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ABBASSA QUELLO STEREO! L’intervista ad ALBERTO CALANDRIELLO (Prima parte)

ABBASSA QUELLO STEREO! L’intervista ad ALBERTO CALANDRIELLO (Prima parte)
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Se non fosse stato per Sergio Pennavaria, Davide Geddo e Ginez e il bulbo della ventola che mi hanno voluto fortemente ad Albenga per il  Festival “Su la testa” non avrei mai potuto realmente apprezzare la passione che Alberto Calandriello mette in quello che fa.

Alberto Calandriello è un’assistente sociale, ha pubblicato nel 2014 “Scusa, Ameri” e nel 2016 “I diari della varicella”, entrambi con Matisklo Edizioni; nel 2015 è arrivato secondo nel Concorso Poetico “La Bormida al tanaro sposa”, con la poesia “Stornello delle figlie che fanno domande”; una sua poesia è stata inserita nell’antologia “R.I.P. – Read in Peace” di Matisklo Edizioni (2013) ed una invece nell’antologia “Aleppo c’è” di Kipple Officina Libraria (2017), dedicata alla guerra in Siria, i cui proventi hanno finanziato “Medici senza frontiere”.

Fa parte dell’Associazione Culturale Zoo di Albenga (SV), che da 13 anni organizza il Festival Su la Testa.

Collabora con Radio Savona Sound, dove partecipa al programma Mr. Rock e con BRG Radio, dove ha ideato e conduce il programma Championship Vinyl.

Alberto è stato uno dei presentatori del Festival “Su la testa” e nei pomeriggi di quella meravigliosa iniziativa che, ancora una volta voglio sottolineare, hanno ridato vita ad un vero salotto culturale, ha presentato il suo nuovo libro “Abbassa quello stereo!”, uscito per Gli Elefanti Edizioni nell’Aprile 2018.

Mi è bastato scambiare poche parole e ascoltarlo durante la presentazione per dire tranquillamente che da lui bisognerebbe prendere esempio per tutta la passione che mette, in questo caso, per la musica.

Sarà difficile parlare del suo nuovo libro con qualche domanda, ma voglio provarci lo stesso.

“Abbassa quello stereo!” è disponibile su Amazon

L’intervista ad Alberto Calandriello

 

Ciao Alberto, come stai? È davvero bello poter scambiare quattro chiacchiere con te.

Ciao, sto bene grazie è un periodo interessante: tante idee, tanti progetti, mi piace questa fase della mia vita dove ho la fortuna di poter dedicare del tempo alle mie passioni senza avere l’ansia di dovermi mantenere con esse, sono un privilegiato e cerco di averlo sempre chiaro, anche nei momenti meno felici.

Dal 2014 ad oggi, hai pubblicato tanti libri. L’ultimo si intitola “Abbassa quello stereo!”?

Il titolo potrebbe già dire tanto. Cosa troveranno tutti quelli che lo leggeranno?

“Abbassa quello Stereo!” È il mio terzo libro e per la prima volta parlo della mia passione per la musica; dentro, chi lo vorrà leggere ci troverà i diversi modi e i diversi mondi nei quali io vivo la musica e nei quali vivo grazie alla musica.

Il titolo nasce dalla frase che molti di noi si sono sentiti dire (o meglio urlare) dai propri genitori quando ascoltavano la musica a volumi eccessivi ma che io continuo a sentirmi dire dalle mie figlie, perché anche se sarebbe più logico il contrario, pure da genitore sono io quello in casa che alza troppo il volume.

Un’altra chiave di lettura del titolo sta nel fatto che nella mia testa molto spesso suoni qualche canzone e questo mi porti ad estraniarmi dalla realtà contingente, al punto da dover realmente “abbassare lo stereo” per concentrarmi sul presente.

Oltre ad una bellissima copertina c’è l’introduzione di Roberta Maiorano in cui si riesce a conoscere tanto di te e la tanta passione che metti, in questo caso, nella musica.

Quanto è importante la musica nella tua vita?

La copertina, così come l’impaginazione e l’editing sono stati curati dai ragazzi de Gli Elefanti Edizioni, persone fantastiche che mi hanno seguito con attenzione e molto rispetto, dandomi suggerimenti interessanti e indicazioni su certi aspetti che avrei altrimenti trascurato.

Mi sono fidato di loro, ad esempio, nel pubblicare il libro col mio nome e cognome invece del mio soprannome “il Cala” (che usano anche le mie figlie), anche se inizialmente non ero d’accordo, poi ho capito che era una mossa giusta e dava più ufficialità e dignità di stampa ai miei scritti.

Roberta Maiorano è una Amica, persona squisita, che ho conosciuto grazie ad un suo lungo articolo su De Andrè nella rivista Jam; le ho chiesto una introduzione e lei in meno di un paio d’ore mi ha inquadrato perfettamente, dando un’anteprima precisa del libro e dello spirito che lo anima.

Nel libro di sono tanti riferimenti a Bruce Springsteen, a Fabrizio De Andrè.

Quanto hanno influito le loro canzoni su di te e sulla tua vita?

Bruce Springsteen è a tutti gli effetti “il mio cantante preferito”, anche se detesto questa definizione, perchè la Musica non è una classifica, ma rende indubbiamente l’idea, considerato quanto materiale di sua produzione io ho in casa, discografia completa, vinili, libri, dvd.

Rappresenta anche in maniera precisa cosa intendo io per passione per la musica, perché da lui, come dagli artisti che amo davvero, non mi aspetto che faccia un disco che mi piaccia, ma un disco che mi dica e mi dia qualcosa; l’Arte funziona così a mio avviso, la differenza tra un pittore ed un altro, la fa quanto uno dei due riesca a parlarti, ad arricchirti, a darti qualcosa.

L’Arte ti deve toccare a livelli più profondi del mero apprezzamento estetico, deve andare oltre al “mi piace, non mi piace”, deve darti l’impressione che si stia rivolgendo a te e a nessun altro; le canzoni di Bruce, ma non solo, mi fanno questo effetto, mi sussurrano all’orecchio, mi gridano in faccia se è il caso, mi abbracciano se sono triste.

De Andrè lo collego a Genova, il posto dove ho iniziato a capire cosa “volevo fare da grande”, dove ho iniziato a diventare uomo, dove ho iniziato un cammino professionale che mi porta da 20 anni a contatto con i deboli, gli ultimi, gli emarginati, così simili ai protagonisti delle sue canzoni. De Andrè è a mio avviso l’autore del “disco perfetto”, ossia Anime Salve, dove nulla, davvero nulla è fuori posto e tutto concorre alla poesia.

 

 

La seconda parte dell’intervista sarà on line il 20 Febbraio.

 

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