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Musica Italiana Emergente

ABBASSA QUELLO STEREO! L’intervista ad ALBERTO CALANDRIELLO (Seconda parte)

ABBASSA QUELLO STEREO! L’intervista ad ALBERTO CALANDRIELLO (Seconda parte)
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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Ecco la seconda parte dell’intervista ad Alberto Calandriello. Una vera e propria full immersion nella vita dell’autore di “Abbassa quello stereo!”. (La prima parte qui)

 

Oggi siamo nell’era del digitale e del web.

Ed è proprio sul web che voglio farti una domanda. Per te la “rete” ha aiutato a far conoscere il fermento artistico che c’è o è uno strumento che disorienta chi cerca buona musica?

 

La rete non ha un valore specifico, bensì un valore relativo all’uso ed all’importanza che se ne fa; ad esempio Spotify, di per sé è uno strumento eccezionale, davvero; lascia perdere anche se è un fattore importantissimo, l’aspetto qualitativo del suono, gli mp3, l’analogico, i vinili, ma pensa a quante finestre ti si possono aprire con un abbonamento a Spotify.

 

Quando ho iniziato a comprare musica, verso i 16\18 anni, se andava bene, avevo a disposizione 20mila lire al mese, cioè un album, uno solo; dovevi sceglierlo bene, cercare dove possibile le informazioni necessarie, leggerne su qualche rivista, ma non potevi permetterti di sbagliare, perché non avresti avuto una seconda chance, fino al mese successivo; questo rendeva quel disco importante e tu te lo godevi, pezzo dopo pezzo, strofa dopo strofa, nota dopo nota; ancora ora, se ascolto dischi comprati in quel periodo, mi accorgo di saperli tutti a memoria, anche di artisti che magari non ascolto più da anni, perché in quel momento, quel disco, per quello che ti era costato, in termini economici, ma anche di tempo e di attenzione, era il centro del tuo mondo musicale.

 

Con la stessa cifra, oggi per un mese accedi a Spotify ed hai tutta, ma davvero tutta la musica del mondo, fidati, ho controllato e sono stato abbonato per un anno, c’è tutto su Spotify.

 

Questo sarebbe un gran bene, però invece è diventato un male, perché molti, soprattutto i ragazzi cosiddetti “nativi digitali” che non sono passati attraverso la fase delle 20mila lire al mese, ormai danno per scontato che se tutta la musica del mondo costa solo 10 euro al mese, allora la musica è gratis; quindi se è gratis non ha valore economico, ma nemmeno di tempo ed attenzione, come dicevo prima, perché tanto, che ti frega? Se clicchi su un disco e dopo 2 pezzi non ti piace, amen, passi ad altro no? Gli effetti di questa mentalità sono devastanti.

 

In un tuo post per ricordare i 50 anni dal concerto dei Beatles sul tetto degli Apple Studio’s hai scritto “50 anni oggi che sono scesi dal tetto.50 anni oggi che il tetto è vuoto.”

Quindi sei uno di quelli che pensa che 50 anni fa si faceva musica sul serio o cosa?

 

Restiamo al discorso di prima sulla gratuità della musica; Born to Run di Springsteen, ok? È il suo terzo disco, i primi due non hanno venduto quasi nulla, la Columbia è stufa e gli da un’ultima possibilità.

 

Bruce con sto disco si gioca la vita, perchè lui, nella vita, nel 1975, sapeva fare solo il musicista. Se tu ascolti il disco, se leggi i testi, la senti questa urgenza, questa angoscia da “last chance”, questa gigantesca ambizione che lo divora, che gli fa iniziare l’album con un pezzo che si chiude dicendo “è una città di perdenti ed io me ne sto andando per vincere!” C’è una vita, dentro a quei 35 minuti.

 

Ovvio che lo han fatto sul serio, quel disco. Oggi, quale musicista metterebbe la sua vita dentro un album, sapendo che per bene che gli possa andare, lo ascolterebbero distrattamente, senza leggere i testi, infilandolo in qualche playlist o suonandolo in riproduzione casuale? Ecco gli effetti devastanti di cui accennavo prima, se chi dovrebbe comprare pensa che la musica non abbia valore, chi dovrebbe comporla farà lo stesso ed alla fine saremo circondati da tanta musica di merda, però gratis. Ne vale la pena?

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Ti chiedo qualche nome, tra artisti italiani e stranieri, che consiglieresti ai nostri lettori.

 

Ti ringrazio per la domanda, perchè mi da la possibilità di affermare, con forza, che nonostante quello che ho appena finito di dire sui dischi senza valore, là fuori è pieno di buona musica, pieno davvero, a tutti i livelli, di tutti i generi.

 

Per quanto poco uno ci possa ricavare, ci sarà sempre qualche ragazzino che proverà a raccontare e raccontarsi in musica, è inevitabile, credo faccia parte dell’animo umano; magari non lo farà con una chitarra, ma con un computer, però lo farà, sempre.

 

Detto questo, la risposta sarebbe davvero lunga, io aspetto con ansia i lavori di Jim Jones and the Righteous Mind, di PNKsand (gruppo savonese di un soul elettronico, dove militano un paio di amici che stimo molto), di Gary Clark Jr e de Le canzoni da marciapiede (duo\trio spezzino che omaggiano il teatro canzone degli anni 40).

 

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Il tuo impegno per la bellissima iniziativa di “Su la testa”. Come detto a Davide Geddo, vi siete resi conto che avete fatto tornare, finalmente, un vero e proprio salotto culturale?

 

Geddo e più in generale lo Zoo di Albenga sono i colpevoli del fatto che io a 40 anni suonati abbia iniziato a vivere esperienze come quella di essere intervistato per un sito musicale, tanto per capirci; o presentare artisti come Garland Jeffreys ad una piazza stracolma in una sera estiva; o scrivere 3 libri.

 

Ovvio che qualunque cosa dica di Su La Testa sia poco obbiettiva, perché Su la Testa ha aggiunto alla mia vita colori ed ingredienti che mai avrei sognato di assaggiare.

 

Si, con la poca obbiettività che ho premesso, dico che sono sicuro che SLT sia uno dei migliori festival in Italia, probabilmente il migliore se si tiene conto del fatto che il 100% degli organizzatori fa altro nella vita e per 4 giorni all’anno diventa presentatore, regista, barista, accompagnatore ed autista.

 

Uno dei migliori, come ci è stato spesso riconosciuto, per la passione che ognuno di noi mette nel farlo e nel viverlo, per la gioia che proviamo nell’esserci, in quei giorni, dormendo 4 ore per notte ma sempre con la totale disponibilità verso gli ospiti ed il pubblico.

 

Non so se questo lo connoti come un salotto culturale, ma di certo abbiamo creato una proposta completa, che offre al pubblico musica di qualità, incontri di approfondimento e occasioni di scambio, il tutto senza tralasciare il divertimento ed il piacere di stare assieme; non so in quanti posti si possano trovare tutte queste cose, contemporaneamente, tra un teatro ed un palazzo antico, nel centro storico più bello della Liguria, dopo il genovese.

 

Sono davvero orgoglioso di far parte di questa realtà.

 

In una chiacchierata telefonica con Giuseppe Anastasi, venne fuori proprio la mancanza di salotti culturali nelle città italiane. Vorrei sapere cosa ne pensi. C’è bisogno di avere iniziative come “Su la testa” un po’ in tutta Italia?

 

C’è bisogno di attenzione per l’Arte, ovunque, dappertutto.

 

Che questa diventi un festival o serate sporadiche o rassegne, non importa, ma bisogna stimolare l’attenzione, bisogna farne venir voglia al pubblico; perché è il pubblico il problema, non l’Arte.

 

Come ho detto, in giro c’è un sacco di buona musica, guarda solo in Liguria, i nostri comuni amici Ginez ed il Bulbo della Ventola, Sergio Pennavaria, che ha fatto un disco clamoroso, uno di quelli che devi ascoltare leggendo i testi, col libretto davanti, per capirlo meglio, per apprezzarlo a fondo; o le genovesi Cristina Nico, Valentina Amandolese, Sabrina Napoleone, l’hai vista Sabrina a SLT no?

 

Ha fatto un pezzo, Resilienza, che mi ha strappato il cuore dal petto e lo ha lasciato lì a sanguinare per tutta la sua durata, ne ha fatto una versione così sentita che alla fine era sfatta anche lei, gente come lei, come loro, ha diritto all’attenzione del pubblico; allora vedrai che nasceranno 1,10,50 Su La Testa, più grandi o meno, come Porto Musica e Parole che Pennavaria organizza a Savona in un locale piccolo ed accogliente, dove non puoi non stare attento a chi sta suonando.

 

Portiamo di nuovo l’Arte al centro dell’attenzione, dopo 30 anni di berlusconismo spietato, mettiamo il bello in evidenza, non quello “che piace”, ma quello che arricchisce, che ci faccia crescere culturalmente ed umanamente.

 

Parliamo del tuo impegno radiofonico. Da dove nasce la necessità di fare radio?

 

Nasce dal fatto che sono logorroico e che se non parlo poi scrivo troppo come sto facendo rispondendo alle tue domande!

 

A parte gli scherzi, nasce dalla volontà proprio di segnalare, di condividere, di proporre. Sono 30 anni quasi che ascolto musica, che ci vivo dentro, che ci muoio dentro, ci sono canzoni che sono come fotografie precise di determinati momenti della mia vita.

 

Non mi ritengo un ESPERTO né mi interessa essere considerato tale, ma sento il bisogno di condividere questa mia passione, di spiegare perchè io viva così intensamente il mio rapporto con la musica.

 

Aver scritto “Abbassa quello Stereo!” mi ha fatto capire quanto sia importante la condivisione, ma non nel senso in cui la intende Facebook, bensì nel suo reale significato, uno scambio profondo ed arricchente, così in contrasto con questi tempi di chiusure e totalitarismi sterili.

 

Collaboro con due radio, BRG Radio webradio di Finale Ligure dove conduco Championship Vinyl e Radio Savona Sound di Savona, emittente storica attiva da 40 anni dove mensilmente partecipo al programma Mr Rock; adoro preparare le puntate, scegliere le canzoni, immaginare le cose da dire; penso che la radio debba tornare ad essere protagonista, guida, verso chi voglia qualche indicazione per un percorso musicale; non possiamo demandare tutto alle playlist o ai software, io ho mandato spesso in onda pezzi composti tra le due guerre mondiali, mentre nei palinsesti delle radio commerciali se ci fai caso, ci sono sempre le stesse 5\6 canzoni; torniamo allo spirito delle radio libere, col web ormai si possono creare connessioni e gruppi d’ascolto in pochi istanti, creiamoli, uniamoci, diffondiamo, è un atto di amore e di resistenza culturale.

 

Ultima domanda. Cosa ti aspetti in questo 2019 per la musica?

 

Dei dischi che attendo ho già scritto. Mi aspetto meno mega eventi negli stadi a 100 euro a biglietto e più gente nei piccoli club, nei locali, nei circoli; mi aspetto un pubblico più educato, che non entri in un locale per parlare ad alta voce se qualcuno suona, ma che provi ad ascoltare quello che ha da dire, che male non credo gli faccia.

 

Mi aspetto che la musica continui a farmi porre nuove domande, spero di essere in grado di gestire i gusti musicali delle mie figlie senza imporre i miei, di lasciare a loro lo spazio per crearsi un loro spazio di ascolto, fisico e mentale.

 

Ma soprattutto, mi aspetto che riesca ancora a stupirmi ed a farmi sentire come se la stessi ascoltando per la prima volta.

 

Ti ringrazio di cuore per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Ci vedremo molto presto.

 

Non vedo l’ora di bermene un paio con te, grazie mille per l’attenzione!

 

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