti delle classifiche visto che  “Quel che avvicina al bene” viaggia verso la top ten della classifica indie italiana ed è secondo tra gli indie emergenti. Quanto contano le classifiche nella musica di qualità?

 

Da un lato le classifiche sono uno specchio di quanto la gente apprezza i tuoi brani (se pensiamo a quelle generate monitorando passaggi  radio, streaming, download ecc). Dallaltro non gli do molto peso perché, volendo, una grande etichetta può “spingerei suoi pupilli, dare limpressione che il brano sia forte e ispirato e da lì generare un effetto al rialzo in cui la gente compraquello che è già venduto come forte(che così facendo lo diventa). 

La cartina al tornasole di un artista resta il live, lo sarà sempre. I dischi vengono fatti per essere ascoltati sì, ma poi condivisi ai concerti, in cui qualcosa passa davvero e sia lartista che gli spettatori ne escono arricchiti nellanimo.

Nell’ipotesi più assurda ti mettessero dinanzi ad una scelta, sceglieresti di essere conosciuto per la qualità delle tue canzoni o per le posizioni importanti nelle classifiche?

 

Se fossi in cima alle classifiche con una canzone di bassa qualità credo non mi sentirei affatto bene :-D.  Quindi credo proprio che la sostanza, le canzoni ispirate siano la base. Se poi arrivano in cima alle classifiche questo non guasta, anzi è un grande piacere!

 

Sei al tuo secondo singolo estratto da “Fuori luogo”; cosa farai in futuro con questo tuo nuovo lavoro?

 

Dopo alcune emozionanti date estive sto riprendendo a portare lalbum in giro. I nuovi spettacoli si chiameranno A NightFuori Luogo, in cui presento il mio album in una veste insolita, molto fuori luogo.

Spesso infatti i brani originali sono uniti a canzoni di altri artisti, quindi lo spettatore si troverà di fronte a un pezzo che comincia con la mia Cielo rosso che esplodee finisce, senza soluzione di continuità, con Living On My Owndi Freddie Mercury.

Mi piace molto come format perché mi permette di non fare differenza tra ciò che scrivo e ciò che interpreto. Quando sali sul palco c’è solo quello che riesci a trasmettere e a ricevere interagendo col pubblico grazie a quel qualcosache sta oltre.

 

A proposito del titolo dell’album. Perchè chiamarlo fuori luogo. È il tuo stato d’animo o ti rivolgi a qualcuno in particolare?

 

Fuori Luogo è tante coseÈ il sentirsi diversi perché liberi da sovrastrutture, come i bimbi che a volte quando parlano mettono in imbarazzo i grandi per la loro spontaneità e genuinità.

Fuori luogo sono le emozioni forti che proviamo… “sto con questa persona, non dovrei amarne unaltra, sembra essere un sentimento inappropriato, fuori luogo.

Ogni volta che reprimiamo ciò che è “fuori luogoperché lo ha deciso la cultura perdiamo un pizzico di vitalità. Perché in realtà siamo interi, integri ed è lecito sentire e riconoscere quello che si agita nel profondo.

Poi cosa farne è un altro discorsoFuori Luogo inoltre è il luogo della musica, dellispirazione, dellArte, del Trascendente. Un luogo senza un indirizzo preciso, che va ricercato e corteggiato nel quotidiano, a volte con alcune rinunce, fatte col sorriso di chi ambisce ad assaporare di nuovo il miele di ciò che è al di là…

La copertina, curata dalla bravissima Silvia Beillard, esprime un poquesto concetto: c’è una persona in un luogo non definito ma sospeso.

È senza vestiti ma truccato, come se fosse calato nella cultura e nel mondo delle apparenze ma con un forte legame con la propria purezza, un pocome la storia del Giardino dellEden. Regge uno specchio che riflette la sua propria immagine. Perché in fondo ognuno di noi regge lo specchio in cui laltro può specchiarsi e vedere cose di sé che non riesce a vedere guardandosi dentro. Il modo in cui egli è seduto, questa posa yogica, disegna un triangolo, simbolo di dinamismo delle forze in cui è iscritto il cerchio, che rappresenta la completezza e la perfezione. Il suo volto, grazie alleffetto di essere riprodotto per nove volte (il tre volte tre, numero sacro per diverse Tradizioni) sempre più piccolo, sembra condurti a spirale fino allultimo minuscolo cerchio, dove è presente una foto diversa, che si può notare solo con la lente di ingrandimento, in cui lo stesso volto è riflesso da uno specchio in frantumilillusione è spezzata, c’è il Risveglio.

Il Premio De Andrè tra i palchi che hai calcato. Vuoi ricordarci le esperienze di premi e festival a cui hai partecipato?

 

In questi due anni ho avuto lonore di arrivare in finale al Premio De André, vincere la targa Miglior Testo al Varigotti Festival, essere finalista a concorsi nazionali come Sottotoni (Veneto), Poggiobustone – Lucio Battisti (Umbria) e vincere il Festival Villeggendo. Al di là dei riconoscimenti, che fanno sempre piacere, la cosa splendida è aver conosciuto nuovi compagni di viaggio e persone di grande dedizione.

 

Quale palco è tra i tuoi sogni e qual è quello che hai messo nel mirino?

 

Non ce n’è uno in particolareil mio sogno naturalmente è quello di suonare di fronte a quante più persone possibile. Se mi guardo in profondità il palco giusto per me è quello del mio prossimo concerto, grande o piccolo che sia.

 

Bene Luciano, ti ringrazio di cuore per questa bella chiacchierata. Spero – permettimi la licenza poetica – di “vederti librarti in volo” con le tue meravigliose canzoni.

 

Grazie a te Salvatore, è un augurio stupendo che ricambio includendo tutti i vostri lettori. È stato un vero piacere, alla prossima!

 

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