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“Cose lette e non lette” è il nuovo disco di Nico Sambo. L’intervista su MIE.

“Cose lette e non lette” è il nuovo disco di Nico Sambo. L’intervista su MIE.
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

“Cose lette e non lette” è il nuovo disco di Nico Sambo, uscito l’11 ottobre 2019 per Cappuccino Records.

 

Una successione di testi che raccontano situazioni sfocate, doppi sensi ed equivoci, grazie anche all’utilizzo di allegorie. Le parole usate non sono quello che sembrano – o non si limitano al significato più apparente – e spesso descrivono altre immagini assumendo un significato diverso da quello letterale, come in “Passa tutti i giorni di qui” dove il moto delle onde sulla battigia viene accostato a una donna che passa tutti i giorni di fronte a un bar nel quale due amici si ritrovano e da lì la osservano. E così, cercando di mettere a fuoco le parole, si arriva poi a vedere che a fuoco non sono e ciò che si è pensato di aver letto, nel senso di interpretato, non lo si è letto bene. O forse sì.

 

Il disco è poi intriso di citazioni – a richiamare le “cose lette” – di scrittori quali DeLillo (il personaggio di Sullivan in Americana che “abita nel cuore degli uomini”), Pynchon (la battigia che si rimbocca le coperte ne L’incanto del lotto 49) e gli eremiti di Antonio Moresco (La lucina) e Claudio Morandini (Neve, cane, piede).

Passa tutti i giorni di qui , il videoclip ufficiale

 

Ci sono suoni ed artisti che hanno influenzato questo tuo nuovo album?

 

Un sacco di cose credo. Il punk, la new wave, l’indie rock americano, il krautrock, cantautori italiani come Piero Ciampi e Lucio Dalla e anche una certa narrativa statunitense e italiana.

 

C’è una canzone che mi ha molto colpito ed è “Nuovi canali”. Quanto c’è della tua esperienza di vita nella realizzazione del testo di questa canzone?

 

È un pezzo molto personale. Dentro ci sono i rapporti di coppia e tutti quei linguaggi e modi di dire che diventano esclusivi della coppia stessa. Questi canali comunicativi cambiano nel tempo e credo che siano anche lo specchio del livello di comprensione che c’è tra le due parti. 

 

La comprensione può attraversare vari momenti e in questo brano mi sono interrogato sul suo rinnovamento e sulla voglia di rinnovare questi canali comunicativi, farli adattare a nuove realtà.

 

“Nuovi canali” è su MIE – Vol.10

 

La letteratura continua a influenzare la canzone italiana. Vuoi parlarci di “Lettera a un eremita”?

 

“Lettera a un eremita” racconta di un uomo solitario ed isolato, me lo sono immaginato condurre una vita tranquilla ma incompleta. Ha la sua routine rassicurante, ma l’arrivo di una lettera scompiglia la sua quotidianità. Questo pezzo è nato dopo aver letto in tempi ravvicinati due libri, “La Lucina” di Moresco e “Neve, cane, piede” di Morandini. 

 

Nel primo, la vita dell’uomo solitario, dell’eremita, viene perturbata dalla vista di una lucina in lontananza mentre nell’altro l’eremita viene agitato dal ritrovamento di un piede. In Lettera a un eremita è riportato un contenuto simile che scaturisce però da cause diverse, una lettera appunto

 

Ora che l’album è fuori sarà presentato in giro per l’Italia?

 

Sì, la prima data è il 9 novembre al Cage, poi suoneremo a Roma ed altri concerti sono in fase di definizione.

 

Mettendo a confronto “Ognisogno” e “Cose lette e non lette” hai notato differenze personali e artistiche?

 

Sono due album molto diversi sia per sonorità che per i testi; in ‘Cose lette e non lette’ ho scritto io tutte le canzoni, anche le parole. Musicalmente il primo è più dolce mentre il secondo più crudo e questo è sottolineato anche dai suoni; “Ognisogno” è nato al pianoforte, mentre “Cose lette e non lette” alla chitarra elettrica.

 

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