Esce FACCIA di RICCARDO MAFFONI

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Un ritorno in scena dopo circa 10 anni di silenzio. Riccardo Maffoni pubblica “Faccia” e tra non molto ospiteremo anche il suo nuovo video ufficiale.

Sono 14 inediti di pop d’autore raffinato, un bellissimo incontra tra quel rock di grandi scuole e la nostra tradizione.

Alternanza di genere e di prospettive: esemplare la sequenza “Mi manchi di più” con un sound digitale come da attualità e un successiva “Sette Grandi” dove tornano a brillare gli scenari di Maffoni, quelli della sua storia, della sua carriera.

Nel disco anche un suggestivo strumentale dal titolo “Scala D”. MIE lo ha incontrato per voi con la promesso di tornare a presentarvi il video ufficiale.

L’intervista a Riccardo Maffoni

Mi incuriosisce il concetto di “Faccia”: non erano tantissime le “facce” per la stessa medaglia? Come a dire: tante canzoni, tante angolazioni per quello stesso quadro?

La faccia è una, puoi guardarla da diverse angolazioni, puoi cogliere particolari ogni volta che la guardi, ma resta sempre quella, il concetto è appunto di mostrarsi, lasciarsi guardare, lasciarsi scoprire. Sono ancora legato a questi concetti, scoprire, cercare, che forse in musica non si usano più, oggi tutto deve arrivare subito.

Io credo che si debba avere ancora voglia di scoprire, cercare, imparare. Ogni volta che ascolto uno dei miei dischi preferiti imparo sempre qualcosa di nuovo, c’è sempre una parte della faccia che prima non ero riuscito a cogliere.

Un rock d’autore che molto spesso trova nell’intimità la sua vera ragione. Come si passa da brani come “Faccia” a qualcosa che ha la forma di “Mi manchi di più”?

Una delle cose che più mi affascina di un album è la storia che si crea lungo la linea che collega ogni canzone. Questa cosa l’ho sempre cercata anche quando ascoltavo, e ascolto musica, trovare un collegamanto tra canzoni apparentemente lontanissime, ma allo stesso tempo vicine..

Se penso ad un album non penso ad una semplice raccolta di canzoni, ma ad un racconto, e ogni cosa deve essere messa al punto giusto, proprio come dicevo prima, una storia, dietro la scaletta. Non puoi intercambiarle, devono avere un loro posto, e così puoi mettere nello stesso album una canzone come “Faccia” e una totalmente diversa come “Mi manchi di più”.

Credo che si debba in un certo senso accompagnare l’ascolto e l’ascoltare a fare questi passi, aprire la porta ad ogni canzone, e scoprire cosa c’è dentro prima di passare al passo successivo.

 

Se non erro sono passati 8 anni di silenzio musica, almeno per noi della critica. Cos’hai ritrovato dopo tutto questo tempo?

Il mondo musicale è totalmente cambiato. Oggi 8 anni sono davvero un sacco di tempo, ma la cosa bella e che mi gratifica molto è stato ritrovare l’affetto della gente, che nonostante gli anni conserva ricordi legati alle mie canzoni, e parlo anche delle canzoni del mio primo album, o il ricordo di un mio concerto, di 10 o 15 anni fa.

Questa credo sia una delle cose più belle della musica, quando una tua canzone arriva al cuore della gente possono passare diversi anni, ma quella canzone, quelle emozioni sono ancora là. È il potere della musica.

Per chiudere: il senso di oggi nel fare e nell’essere un cantautore? Ha sempre un senso fare un disco?

Anche se prima ho detto che tutto è cambiato, per quanto riguarda la scrittura, la passione, la voglia di fare musica, personalmente è rimasto tutto come allora. Ho lo stesso approccio che avevo quando ho iniziato. Non scrivo canzoni perché sono un cantautore o per pubblicare un album, scrivo perché è quello che ho bisogno di fare, perché è una esigenza.

Questo per me ha senso, essere sincero con me stesso, guardando avanti, continuando per la mia strada, inseguendo i miei sogni, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone.

La redazione di MIE

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