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FORMA MENTIS: torna la grande poesia di UMBERTO MARIA GIARDINI

FORMA MENTIS: torna la grande poesia di UMBERTO MARIA GIARDINI
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Quarto disco per uno dei più importanti artisti del panorama italiano, Umberto Maria Giardini.

Forma Mentis è il titolo di un album che racchiude dodici opere anticipate dal singolo “Pleiadi in un cielo perfetto”, tra psichedelica e poesia pura.

Con questo album “festeggia” i venti anni di una carriera che molto probabilmente non tutti hanno capito per l’immensa qualità, poesia e arte che Umberto Maria Giardini ha sempre portato nelle sue canzoni dai tempi di Moltheni e quella “Nutriente” rimasta nella storia della musica italiana e del Festival di Sanremo.

Da quel Sanremo un po’ tutti si aspettavano che UMG divenisse uno dei punti fermi della musica italiana ed invece, non si sa per quale “oscuro” motivo, l’artista marchigiano è uno di quelli rimasti solo per chi ha orecchie per ascoltare: una delle più pecche che l’Italia si dovrà portare sulle spalle se pensiamo che il nostro Paese è stato fondato sull’arte in tutte le sue sfaccettature.

 

GUIDA ALL’ASCOLTO DELL’ALBUM “FORMA MENTIS”

Forma Mentis” è opera che si apre, immediatamente, all’oscurità e nell’oscurità de LA TUA CONCHIGLIA, bruma mattutina psichedelica che gradatamente si staglia, da lattigine a bagliore metallico, crudo; e c’è già la cifra di un sentire che si distenderà per tutto il disco.

LUCE sfodera lirismi classici dell’artista, ne disvela quella capacità melodica particolarissima, strozzata e lacerante, che i suoi estimatori amano; incalzata da PLEIADI IN UN CIELO PERFETTO, che con rabbia musicalissima s’inoltra ancor più negli abissi di una desolazione epica, che si può incontrare lungo un filare di lampioni di un’arteria di periferia suburbana, come per l’abbandono di una strada statale che lambisce l’Adriatico.

PLEIADI IN UN CIELO PERFETTO è il primo singolo estratto da FORMA MENTIS

Ma è in ARGO che ogni ritegno viene perso nello sferragliare senza compromessi delle chitarre, della voce che tratteggia incubi di coscienza; torna, riemerge l’unicità di Umberto Maria Giardini, fatta di arabeschi di metallo, graffiti urlati sopra un muro sonoro; poi, di colpo, tutto si placa, regalando un diamante nostalgico e potente: LE COLPE DELL’ADOLESCENZA,

LE COLPE DELL’ADOLESCENZA di Giardini sono quelle di tantissimi che in quei ’90 si cercavano, e forse non si sono mai trovati; ma è questo un album che non sta mai fermo, non riposa e adesso avvolge col manierismo d’autore di MATERIA NERA, dalle aperture aggressivamente spigliate, evocative, perfino vagamente anni ’60, quasi beat; di qui alla fucilata de I MIEI PANNI SPORCHI è un attimo e ci ritroviamo nel martellare ossessivo e sinistro, incubo e sogno, sospensione e attesa dell’assenza; poi la dilatazione a pieni polmoni subito si ripiega nell’impalpabile ed epica ragnatela di TENEBRA, che prelude ad uno strumentale acido e furioso, VORTICE CREMISI a scivolare su PRONUNCIA IL MIO NOME, stupefacente e spettrale.

Il finale, eponimo, al manifesto di FORMA MENTIS, il de profundis che schiera la partecipazione amichevole e illustre di Adriano Viterbini.

UMG è su Musica Italiana Emergente Vol.2

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