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Intervista ad un grande autore: DIEGO MANCINO – Prima parte

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Intervista ad un grande autore: DIEGO MANCINO – Prima parte
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Nell’immenso mondo della musica e tenendo conto della vastità della mia ignoranza musicale, se il compito di una canzone è quello di trasmettere un messaggio o un’emozione, un autore e cantautore come diego mancino dovrebbe essere tra i “big” della musica che passano sempre in radio e tv.

 

Galeotta fu la canzone di Daniele Silvestri in cui una voce teatrale e che avrebbe fatto risvegliare anche i cervelli addormentati mi entrò nelle orecchie tanto da farmi accostare con la mia auto per dargli il massimo dell’attenzione: la canzone era “Acqua che scorre” e lui è Diego Mancino che nel settembre 2016 ha pubblicato il suo nuovo album “Un invito a te”.

Grazie per il tempo che ci dedichi e per l’onore che ci fai nel poterti intervistare.

Nella tua biografia su wikipedia, si parla dei viaggi all’estero in cui seguivi tuo padre.quanto sono stati importanti poter conoscere nuove realtà per la tua maturazione e quanto hanno influenzato il tuo modo di fare musica?

Viaggiare è il modo più potente per imparare quali sono i propri desideri e io da sempre viaggio con un Moleskine che si trasforma in un vero e proprio compagno di visioni e di intuizioni.

Viaggiare e scrivere sono dei sinonimi. a volte ho viaggiato dalla mia poltrona di casa mentre scrivevo. Viaggi che si fanno con la mente, viaggi senza nessun vincolo di confine, senza passaporto. quando è capitato di seguire mio padre, ero un ragazzino, non mi interessava molto dove ci trovavamo, tutti i posti dove sono stato li ho sempre considerati casa, erano casa mia gli hotel e i nightclub dove passavamo il tempo mentre l’orchestra suonava, erano la mia casa le strade sconosciute dove mi immaginavo come un piccolo esploratore. ho scoperto molto tempo dopo quanta importanza hanno avuto quei viaggi. Ho scoperto molti anni dopo che il senso di non appartenere a niente era nato in quegli anni, così come la mia propensione ad una certa introspezione, che i miei coetanei vivevano sempre con un certo disagio.

 

Parliamo di collaborazione artistica.

Fino al 2000 hai avuto esperienze di band e hai ospitato sul palco amici-artisti come Rocco Tanica e Bluvertigo che aria si respirava tra gli artisti rispetto a questo periodo storico della musica?

Io ero e sono un grande ammiratore di Ritmo tribale, Bluvertigo e After, e in quegli anni ho imparato tantissimo da quei ragazzi. forse però proprio perchè mi viene difficile sentirmi parte di qualche movimento, ho sempre preferito fare la mia strada senza preoccuparmi molto di quello che accadeva intorno a me.

Ricordo chiaramente che la musica era molto più carica di istanze politiche e sociali, non era pensabile la superficialità di questi anni, non era minimamente sospettabile. Eravamo tutti pronti a prendere una posizione. questa mi sembra una delle differenze maggiori tra quegli anni e quelli che stiamo vivendo.

Luca Madonia, durante un incontro al “Taranto Rock Festival” ha parlato delle collaborazioni artistiche che c’erano qualche decennio fa, molto più frequenti, rispetto ad oggi in cui sono meno presenti. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Non saprei dire, a me sembra che anche oggi ci siano dei legami musicali molto belli che si creano in certi ambienti, penso a Silvestri che è sempre molto aperto a incontrare musicalmente altri artisti, e vedo la stessa cosa nel hiphop dove certe barriere sembrano ormai crollate.

In genere poi è la qualità delle collaborazioni e non la quantità che mi interessa.

Oggi vedo una smaccata propensione ad essere paraculi, anche nelle collaborazioni, questo è forse dovuto al fatto che nella musica come del resto in tutta la nostra società è diventato un valore assoluto la popolarità a tutti i costi, e quindi assistiamo ad un livellamento verso il basso che proprio in certe collaborazioni diventa evidente e triste. ma non voglio sembrare uno di quelli che vede il passato come unico momento di verità e di qualità.
Ogni epoca musicale ha dei contrasti e sta solo a noi e alla nostra curiosità scegliere le canzoni, i libri, i film e le parole d’ordine che possono farci da bandiera.

Dal 2000 hai intrapreso il tuo percorso cantautorale. che consiglio puoi dare ai giovani che vogliono fare musica o intraprendere un percorso simile al tuo?

Consiglierei di avere molta curiosità e di non pensare che la musica bella sia solo quella del passato. Consiglierei di essere coraggiosi e di leggere e studiare, suggerirei anche di non stare chiusi in cameretta da soli a immaginare una canzone ma di trovare qualcuno con cui confrontarsi, dato che e’ proprio dalla messa in discussione delle proprie idee che si può creare qualcosa di solido.

La tua vita artistica è sdoppiata tra l’attività di autore per i big della musica italiana che si sono esibiti al festival di sanremo con brani scritti da te ed il tuo progetto da solista. C’è una delle due vite in cui ti trovi meglio ed in cui la tua vena artistica rende maggiormente?

Scrivere per altri mi permette di non restare legato solo alle alle mie sicurezze e quindi mi dà la possibilità di stupirmi di me stesso. Ormai però quando scrivo nemmeno ci penso.
Penso solo alla qualità delle parole, alla bellezza di una linea vocale, non mi sento separato da quello che scrivo, io sono sempre me stesso, per chiunque stia scrivendo.
Certo, ci sono canzoni che proprio non sono adatte al mercato musicale di certi cantanti, e lo trovo giusto, perchè alcune cose non si possono far dire a chi non le ha provate. Forse il problema è proprio questo: spesso i cantanti dovrebbero imparare a provare più emozioni e curarsi meno dei tagli di capelli.

Visto che abbiamo parlato di “big” della musica italiana per cui sei stato autore, vuoi ricordare ai nostri lettori per chi hai scritto ed in quale occasione?

In ordine sparso questi sono alcuni degli artisti con i quali ho lavorato: 

Fabri Fibra – idee stupide (contenuta nel disco “Tradimento” );
Roberto Dell’Era (Afterhours) – “Ami lei o ami me”, “La meraviglia” e molte delle canzoni del primo disco;
Dj Myke – “Il male è banale”;
Dj Aladyn – “Io, te e la strada”;
Rancore – Paranoie;
Barbara Cavalleri – “Invece tu” (autore del brano);
Enrico Ruggeri – “Rien ne va plus” (contenuto in “La parola ai testimoni”);
Max Zanotti (Deasonika) – “Spasimo” (progetto “Rezophonic”);
Daniele Silvestri – “Acqua che scorre” (canzone inserita nell’album “S.C.O.T.C.H.”) e “L’orologio” (dall’album “Acrobati”)
Noemi – “Odio tutti i cantanti”, “Musa” (autore con Matteo Buzzanca di brani e musiche), “Un uomo e un albero” (presentata a “Sanremo”), “Se tu fossi qui” (insieme a Dario Faini);
Francesco Renga – “La tua bellezza” (presentata a “Sanremo”), “Senza sorridere” (canzoni inedite inserite nell’album “Fermoimmagine”) però trovate la mia firma anche in canzoni del disco seguente;
Nina Zilli – “La felicità” (autore del brano) canzone inserita nell’album “L’amore è femmina”;
Chiara – “Qualcosa da fare” (autore del brano insieme a Dario Faini) canzone inserita nell’album “Un posto nel mondo”;
Cristiano De André – “Il cielo è vuoto” (presentata a “Sanremo”), “La stanchezza” (contenuta nell’album “Come in cielo così in guerra”);
Reset! – “Il tesoro” (contenuta nell’album “Future madness” cantata insieme a Gué Pequeno);
Emma Marrone – “Quando le canzoni finiranno”, “Il paradiso non esiste” (contenute nell’album “Adesso”);
Chiara Civello – “Come vanno le cose”, “Qualcuno come te”;
The Blubeaters – “Tempo”;
Giusi Ferreri – “Il mondo non lo sa più fare”, “la gigantessa”, “il resto del mondo è diverso da te” (contenuti nell’ultimo disco “Girotondo”);

…ho l’impressione di essermi dimenticato qualcosa ma spero mi perdonerete.

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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