Da Città di Castello ecco i LIFT. L’intervista di Salvatore Imperio.

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Da Città di Castello ecco i LIFT. L’intervista di Salvatore Imperio.
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Lift è il nome della band tosco-umbra che, dopo la presentazione in anteprima del nuovo album, avvenuta in esclusiva per i partecipanti alla campagna Musicraiser nella splendida cornice del Teatro dei Ricomposti di Anghiari, ha pubblicato “Il primo album in italiano”.

Prodotto in collaborazione con Qhuaxapelo Music Lab e coordinato da Federico Valeri, il nuovo album rappresenta in modo più esplicito, rispetto ai due lavori precedenti lo stile musicale dei Lift.

La band è composta da Giulia Giovagnoli (voce e chitarra), Baz (chitarre e cori), Sara Ciabucchi (basso e glockenspiel) con l’aggiunta di Riccardo Bigotti (batterie) e Francesco Cecconi (batterie) durante i live.

 

Salve ragazzi, è un piacere potervi ospitare su MIE Musica Italiana Emergente.

Dalla biografia si può dedurre che non fate parte di quei progetti artistici che nascono e muoiono nel giro di qualche anno.

Come è nato questo nuovo lavoro discografico intitolato ” Il Primo Album in Italiano” ?

È stata la musica a farci incontrare, prima in fila per un concerto (dove, di fatto, è nato il gruppo) e poi assistendo ad un concerto di quella che sarebbe poi diventata la nostra cantante, quindi senza sapere che poi saremmo diventati un’unica entità, anche se con più identità.

Questo album, a differenza dei nostri precedenti EP, è nato e cresciuto in mezzo ai live. Quei live dove, inizialmente, vedevano i Lift esibirsi con cover e inediti in inglese. Poi, facendo un paio di timidi tentativi inserendo canzoni in italiano, abbiamo man mano realizzato quanto fosse importante esprimersi e quindi comunicare nella propria lingua senza “nascondersi”. È stato per noi importante suonato il nostro primo brano in Italiano davanti a Mogol e Ricky Portera (il fondatore degli Stadio), dove la scelta dell’italiano è stato un aspetto ancor più enfatizzato. Il buon riscontro ricevuto direttamente da questi big della musica italiana ha fornito la spinta necessaria a virare con decisione verso canzoni nella nostra lingua abbandonando la scrittura in inglese.

Questo vostro nuovo lavoro rappresenta una collaborazione estesa al di fuori della band. Parliamo proprio di questo; come è stato poter lavorare alla produzione del vostro nuovo album con altri musicisti?

Stare a contatto con altri artisti fa sempre un sacco bene. E questo l’avevamo già capito quando abbiamo avuto, in passato, la possibilità di registrare le nostre prime canzoni con Leo “Fresco” Beccafichi della J-band di Jovanotti, fra l’altro tifernate anche lui come due di noi.

Anche stavolta è stata un’esperienza di grande crescita perché, da una parte, ti esponi all’intervento di interlocutori che possono anche modificare l’intenzione della canzone e, dall’altra, il confronto con musicisti del calibro di Mally Harpaz (della Anna Calvi’s band) ti permette di scoprire nelle tue canzoni potenzialità inespresse che si possono liberare osservando il brano da un’altra prospettiva. E scopri così un’anima che appartiene alla canzone ma che, da soli, non avremmo saputo sviscerare.

Nelle nostre canzoni c’è anche molto del lavoro di Federico Valeri del Qhuaxapelo Music Lab. È stato un bravo sarto nel trovare un buon vestito per ognuno dei nostri pezzi.

A differenza dei precedenti lavori, cosa avete notato di diverso nella band e nel lavoro di produzione dei nuovi brani?

Diciamo che stavolta li abbiamo suonati fino a quando non hanno trovato la “propria casa”! È stato bello perché, quando questi brani iniziavano a camminare con le proprie gambe, ce ne accorgevamo tutti allo stesso momento e condividevamo la loro nascita riconoscendo, nei nostri sguardi, l’orgoglio di un padre e di una madre. Ti vengono i brividi quando senti che tutti gli strumenti stanno volando all’unisono. Momenti davvero magici.

Parliamo del vostro nuovo lavoro discografico “Il primo album in italiano”. La musica è principalmente comunicazione di un messaggio. Cosa volete comunicare attraverso le canzoni de “Il primo album in italiano” ?

Questo disco parla tanto perché ha tante anime anche se un unico filo conduttore comune: la necessità di esserci, di esporsi, di essere vulnerabili e quindi vivi.

Parla della fragilità dei rapporti, dell’incertezza dei nostri tempi, del coraggio che ci vuole per non abbandonare mai il proprio percorso, dell’essere fedeli a se stessi e di quanto questo sia difficile. Parla di sogni, ma anche di incubi anche se non ci dovremmo far spaventare troppo da questi… poi durano solo 5 minuti!


Fra questi, il primo singolo estratto, “Il Profumo d’Estate”, pubblicato il 21 Giugno 2017, ha ottenuto il primo premio al Porto Recanati Summer Festival.

Di cosa parla questa canzone?

Sì, è stata una bella soddisfazione davanti a 1.500 persone. Ed eravamo l’unica band non marchigiana in gara. Pare l’estate ci abbia portato fortuna insieme a Matilde Brandi che presentava la serata e ha fatto il tifo per noi subito dopo aver sentito la nostra canzone che parla di come i sensi e i ricordi possono risvegliare una passione che si riaccende e brucia, che ci disorienta e, forse, inganna. Ma vi chiediamo: si può resistere alle fiamme?

Visto che abbiamo iniziato a parlare di premi. Quanto sono importanti per le band e gli artisti emergenti queste rassegne e manifestazioni dedicati alle nuove “leve della musica ” ?

A dispetto di quanto si possa pensare, al giorno d’oggi i contest sono momenti determinanti per le band emergenti perché diventano il luogo “naturale” dove ci si esprime con i propri inediti, visto che non sono troppi i palchi dove le band che non suonano cover sono le benvenute.

È il posto ideale dove incontrarsi con altre band che hanno lo stesso scopo. Si ricevono opinioni, consigli ed indicazioni da parte di chi vive di musica.

La band è principalmente di Città di Castello (Perugia). C’è un fermento artistico emergente degno di nota. Il “fare rete” tra artisti di cui tanto si discute negli ultimi anni, si è riuscito a realizzare sul vostro territorio?

Ci siamo accorti da un po’ di tempo che la nostra valle, l’Alta Valle del Tevere, è estremamente “musicale”. C’è fermento e lo stare al confine fra tre regioni ti da la possibilità di sbirciare fuori e fare subito il confronto diretto.

Fra alcune band c’è sicuramente un rapporto di collaborazione ma noi crediamo che si debba coltivare qualcosa di più solido, una “rete” fra band appunto per essere più organizzati. Gioverebbe sicuramente alla musica inedita.  Qualche idea già l’abbiamo ma bisogna ancora lavorarci un po’ sopra.

Il vostro album è frutto di un lavoro di squadra. Pensate che fare squadra tra chi vuole fare musica sia un modo concreto di concretizzare quel fermento artistico fin troppo snobbato in Italia?

Questo album è stata una gravidanza comune perché, in effetti, la band è una famiglia. Se ci concedi il paragone, aggiungiamo che per fare una comunità ci vogliono tante famiglie. Ne consegue che la comunità musicale deve fondarsi sulla collaborazione fra le famiglie (le band) per poter cambiare le cose in Italia. Se ognuno fa repubblica per conto proprio, non si va lontani.

Torniamo ai Lift. Il vostro duro lavoro vi ha portato ad avere vari riconoscimenti. Quali sono stati e quanto sono stati importanti per voi?

Il primo vero riconoscimento ufficiale lo abbiamo ottenuto nell’ottobre 2016 al Sonority Festival di Ferrara dove abbiamo ottenuto il 4° posto assoluto fra oltre 20 finalisti e dove abbiamo ricevuto il premio per il miglior testo con Il Sottile Equilibrio dell’Amore. Poi, nel 2017, la doppia vittoria del premio tecnico e del premio della giuria popolare al locale Ulian’s Music Contest sono stati una bella dose di energia per portare Il Profumo d’Estate al Porto Recanati Summer Festival e tornare vittoriosi.

Non vogliamo dimenticare la nostra prima esperienza seria, quando abbiamo avuto il piacere di essere stati selezionati come finalisti per l’Urban Ecofestival di Prato nel 2015 e abbiamo aperto, con altri artisti, l’esibizione di Francesco Guasti e quando, nel 2016, siamo stati inseriti nella line up del Mengo Music Festival di Arezzo: lì abbiamo potuto condividere la giornata e il backstage con Cosmo (che quell’estate andò alla grande!), La Distanza della Luna e gli americani Son Lux. È stato bello respirare quell’aria, un’esperienza davvero positiva.

Parliamo del prossimo futuro. Dopo la pubblicazione de “Il primo album in italiano” quali sono i progetti dei Lift? Avete già qualcosa in ballo che volete svelare ai lettori di MIE?

Ovviamente siamo alla ricerca di tante belle occasioni dove poter suonare dal vivo la nostra musica. L’obiettivo è portare in giro per l’Italia (ma va bene anche andare oltre confine 😉 ) il nostro disco e avere la possibilità di incontrare nuove realtà. Presto inizieremo anche a lavorare a pezzi nuovi e pezzi che sono rimasti fuori da questo album, per ragioni di tempo, con la voglia di portarli live appena cominciano a prendere vita. Sicuramente pubblicheremo un secondo singolo con tanto di video. Nel frattempo, continuiamo a promuovere il più possibile il nostro album nei social.

Perfetto ragazzi. Vi auguro un immenso in bocca al lupo perché ho notato in voi un grande lavoro di squadra che sta portando a delle cose molto belle ed interessanti. Dove possiamo rimanere sempre aggiornati per seguire i Lift?

Crepi il lupo e grazie davvero tanto per lo spazio che ci hai regalato.

Tutti coloro che sono interessati a seguirci, possono farlo attraverso la nostra pagina Facebook (www.facebook.com/liftbook) oppure fare un giro nel nostro sito ufficiale www.takealift.com dove potete trovare tutti i link dei nostri social e i link per acquistare la nostra musica in formato liquido.

Salvatore Imperio

di Salvatore Imperio

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