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HIKE_01 è il titolo del primo ep degli Hike. L’intervista su MIE.

HIKE_01 è il titolo del primo ep degli Hike. L’intervista su MIE.
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

HIKE_01 è il titolo del primo ep degli Hike, band alternative rock nata nel 2018. Un sound d’oltreoceano che strizza l’occhio alle band del momento.

ll progetto nasce nel 2018 dopo qualche falsa partenza, che però è servita alla band per trovare il proprio focus. Tre è il numero chiave per la band: tre sono i componenti e tre anche le canzoni dell’ep, compreso il nuovo singolo CLEAN.

La band è anche particolarmente attenta all’aspetto visuale, tanto da essere sempre alla ricerca di collaborazioni con artisti visuali per la produzione di contenuti.

Clean, il videoclip ufficiale

L’intervista al trio.

Ragazzi, benvenuti su MIE. Una falsa partenza e poi tre singoli di fila a formare il vostro primo ep.

Di cosa parlano queste tre canzoni?

Ciao e grazie dell’invito.

Come già alcune persone che ci seguono sapranno e come d’altronde ci piace ribadire, tendenzialmente preferiamo lasciar molto spazio alla libera interpretazione dei nostri brani.

Potremmo inoltre dire che ogni nota e ogni suono hanno una storia a se stante, motivo per cui invitiamo sempre chi ci segue ad ascoltare e scaricare dal nostro sito (in forma del tutto gratuita) anche le versioni strumentali dei nostri brani.

Volendo comunque parafrasare i testi di ciascuna traccia:

  • Good Speech parla della narcisistica ricerca della propria integrità, della propria completezza, della propria motivazione e delle soddisfazioni personali nel compiacimento e nelle belle parole ricevute;

  • Red-Eyed parla della rabbia che, come un parassita, si annida nel cervello e prende le redini della nostra mente. È la breve storiella di un uomo che vende la propria anima alla dea dell’ira per privarsi delle proprie emozioni e in cambio è costretto a uccidere il padre. Il patto gli costa però una vita grigia e una prigionia eterna che lo porta a desiderare la morte;

  • Clean è una storia di amore puro e di redenzione da una vita di scelte sbagliate e sogni irrealizzati.

Una band alternative rock che canta in inglese in Italia. Quali sono le difficoltà e come siete stati accolti dalla jungla della musica?

È difficile dirlo già da ora, ma crediamo che questo non rappresenti più un problema nei tempi in cui viviamo, in special modo per quanto concerne il nostro stile e genere musicale. Anche quando in passato ci esibivamo dal vivo con i nostri vecchi brani, non abbiamo mai avuto riscontri negativi dovuti alla lingua del cantato (a quanto ne sappiamo almeno).

Credere che si debba cantare necessariamente nella propria lingua madre (perché c’è chi lo pensa e lo dice pure!) è limitante e onestamente ripudio con tutto il cuore chi scende a compromessi per barattare la propria carriera. In fondo, ripeto, è una questione stilistica, non di contenuto…e persino di musicalità oserei dire (qui però si sfocia nel gusto personale).

Pur volendo comunque, non si tratta di cantare in taushiro o in chamicuro (vd. https://bit.ly/31WZ9UM) e voglio dire, se un giorno la tessitura musicale lo richiederà, non è escluso che prenderò lezioni anche di queste e ci scriverò un testo. Magari capiterà di scriverne alcuni anche in italiano, chissà!? Giuro però che sarà per pura scelta ed esigenza stilistica personale. Nient’altro.

Siete già pronti per i live?

Noi tre assolutamente sì, ma prima di occuparci a dovere dell’aspetto live preferiremmo portare a conclusione i lavori previsti per il prossimo album, anche comunque per avere un repertorio da presentare che sia di durata maggiore.

Hike su Spotify

Siete molto attenti alle arti visive. Quindi anche voi siete figli del secolo che dedica più spazio all’immagine che al contenuto?

Per citare George Lucas e fare un paragone con il ramo cinematografico: “I feel that sound is half the experience”. Va da sé che il discorso dunque valga anche a parti inverse!

In qualche modo, la stessa immagine è parte del contenuto e dell’estetica del progetto, estetica che presumibilmente dovrebbe coinvolgere i sensi dell’ascoltatore e spettatore a 360 gradi. In un contesto musicale non si può propriamente parlare di ruoli paritari ma, sicuramente, per quanto ci riguarda l’aspetto visivo è un’impronta caratteristica importante ed essenziale, che vorremmo per altro integrare anche nelle nostre future esibizioni dal vivo, magari aprendo una collaborazione con qualche visual designer.

Quali sono i vostri prossimi passi?

Attualmente siamo impegnati nella stesura del primo album. Abbiamo già molte idee nel calderone e un paio di brani quasi in dirittura d’arrivo che non vediamo l’ora di farvi ascoltare!

Inoltre, abbiamo in mente anche delle pubblicazioni in stile studio update: ci piacerebbe molto portare chi ci segue a vedere più da vicino come nascono ed evolvono i nostri brani, il che sarebbe una buona opportunità per poter coinvolgere e rendere maggiormente partecipe l’ascoltatore.

Ci sono delle collaborazioni per questi tre brani. Come sono nate e che effetto ha avuto sul vostro modo di lavorare?

L’aspetto delle collaborazioni musicali nasce anzitutto per necessità: non avendo nella nostra formazione un batterista e un bassista, ci avvaliamo della collaborazione con altri musicisti per poter far fronte a questa mancanza. Ad ogni modo, stiamo pensando a delle featuring future anche con altri strumentisti.

Collaborare con artisti musicali e visivi è di grande ispirazione per noi e il senso di condivisione che ne deriva porta sensazioni indescrivibili, magiche per davvero. Oltretutto, è meraviglioso vedere come una branca riesca a influenzare e contaminare le idee dell’altra. Che bella l’arte…

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