Esce IL CANTO DELL’APE, il nuovo disco di RITA ZINGARIELLO

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Un nuovo disco per la cantautrice pugliese RITA ZINGARIELLO.

Si intitola “Il Canto dell’Ape“, un prezioso cofanetto di 12 nuove canzoni arrangiate e prodotte magistralmente. Un suono pulito che danza a spasso nel tempo e nei continenti.

In rete il video della title track del disco probabilmente mette in scena tutto il grande potenziale di questo lavoro dove è la cura dei dettagli il vero punto di forza.

L’intervista a Rita Zingariello

Rita Zingariello. In uno scenario di eterni emergenti come ci si scontro con questo mestiere? Che senso restituisci a questo nuovo lavoro?

Non è semplice… senti sempre di dover dimostrare qualcosa per essere qualcuno nonostante sali sui palchi da più di dieci anni.
È un continuo mettersi in discussione che ti porta ad una ricerca costante, ad una crescita tale da farti sentire forte di iniziare a riconoscere cosa fare e a cosa rinunciare.
Il senso di questo mio ultimo lavoro è stato guardare dentro lo specchio delle mie canzoni per capire a che punto sono arrivata della conoscenza di me e della mia personale ricerca della felicità.

Che poi fino a che non lo dice la televisione non saremo mai degli artisti riconosciuti. Ma ci pensi che è ancora così al 2018? Come la vedi?

Il grande pubblico spesso conosce gli artisti attraverso uno schermo televisivo prima ancora di ascoltarli su un palco (e probabilmente su un palco non li ascolterà mai).
Il grande network fa scelte editoriali guidate dalle grandi etichette e di conseguenza quando non ti collochi in nessuno di questi meccanismi puoi solo farti conoscere attraverso i live e sperare che decine, centinaia, migliaia di persone condividano la tua musica attraverso i canali che sono ormai alla portata di tutti (Spotify, YouTube, Facebook, Instagram).

Che bel titolo ha questo disco? Ce ne parli?

Ho indossato i panni dell’ape regina per guardare da fuori e dall’alto il mio percorso e le strade che lo hanno incrociato.
“Il canto dell’ape” è diventato così quella voce della coscienza che ha provato a spiegarmi il perché di un fallimento, ha tradotto il rapporto tra un padre e una figlia, ha provato a sentire l’odore della terra bagnata in un momento di arsura e ha capito che bellezza, viaggi, leggerezza, determinazione e coraggio possono rendere emozionante l’unico volo che ci è stato concesso di volare.

Quante piccole cose ci sono dentro? La più preziosa di tutte?

Piccole cose intese come cose quotidiane, semplici, che toccano la vita di tutti. E’ un disco di sconfitte e cadute, di vittorie e rinascite. La cosa più preziosa di questo album probabilmente si chiama leggerezza.

Ti voglio fare una domanda assai provocante per chiudere. La voglio fare ad una cantautrice come te che ha da poco fatto un disco suonandolo, arrangiandolo, disegnandolo assieme ad un team… insomma un antico mestiere artigiano. Quanta fatica vero? E ora diamo uno sguardo a fenomeni come LIBERATO, finzione pura anche nella faccia, tutta musica digitale che in fondo “non esiste”. Come rispondi? Cosa pensi e cosa non vorresti dirmi?

Ti dico che sono andata a studiarmi chi è LIBERATO. Ammetto la mia ignoranza, non conoscevo assolutamente chi fosse ed è già geniale che, chiunque ci sia dietro questo fenomeno, abbia portato me e te a scrivere in tutta questa intervista una sola parola, la stessa, con lo stampatello maiuscolo.

Siamo nell’epoca dell’immediatezza delle notizie, dove le cose di maggior successo si aprono alla velocità di un click.
La gente ha bisogno di cose facilmente consumabili e dal forte impatto visivo e comunicativo.

Un’artista che non svela la sua faccia e la notizia che dietro la sua identità potrebbe nascondersi un detenuto è molto più accattivante di un disco da ascoltare “solo” perché qualcuno lo ha recensito o consigliato attraverso un’intervista, che magari in pochi leggeranno perché ci sono poche immagini e tante parole.

Dietro un disco ci sono tante risorse umane e tanto tempo impiegati.
Giunta alla mia terza produzione da cantautrice, con “Il canto dell’ape” ho continuato a divertirmi ad ampliare il mio alveare.

Cercare i musicisti con cui mi è piaciuto confrontarmi, arrangiare e suonare le mie canzoni, cercare il fonico giusto per le riprese del suono, curare l’aspetto grafico e scegliere il fotografo più affine alla mia idea di bellezza sono solo alcuni degli aspetti nascosti dietro un anno di lavoro.

Sarebbe fantastico se di questo se ne accorgessero in moltissimi, ma mi sento già fortunata che qualcuno come te se ne sia accorto.
Per ora ho quello che mi basta per continuare a fare artigianato con entusiasmo 🙂

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