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Intervista a Celeste Gaia: Sanremo un anno dopo

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Intervista a Celeste Gaia: Sanremo un anno dopo
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di Rossana Triolo

di Rossana Triolo

 

Celeste Gaia, giovanissima cantautrice di Voghera. Fin da piccola coltiva la passione per la musica. Studia per sette anni al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nel Coro delle Voci Bianche del Teatro Alla Scala.

Partecipa a diversi concorsi come il Solarolo Song Festival, Castrocaro Terme e nel 2006 vince a Sulmona “La Bella e la Voce”. Arriva in finale al Premio Lunezia: Giovani Autori 2007, con la canzone: “Fermo immagine”.
Frequenta a Torino lo stage “La voce dell’anima” con il grande autore Tony Bungaro, che le apre nuovi orizzonti e con lui instaura un ottimo rapporto di collaborazione musicale.
Celeste vince il Premio come Miglior Testo e arriva Quarta al Festival di Piombino del 2008 con la canzone: “Entrare nel Vento”, scritto interamente da lei.
A Celeste piace scrivere la musica, fissare su di un foglio bianco le sue emozioni, raccontare cosa le accade, ciò che le passa attraverso. Fare arte è una sua necessità, che sfoga anche attraverso la pittura: di mobili, pareti, di oggetti, attraverso collage fotografici, attraverso il teatro e lo scrivere poesie. Esprimere, senza categorizzazione.
Celeste vince nel 2009 la Borsa di Studio Carlo Rebollini, con la canzone: “Finisce di aspettare”: il compenso viene devoluto a scopo benefico alla fondazione “Don Carlo Gnocchi”.
Tramite il cantautore Tony Bungaro, nel maggio 2010, Celeste incontra quello che diventa il suo manager: Marco Stanzani, il quale le presenterà Roberto Vernetti.
Vernetti è il produttore di “Carlo”, brano con cui Celeste si è presentata alla 62° Edizione del Festival di Sanremo nella categoria “Giovani” e del disco d’esordio “Millimetro” di cui Celeste è autrice di tutti i brani e che è uscito il 15 Febbraio, per Rca/Sony Music.

 

A distanza di un anno dal suo Festival di Sanremo MIE è riuscita ad intervistare la solare e frizzante nonché bravissima Celeste.

 

 

E’ passato un anno dal giorno del tuo battesimo musicale sul palco dell’Ariston, dove hai partecipato nella categoria Giovani con “Carlo”. Quali sono i tuoi ricordi di quella settimana? E cosa ti rimane del Festival?

 

Il ricordo è quello di una settimana che mi ha cambiato, mi ha fatto crescere. Il Festival è un’esperienza in cui succede tutto molto in fretta, le aspettative sono tante. Io ho avuto la fortuna di avere vicino le persone che mi vogliono bene e questo penso possa fare la differenza sempre. Di quella settimana mi ricordo un’inaspettata calma interna contrapposta al clima esterno, gli abbracci ricevuti, le persone che ho conosciuto.

 

Sta per iniziare la nuova edizione del Festival di Sanremo. Tu lo guarderai? Se si, per chi farai il tifo?


Si lo guarderò, il Festival non si può perdere. Sono curiosa di sentire le canzoni di Daniele Silvestri, Malika Ayane, Max Gazzé.

 

Millimetro” è il titolo del tuo disco d’esordio, disco che a nostro modesto parere, avrebbe meritato molta più attenzione. Stai lavorando ad un nuovo progetto?


Si. Sono in fase di scrittura per un secondo progetto. Inaspettatamente alcune canzoni scritte nell’ultimo periodo hanno un sapore un po’ vintage. Quello che cerco di fare è di trovare sempre modi nuovi per dire le cose, curare i dettagli delle parole e non dare mai niente per scontato. In studio con il mio produttore Roberto Vernetti a volte registro più versioni di una stessa canzone, per capire quale sia il modo più giusto per far arrivare quella verità agli altri, è un percorso diverso ogni volta, che richiede il tempo giusto.

 

Come ben sappiamo sei una cantautrice, infatti tutte le canzoni di “Millimetro” portano la tua firma. Ma come nascono le tue canzoni?


Nascono in modo inaspettato. Sono una sorta di esigenza fisica. Nella vita le comunicazioni interpersonali sono sempre un po’ complicate, a volte si creano incomprensioni dovute ai silenzi, semplicemente a volte non ci si capisce. Con le canzoni invece è diverso, in quel momento sento di comunicare, non mi pongo troppi problemi, scrivendo è come se si risolvessero delle situazioni interne o esterne.

 

Il tuo modo di scrivere e raccontare, per così dire fiabesco, da cosa nasce? Ti ispiri a qualcuno o qualcosa quando scrivi o è del tutto spontaneo?


Quello che scrivo fa parte di me, è il risultato di quello che vivo e della mia percezione degli attimi, dei momenti e del tempo. Non m’ispiro a nessuno in particolare, un giorno potrà anche accadere ma per adesso mi affido solo a me stessa. Chiaramente tutto quello che ascolto, leggo, studio, influisce sul mio modo di scrivere, ma in un modo che ancora mi è estraneo…

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Che musica ascolta Celeste? Quali sono i tuoi “guru” musicali?


Io ascolto tutto quello che mi arriva dritto al petto. Un giorno può essere Ed Sheeran, il giorno dopo “Le fleur que tu m’avais jetée” tratto dalla Carmen. Non ho pregiudizi o schemi nel campo musicale, e ad essere sincera non vado molto d’accordo con le persone che ne hanno e viaggiano etichettando quello che ascoltano. La musica è un corpo unico che si mostra con vestiti diversi. Sono cresciuta con le canzoni di Lucio Battisti, è sempre stato un riferimento importante, cantautori italiani come Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Pacifico, le voci femminili e lo stile di Feist, Lykke Li, Florence Welch, poi Paolo Nutini, Damien Rice, James Blunt, gruppi come i Coldplay, i Beatles senza tempo, i Negramaro, le opere di Puccini, non ci sono limiti a quello che si può trovare nella mia “libreria” musicale.

 

C’è qualche cantante internazionale e/o non col quale ti piacerebbe collaborare?


La lista sarebbe lunghissima, ai sogni è bene non mettere limiti giusto? Quindi ti dico Paolo Nutini.

 

Sappiamo che quest’anno ti sei imbarcata in una nuova avventura, quella di attrice, nel film “Anche no” di Alessio De Leonardis. Com’è stato recitare al fianco di attori come Nino Frassica, Lucia Ocone e Gianmarco Tognazzi? Quando potremo vederlo sul grande schermo?

Posso dirti che è un’esperienza completamente diversa. Il regista De Leonardis ha creato un bel clima sul set che ha reso tutto molto più semplice, mi ha fatto sentire a mio agio. Lavorare con Cecilia Dazzi e Nino Frassica che interpretano i miei genitori, con Dario Aita che interpreta il protagonista, così come con tutto il cast è stato molto bello e formativo.
Per l’uscita posso solo dirti che è prevista per quest’anno, perché le riprese non sono ancora terminate. Inoltre l’altra parte per me importante è quella della possibilità di collaborare alla colonna sonora, per il film ho scritto una canzone che ha come sfondo le storie che si susseguono all’interno della commedia.

 

Cantante o Attrice. In quale dei due ‘ruoli’ Celeste si riesce ad esprimere meglio?


Istintivamente ti rispondo quando canto perché in quei momenti mi sento davvero me stessa, in quel momento entrano in gioco diverse dinamiche che mi portano a mettere in discussione me stessa completamente, senza maschere, quindi non è così semplice come può sembrare. Ma sto imparando a conviverci.. d’altronde non si può avere l’arcobaleno senza un po’ di pioggia.

 

Grazie infinite per averci concesso il piacere di questa intervista. Con la speranza di avere presto tue notizie musicali, tutta la redazione di Mie ti fa un grosso in bocca al lupo per il tuo futuro.


Crepi! Grazie a voi.

 

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