Intervista ai Taprobana

Intervista ai Taprobana
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Oggi abbiamo con noi, una band romana che si sta facendo strada tra gli artisti emergenti italiani e che dopo la pubblicazione di “Dawn”, ep pubblicato nel 2016, sta entrando in studio per il loro secondo album.

Ragazzi, è un piacere, scambiare quattro chiacchiere con voi per far conoscere cosa vuol dire creare musica.

Il significato di “Taprobana” e come mai avete scelto questo nome?

Taprobana è il nome con cui gli antichi greci chiamavano lo Sri Lanka, la scelta di questo nome è nata dalla nostra propensione a fare musica rock con influenze orientali.

Da chi è composta la band?
Da me, Patrizio “Odawin” Ottaviani che sono tastierista-cantante del gruppo; dal chitarrista Marco “Cheren” Cherubini; dal bassista Giovanni “Johnny” Morello e dal batterista Gianluca “Gianluke” Bisegna.

Quanto è importante per voi suonare dal vivo?

Moltissimo, perchè è dal vivo che possiamo avere un riscontro immediato sulla nostra musica. Abbiamo avuto esperienze in studio, ma la musica che devi registrare deve essere portata sul palco ed è lì che si gioca la partita.

Nel 2016 avete pubblicato “Dawn”, ep di 5 brani. Quale messaggio volete trasmettere con questo lavoro e i 5 brani che lo compongono?

In verità non ci abbiamo mai pensato: senza dubbio è stato faticoso registrarlo e la pubblicazione ci ha dato molta soddisfazione. Quindi alla fine, se ci si tiene, i risultati si vedono. Questo potrebbe essere un buon messaggio.

Oltre a “Dawn” avete registrato altre tre canzoni: ci volete parlare un po’ di come sono nate e di cosa parlano?

La prima è stata Personal Sun, brani di Johnny Morello: era già presente in Dawn, ma abbiamo preferito ri-registrarla per cercare un suono migliore possibile. Il risultato non c’è dispiaciuto, anzi, è stato il primo vero impatto da studio che abbiamo avuto, avendolo registrato in uno studio diverso dal nostro. Il brano affronta la figura del sole personale, che può coincidere con una persona cara o un semplice oggetto in grado di salvare lo spirito dai demoni interiori: il tema è perfettamente rappresentato da una cupa e intensa atmosfera orientale, quasi fosse una preghiera.

Il secondo brano che abbiamo registrato è stato Fields Of Pelennor, per omaggiare Tolkien e la sua celebre trilogia fantasy. Quando lessi “Il Ritorno del Re” contattai immediatamente un mio amico paroliere, il quale aveva già buttato giù qualcosa su una battaglia contenuta nel libro. Erano mesi che avevo quel testo ed era finito dimenticato vicino ad alcuni spartiti: lo presi e mi imposi di scriverci un pezzo, qualcosa che fosse tecnicamente più avanzato rispetto al nostro solito modo di suonare. Nacque da sola, suonando al pianoforte.

Il terzo pezzo pubblicato è Damascus, uno strumentale che risale al 2013 quando i Taprobana neanche esistevano. Ho estratto un file percussivo da un gioco per PC che conosco da tempo, vi ho costruito la base ritmica in loop. La ripetizione del motivo ritmico mi piaceva molto, così ho effettato una chitarra per dare l’effetto synth e poi ho improvvisato con un’altra chitarra una melodia araba in do maggiore. Risentendola varie volte non ho mai pensato di ritoccarla, è un’improvvisazione, certo, ma non mi sembra così tanto mal riuscita.

L’ultimo singolo che avete sfornato si intitola “Dear diary”. Di cosa parla?

Dear Diary è un calmo e pacato monologo di una persona triste, che non sa che futuro vedere nella propria vita. Mi sono immedesimato in una persona che non vede più via di uscita.


Come è nato questo brano?

Era il 2015, mi pare, e trovai la melodia musicando alcuni accompagnamenti in Re maggiore: mi misi subito a registrarla col cellulare e intitolai il file Aghia Sophia, perchè volevo fosse il seguito di Damascus. Poi in un secondo momento ho buttato giù un testo molto triste, visto che per me era qualcosa di inedito: quindi il titolo fu cambiato in Dear Diary.

Da dove nasce l’esigenza di fare musica?

Penso dalla capacità di tutti e quattro di saperla scrivere e di volerla condividere.

Ci sono artisti che vi ispirano o vi hanno ispirato in passato?

Be’, ce ne sono parecchi: Pink Floyd, Genesis, Frank Zappa, qualcosa sul metal dai System Of A Dawn: ma anche Giorgio Moroder, Gorillaz, Claypool.

Progetti per il futuro. Cosa farete nei prossimi mesi?

Stiamo già registrando altri due inediti, in modo da ampliare il nostro repertorio per i concerti.

Perfetto ragazzi. Vi auguro un grande futuro e tante date live che possano far conoscere la vostra arte.

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

Filed in: Le interviste di MIE, News

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